Paolo Sesti: “Non occorre gareggiare per raccogliere fondi”

L’incidente di Romboni durante il Sic Supermoto Day ha scosso l’ambiente e imposto (oltre alle indagini, che sono in corso) profonde riflessioni. Ne abbiamo parlato con chi ha preso la saggia e convinta decisione di annullare la gara. Il Presidente Sesti non ha potuto restituirci il sorriso a poche ore dalla scomparsa di Doriano, ma ha ridato la giusta dimensione alla festa di Marco

Paolo sesti: “non occorre gareggiare per raccogliere fondi”

Mercoledì 4 dicembre il pubblico ministero Raffaella Falcione ha disposto il sequestro del circuito “Il Sagittario”, teatro dell’incidente mortale del pilota Doriano Romboni. La Procura di Latina è stata chiamata a verificare eventuali difformità del tracciato che, a quanto pare, dalle prime misurazioni effettuate dal perito della Procura, presenterebbe i requisiti di sicurezza minimi per i go-kart, ma tali requisiti sarebbero insufficienti per altre specialità come il motard (fonte Corriere della Sera). A seguire, l’intervista esclusiva al Presidente della FMI Paolo Sesti, avvenuta alcune ore prima della diffusione della notizia del sequestro del circuito

 

Buongiorno Presidente, è stata sua l’iniziativa di sospendere il Sic Supermoto Day?

Annullare la gara era il minimo che si dovesse fare, come capo dell’Ente ho preso questa decisione personalmente, anche se c’erano alcuni piloti che volevano correre la domenica”.

 

Le sembra normale, Presidente?

Quando questo settembre il pilota diciannovenne Connor Smith è morto a Cingoli col suo quad, ci sono volute almeno due ore per far comprendere la grandezza del dramma ai piloti, alcuni dei quali avevano intenzione di correre comunque. Non si tratta, come potrebbe sembrare, di una mancanza di sensibilità: in quei momenti l’adrenalina della corsa ti attanaglia e non ti fa ragionare”.

 

Però il Sic Supermoto Day è una festa in onore di un ragazzo che non c’è più, non una gara

No, era una gara a tutti gli effetti, con licenza agonistica e relativa copertura assicurativa. Questa licenza ce l’aveva anche Doriano, e pure un campione come Dovizioso, per esempio, ha dovuto fare l’apposita licenza. Poi, se vogliamo parlare dell’opportunità di queste gare, ovviamente ci sarebbe qualcosa da dire, ma è troppo facile farlo dopo”.

 

Ha perfettamente ragione: affrontando un problema a posteriori si corre il rischio di strumentalizzarlo. Questo, però, non ci deve impedire di fare una profonda riflessione

Non voglio che le mie parole vengano travisate perché, come le ripeto, è troppo facile dirlo oggi. Ma mi è difficile capire perché si debba ricordare un ragazzo morto correndo dei rischi. Queste gare sono pericolose, lo dicono anche piloti di grandissimo livello. Auspicherei, dopo questo dramma, che la raccolta fondi si faccia in un altro modo, non per forza gareggiando. Qui corre gente meno preparata dei professionisti, e le velocità che si raggiungono nel Supermoto sono altissime, anche se Max Biaggi, vicinissimo a Doriano al momento dell’impatto, mi ha assicurato che in quel punto l’andatura è molto bassa”.

 

Rivedendo le immagini e ascoltando il parere di piloti molto esperti, viene da parlare di tragica fatalità. Ma le domando: come mai in quel punto non c’erano delle barriere?

Il circuito internazionale Il Saggitario di Latina è omologato da Mondiale Supermoto, e in due o tre occasioni ha anche ospitato questo campionato. La omologa internazionale non prevede espressamente ostacoli in pista e lì non andavano messi airfence o protezioni di altro tipo. I circuiti, ormai, sono tutti sicuri, i problemi sorgono quando il pilota rimane in mezzo alla pista”.

 

Anche se le cose, purtroppo, sarebbero andate nello stesso modo, le domando se al momento dell’incidente c’era in pista un Centro Mobile di Rianimazione (CMR)

Questo io non lo so, ma mi sembra molto strano che il direttore di gara si prenda la briga di far partire la gara senza le due ambulanze previste”.

 

Quelle c’erano. Io le domandavo dell’unità mobile di terapia intensiva e del defibrillatore

Non lo so, ma mi sembra altrettanto strano che tutte queste cose non ci fossero. Lei dovrebbe sapere che lo Stato italiano ha dato 15 mesi di tempo per adeguarsi ai defibrillatori, e che questi costano 1.000-1.200 euro, una cifra tutto sommato accessibile. Anche se usarli è semplice, il 118 tiene dei corsi ogni 4 mesi perché l’impiego di questi macchinari richiede la presenza di personale specializzato”.

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