Dainese falso cinese? Non a norma e pericoloso!

Abbiamo comprato online un “falso” paraschiena Dainese (cinese, 22 euro!) per confrontarlo con l'originale Wave (160 euro) con prove strumentali, crash test e analisi chimica dei materiali. Ecco i risultati dei test
1/9 Abbiamo deciso di far testare il paraschiena falso e l'originale dal CentroCot di Busto Arsizio (VA)
Dopo avervi mostrato cosa si rischia nell'indossare un casco cinese copia di uno Shoei GT-Air, continuano le nostre comparative tra i prodotti di marca e le loro imitazioni: questa volta tocca al paraschiena. Per farlo abbiamo comprato su Aliexpress, sito di eCommerce del colosso AliBaba, un, molto probabilmente finto, Dainese Wave e lo abbiamo confrontato con il suo fratello originale. È inutile nascondersi dietro un dito, la differenza di prezzo appare allettante: 160 euro il paraschiena Wave di Dainese, 22 euro la copia contraffatta acquistata su AliExpress! Come è possibile una tale differenza? Partiamo dal fatto che mentre Dainese investe in ricerca e sviluppo, i falsari – perché altro non sono – copiano. Ma nel vero senso della parola: se guardate accuratamente le foto, vedrete che il guscio posteriore del paraschiena cinese ha i buchi per l’aggancio delle bretelle, proprio come l’originale, poi però le bretelle “made in China” sono cucite alla parte in tessuto… Cioè, hanno letteralmente fatto il calco del guscio originale e l’hanno riprodotto.
Per tenere insieme le varie parti del paraschiena Dainese ha utilizzato un bottone liscio e piatto. Il bottone cinese è invece in rilievo: potrebbe ferire l'utilizzatore.

Ripetuti i test di omologazione

Abbiamo deciso di far testare il falso e l'originale dal CentroCot di Busto Arsizio (VA), lo stesso istituto di analisi e certificazione che ci aveva aiutato con i caschi Shoei. Molto semplicemente, il paraschiena cinese, che dichiara pure l’omologazione di livello 2, cioè la più alta, non protegge in modo conforme alla normativa. Dalle foto si evince chiaramente come il guscio esterno e la parte metallica interna vadano letteralmente in pezzi dopo i cinque impatti previsti dalla normativa di omologazione. Certo, i tecnici ci hanno spiegato che l’aspetto esterno non conta dopo il “colpo”, l’importante è quanta energia il paraschiena riesca ad assorbire e a non trasmettere alla nostra colonna vertebrale, che tuttavia in questo caso ne uscirebbe molto male. Qui il paraschiena falso risulta letteralmente devastato all’esterno. I falsari devono pensare che noi “occidentali” indossiamo il guscio come oggetto decorativo. Siamo di fronte a un oggetto che non risponde agli standard e anzi potrebbe originare schegge metalliche (l’anima interna è un sandwich in alluminio) che in caso di fuoriuscita possono ferire.
Quello che resta del paraschiena cinese dopo i cinque impatti: il guscio protettivoesterno si è fracassato, mettendo a nudo la struttura metallica interna. Il finto logo Dainese si è deformato fino a perdere la sua forma originale. Ma la notizia peggiore viene dal lato interno: la deformazione attraversa il paraschiena e l'interno metallico fa capolino nella parte a contatto con il motociclista.

Test d'impatto

Per il test d'impatto un incudine, che simula un bordo di marciapiede, viene lasciata cadere sul paraschiena da 108 cm di altezza (deve riprodurre una forza di 50 J) e il punto d'appoggio che lo ospita registra la forza residua trasmessa
Il test d'impatto viene effettuato in quattro punti prestabiliti dalla normativa più un altro a discrezione dell'operatore sul punto ritenuto più a rischio. Un incudine, che simula un bordo di marciapiede, viene lasciata cadere sul paraschiena da 108 cm di altezza (deve riprodurre una forza di 50 J) e il punto d'appoggio che lo ospita registra la forza residua trasmessa. Il test del livello 2 - quello presente sulle etichette dei due paraschiena in questione - prevede che non trasmettano più di 9 kN di media nei cinque impatti e meno di 12 kN per ciascun singolo colpo.

Ecco com'è andato il nostro test:
Dainese VERO Dainese FALSO
Impatto 1 V X
Impatto 2 V X
Impatto 3 V X
Impatto 4 V X
Impatto 5 V X

Come vedete, il "tarocco" non soddisfa mai la norma UNI EN 1621-2:2014 Liv. 2.

Le analisi chimiche

Al CentroCot hanno prelevato campioni di ogni tipo di materiale presente nei due paraschiena per un'analisi chimica approfondita
Un po’ sorprendentemente, invece, l’approfondita analisi chimica non ha dato esiti negativi. Dopo aver scovato il piombo nel casco contraffatto, per un accessorio che generalmente non è a contatto con la pelle come il paraschiena, ci aspettavamo di tutto e di più, invece le analisi di ogni componente del paraschiena – dall’elastico al guscio, dal metallo interno all’imbottitura – hanno mostrato che tutto è risultato in regola con le normative europee. La spiegazione potrebbe stare nel fatto che la Cina ha recentemente introdotto regole molto severe sulla tutela della salute e dell’ambiente, quindi il tessuto e le plastiche locali sono “regolari”, o almeno così è in questo caso. Anzi, il CentroCot, che ha ovviamente analizzato anche l’originale, ha rilevato proprio nel suo logo posteriore in plastica rossa (il famoso "diavoletto"), una piccola quantità di cadmio. Durante lo “smembramento” dei paraschiena per raccogliere i campioni da analizzare, è emerso un altro fattore di rischio: per tenere uniti i vari strati di materiali, Dainese ha utilizzato dei bottoni metallici – ovviamente copiati in questo dai cinesi – tuttavia, mentre il bottone originale è tondeggiante e sottile e ricoperto da una leggera imbottitura non rappresenta un pericolo, quello contraffatto sembra più un comune bottone metallico da jeans, non smussato. Questo significa che in caso di urto in quel punto potrebbe causare ulteriori danni.

In conclusione, chi spendesse 22 euro per un paraschiena contraffatto… avrebbe buttato via 22 euro: non è obbligatorio indossarlo e non passa i test di omologazione, quindi che senso ha spenderci dei soldi?

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