Prototipo Victory “156” definitivo: foto, sound e pillole tecniche

La streetfighter con cui la Casa americana tenterà di sbancare il Pikes Peak 2015 è svelata: ecco maggiori dettagli sul nuovo motore raffreddato a liquido, il video in cui la vediamo (e sentiamo) in azione, le nuove immagini e le dichiarazioni di chi l’ha fatta e di chi l’ha sviluppata

Prototipo victory “156” definitivo: foto, sound e pillole tecniche

Un paio di settimane fa vi abbiamo parlato della sfida racing in cui si è gettata Victory. Si tratta di una inedita streetfighter con cui la Casa americana tenterà di scrivere il proprio nome (e quello del pilota, Don Canet) nelle classifiche della Pikes Peak 2015, in programma il 28 giugno (qui il video on board del vincitore del 2014, Jeremy Toye, su Kawasaki ZX-10R).

 

Ecco la victory da corsa

La moto è una cattivissima naked realizzata artigianalmente in collaborazione con Roland Sands Design e mossa da un motore raffreddato a liquido (probabilmente una elaborazione radicale del bicilindrico della Indian Scout - ricordiamo che sia Victory che Indian sono marchi appartenenti al gruppo Polaris). Oltre alle (poche) informazioni tecniche che vi abbiamo già dato (le trovate qui), la Casa ha rilasciato due video in cui racconta la genesi del “Project 156” (dal numero delle curve che compongono la mitica salita), ma oggi possiamo finalmente mostrarvi le foto della moto in versione definitiva e il terzo video, dove si vede e si sente la moto in azione. Guardate le foto nella gallery e il video, poi torniamo a parlare di tecnica e leggiamo le dichiarazioni di chi la “156” ha progettato, realizzato e sviluppato.

 

 

UNA PORTA APERTA SUL FUTURO

Il motore è un bicilindrico raffreddato a liquido e alimentato ad iniezione elettronica. Confrontando le immagini, si vede che la disposizione di alberi e servizi è molto simile a quanto mostrino le foto del motore di 1.133 cc che equipaggia la Scout. Certo, il tutto è super ottimizzato in vista dell’impiego racing, ma è interessante quello che dichiara la Casa: “Questo motore raffreddato a liquido rappresenta le prestazioni future del marchio Victory”. In sostanza dovrebbero arrivare delle Victory non custom/cruiser, una sorta di “operazione simil-Buell” che dovrebbe allargare il raggio d’azione allargando la gamma. Oppure perché non pensare ad una differenziazione netta? Al marchio Indian le custom, a Victory le streetfighter e le naked?

 

VALVOLE IN TITANIO

Non ci sono molti dettagli tecnici, ad esempio non si conosce la cilindrata (ma per competere con le plurivittoriose Ducati Multistrada e le altre 1.200 cc, nonché con i prototipi della categoria in cui la 156 è iscritta - la UTV/Exhibition -, la cubatura sarà verosimilmente… irrobustita). Si sa che la V tra i cilindri è di 60° e che i due corpi farfallati (da 67 mm) immettono la benzina nei cilindri attraverso condotti verticali, per ottimizzare la coppia. Poi ci sono le valvole in titanio (distribuzione bialbero comandata a catena), per incrementare il regime di rotazione. Lo scarico con terminali sotto sella e i collettori che serpeggiano scenograficamente sul lato destro, è firmato Roland Sands Design, mentre il serbatoio in alluminio è in posizione bassa, sotto al motore (che tra l’altro sfoggia un bellissimo carter ricavato dal pieno). Il raffreddamento è demandato a tre radiatori racing, di cui uno per l’olio, mentre sotto al “finto” serbatoio c’è l’air box, alimentato dalla presa d’aria superiore.

 

Americana sì, ma col retrotreno ducati

Se il motore è stato fatto in casa da Victory, la ciclistica e il layout generale sono a cura di Roland Sands Design, per una moto tutta americana. Almeno in teoria: è infatti inedito il telaio a traliccio, ma ci sono freni con pinze Brembo, un retrotreno che somiglia moltissimo a quello della Ducati Panigale 899 (forcellone e ammortizzatore sono quelli, ma lavorano si piastre diverse) e le immancabili sospensioni Öhlins. Quindi “all american” per telaio e motore, mentre la componentistica attinge alla produzione dei migliori marchi europei. Carbonio a profusione per le sovrastrutture improntate alla massima concretezza racing, quindi il look non è propriamente da fotomodella, ma funzionale alla destinazione d’uso e, comunque, molto muscoloso e non privo di personalità.

 

Don canet: il pilota

Fin da quando Roland Sands e Victory mi hanno presentato questo progetto, ho cominciato a contare i giorni che mi separavano dall’evento. Sarà la mia seconda volta al Pikes Peak e, ora che ho avuto un assaggio di quel che sarà, sono pronto a tornare a a far bene nel 2015.

 

Roland Sands: il tecnico

Il Pikes Peak è un evento leggendario e non potevamo essere più fieri di essere partner di Victory nell’impresa. Abbiamo realizzato un sacco di moto custom, ma progettare una moto racing per questo progetto è stata un’esperienza che ricorderemo a lungo.

 

Rod Krois: il General Manager Victory

Alla Victory siamo molto concentrati sul mettere alla prova le prestazioni delle nostre moto. Competere da costruttori americani in una gara americana è una opportunità eccitante: le durissime condizioni del Pikes Peak sono il banco prova ideale per il nostro nuovo motore racing Project 156.

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