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Prova Husqvarna SMS4 125

Abbiamo provato la Husqvarna SMS4 125 sulle statali del Trebbia dalla Lombardia alla Liguria.

HUSQVARNA SMS4 125

HUSQVARNA SMS4 125 Abbiamo provato la Husqvarna SMS4 125 su una strada che segue il corso del fiume Trebbia, e che dalla Pianura Padana porta fino in Liguria. Un centinaio di km di curve, dove saggiarne tutte le potenzialità, per poi farla riposare, parcheggiata sul lungomare. È un’occasione per capire se, con l’attuale limite di 15 CV si può affrontare un viaggetto e per scoprire se la nuova Husky 4T sia valida quanto la sorella - quasi gemella - 2T, che è stata la seconda 125 più venduta nel 2009 dopo la Yamaha R125. La nuova SMS4 non sostituisce la 2T nella gamma Husqvarna, ma la affianca. Questo perché quasi tutti, ormai, si stanno “buttando” in questo segmento, che incontra il favore del mercato. Le concorrenti sono Beta con una supermotard 4T di 125 cc, HM, Fantic, Rieju e Yamaha. Tutte queste, Husqvarna compresa, sono equipaggiate con il motore Minarelli monoalbero 4 valvole raffreddato a liquido, alimentato a carburatore (l’unica con l’inieizione è la WR125X). L’affiancamento nella gamma con la 2T (le 2T, vale anche per la TE) offre ai clienti una scelta più ampia. Perché se è vero che come prezzo e prestazioni 2 e 4 tempi sono molto vicine (circa 500 euro in più la 2T, 15 CV per entrambe), è pur vero che, potenzialmente, la “zanzarina” è una moto molto più performante… e divertente: con pochi euro si può riportare il motore a piena potenza (25 CV alla ruota, da Motociclismo 06/2008), anche se questo fa decadere l’omologazione e quindi la possibilità di circolare su strada.

COME VA IL MOTORE MINARELLI

COME VA IL MOTORE MINARELLI Zainetto (cartina, felpa, bottiglia d’acqua, macchina fotografica, documenti), pieno alla moto (10 euro), e via. Da Milano sono 60 km di statali per arrivare alla prima curva, nelle colline dell’Oltrepò. Sorge il dubbio che con 15 CV siano una noia da affrontare. Invece, è andata meglio del previsto. Quello della Husqy è un motore dignitoso: brillante. Non fosse per il profondo – troppo, dopo qualche ora in sella – rumore di aspirazione, si potrebbe scambiare per un 2T. Povero di spinta ai bassi regimi, bello pieno ai medi e agli alti. Ha un grosso vuoto d’erogazione tra 3.500 e 5.000 giri, ma lo si avverte solo con una marcia di troppo in uscita di curva, perché viene naturale usarlo sempre al di sopra di quel transitorio. 110 - 120 km/h si raggiungono facilmente, e… in carena anche 130 (in realtà poi sono circa 108 km/h reali, ma l’importante è poter dire “centotrenta” agli amici!).

COMFORT

COMFORT Le vibrazioni, col motore quasi sempre “a manetta” sono sopportabili; cambio e frizione sono morbidissimi; la sella è sufficientemente comoda e la posizione di guida classicamente motard - fianchi strettissimi, manubrio alto e largo, schiena dritta - non è per nulla affaticante. Tutto bene, insomma.

COME VA FRA LE CURVE

COME VA FRA LE CURVE Le colline sono arrivate più in fretta del previsto. A Varzi, finalmente, iniziano le curve. In salita, prima, in discesa, poi, lungo il corso del fiume Trebbia, ancora più avanti. Con i suoi 15 CV l’Husqy non è lenta: neanche veloce, a dir la verità… Diciamo giusta, dai. Va come deve andare una moto che insegna a guidare davvero: abbastanza per godersi la ciclistica senza rischio di esagerare. È leggera, leggerissima nelle curve in rapida successione, precisa e composta negli ingressi più rapidi e sicura nelle lunghe percorrenze. Le sospensioni sono morbide; se la moto avesse un motore e un impianto frenante più bruschi e potenti, lo sarebbero fin troppo e i trasferimenti di carico risulterebbero eccessivi. In realtà sull’Husqvarnina una taratura così fa comodo: perché si abbassa un po’ quando ci si siede in sella (che è bella alta, 900 mm da terra) e perché si viaggia sicuri sulle sconnessioni – che sono copiate rapidamente – e la schiena non fa male neanche dopo diverse centinaia di km. Probabilmente aumentando un po’ il precarico del monoammortizzatore la SMS si “siederebbe” un po’ meno, riuscendo a chiudere meglio la traiettoria in uscita di curva; ma, tanto, con la potenza di cui dispone, la guida più redditizia è comunque quella tondeggiante. Meglio infilare una curva dopo l’altra dolcemente, facendo correre il più possibile la moto, con il piede – o il ginocchietto – fuori. Frenare forte e “spigolare” non serve a nulla.

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