Prova comparativa 250: si sfidano la Hyosung Comet GT 250R e la Kawasaki Ninja 250R, due moto per diciottenni

Abbiamo confrontato la Hyosung Comet GT 250R e la Kawasaki Ninja 250R sui tratti di tangenziale e autostrada tra Milano e Bologna, oltre che sulle curve delle colline in prossimità del Mugello. Kawasaki predilige il comfort di guida e l’agilità fra le curve, mentre Hyosung offre più spinta rispetto a quella linearissima della due e mezzo di Akashi, ma decisamente fiacca sotto i 7.000 giri, caratteristica che impone continui cambi marcia per tenere il motore in tiro, quasi fosse una 2T. Entrambe

LE PROTAGONISTE





LE PROTAGONISTE
Mettiamo a confronto la Hyosung Comet GT 250R e la Kawasaki Ninja 250R. Abbandoniamo la tangenziale di Milano e imbocchiamo la A1, direzione Bologna. Percorriamo un tratto di strada a 130 km/h di media, in cui affrontiamo i sorpassi dei camion e i vortici che producono. Le due moto di ciclistica sono stabili quanto basta per darci sicurezza anche nei sorpassi più ravvicinati, ma dal motore di questi 4T ci saremmo aspettati un po’ più di spinta in basso, e invece siamo costretti a scalare continuamente per fare sorpassi in scioltezza, un po’ come si fa con le 125, anche se a velocità molto inferiori: la Ninja 250R è davvero “vuota” ai bassi regimi mentre la Comet GT250R si sente che ha più coppia, ma è “rapportata lunghissima”.

COMFORT




COMFORT
Su Kawasaki si sta più stretti, le ginocchia di chi supera il metro e ottanta faticano a entrare negli incavi del serbatoio, e la distanza tra la pedana e la leva del cambio è minima, tanto che si fatica a cambiare rapporto se si indossano grossi stivali. In compenso la Ninja 250R è molto confortevole grazie a una posizione di guida resa relativamente turistica dal manubrio rialzato. Purtroppo il motore di Akashi vibra di più, specie agli alti regimi, ma si tratta di vibrazioni ad alta frequenza che infastidiscono solo nei viaggi più lunghi. Il motore Hyosung, invece, produce vibrazioni un po’ meno avvertibili sulle manopole e quasi impercettibili a pedane e sella. Oltretutto è più spaziosa e più protettiva della rivale giapponese, anche se i semimanubri bassi, alla lunga, affaticano le braccia prima che sulla Ninja. Il grosso serbatoio accoglie bene il pilota e consente di inserirsi nella moto alla perfezione mentre il passeggero, benché obbligato a tenere le ginocchia un po’ rannicchiate, ha comunque un solido maniglione (assente sulla Ninja) a cui aggrapparsi.

NEL MISTO




NEL MISTO
Fra le curve Kawasaki è una biscia, complice il suo peso piuma, e le sospensioni sono sufficientemente rigide per assecondare una guida sportiva. Hyosung è un po’ più stabile sui curvoni veloci e un po’ più rassicurante di avantreno su quelli a medio raggio, ma perde nettamente il confronto in fatto di agilità (pesa quasi 19 kg più della Ninja) e nelle svolte più strette tipo i tornanti. Quando poi si rallenta molto, magari in mezzo al traffico intenso Kawasaki evidenzia una manovrabilità nettamente superiore grazie anche al minore raggio di sterzata, e nella percorrenza di asfalto dissestato si nota che la giapponese ha sospensioni più scorrevoli, ma non per questo cedevoli. Saggiamo le doti dei due bicilindrici nei tratti più tortuosi. Hyosung si prende una bella rivincita quando la strada comincia a salire e, fuori dai tornanti, fa valere la maggiore pastosità e forza del suo propulsore ai regimi medio-bassi. Riprende con più vigore già da 4.000 giri, ma non è così “pulito” come il giapponese; ci è capitato, più di una volta, che alla riapertura del gas ai regimi più bassi corrispondesse un attimo di incertezza prima della risposta, come se l’alimentazione accusasse un “vuoto”. Kawasaki è infatti linearissima nella spinta, ma decisamente fiacca sotto i 7.000 giri, imponendo continui cambi marcia per tenere il motore in tiro, quasi fosse una 2T. Fortuna che il cambio è buono, con innesti morbidi e precisi, anche se la corsa è un po’ lunghina, ma tutto sommato i rapporti si inseriscono con più precisione rispetto alla Comet.

FRENI




FRENI
Il doppio disco anteriore della coreana è leggermente inferiore per potenza a quello (singolo) della giapponese, ma si equivalgono in fatto di modulabilità. Il disco posteriore della Kawasaki ha una corsa un po’ più lunga, e forse per questo è più facilmente modulabile, ma se si pestano con forza i comandi a pedale, entrambe le moto arrivano a un bloccaggio della ruota posteriore non sempre facile da gestire.

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