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Motomondiale: le parole dei piloti per Shoya Tomizawa

Delle gare si è discusso poco, tutte le parole sono state per Shoya Tomizawa, il pilota della Moto2 che ha perso la vita a seguito di un incidente

Motomondiale: le parole dei piloti per shoya tomizawa

Un brutto incidente, quello che ha coinvolto Shoya Tomizawa, morto per le conseguenze della caduta durante la gara di Moto2 a Misano Adriatico. Il trasferimento nell’ospedale di Riccione non è servito al pilota giapponese appena ventenne. Un incidente difficile anche solo da guardare per chi condivide la stessa passione che ha portato alla morte Tomizawa. Lo stesso Graziano Rossi, papà di Valentino ed ex pilota, non riusciva a guardareil monitor che mandava le immagini di quella caduta fatale durante gli approfondimenti in diretta che hanno seguito le gare del Motomondiale: “Quando correvo ed anche ora che a correre è mio figlio cerco di vivere le gare senza pensare ai rischi che ci sono, dicendo a me stesso che questi rischi non ci riguardano. Ma non posso negare che la paura c’è e spesso è molto forte”. Risponde così l’ex pilota e papà Graziano quando gli viene chiesto come poter conciliare questa passione con i pericoli che porta con sé.

 

La stessa domanda rivolta a Giacomo Agostini non può che far suscitare il ricordo di quando qualche decennio fa si moriva molto di più in pista, quando quasi ad ogni gara c’era qualcuno da salutare per l’ultima volta. “Non siamo farmacisti, noi corriamo in moto – ha detto Agostini – e i rischi sono questi, purtroppo”.

 

Anche per i piloti della MotoGP oggi è stato difficile parlare della gara che avevano appena corso. “Quando succedono queste cose il resto non conta” ha detto Valentino Rossi non appena tolto il casco e ricevuta la notizia nel parco chiuso direttamente da Carmelo Ezpeleta. “Abbiamo visto una botta bruttissima - ha detto il pilota ai microfoni di Mediaset - poi mancava mezzora alla gara e ci siamo concentrati sulla corsa. È stato un incidente bruttissimo, lui lo avevo visto prima della 125. Peccato davvero”. Ma Valentino, sollecitato dal conduttore del programma di approfondimento, parla anche a proposito della scelta di non sventolare le bandiere rosse, opinione condivisa anche da Nico Cereghini: “si è visto subito che non si trattava di un incidente normale e il regolamento prevede che ci siano le bandiere rosse in questi casi in modo da assicurare i soccorsi. Andava fermata la gara”. Non la pensa così Mattia Pasini, anch’egli pilota in Moto2: “le bandiere rosse avrebbero generato solo ulteriore confusione”. Fatto sta che mentre i commissari trasportavano fuori dalla pista il povero Tomizawa in barella uno di loro è addirittura scivolando perdendo la presa sulla barella.

 

Oggi responsabile della Commissione sicurezza dell’Irta, Franco Uncini avrà avuto un sussulto, vedendo l’incidente di Tomizawa: lui stesso subì nel 1983 un incidente simile. In Olanda durante il Gran premio ad Assen finì a terra, travolto poi da Wayne Gardner; il suo casco volò via, dando agli spettatori addirittura l’impressione di essere stato decapitato. Noi agiamo in base alle indicazioni del personale di soccorso in pista – ha detto il commissario ex pilota – e se la pista è sgombra e non ci sono piloti in pista, non c'è motivo di interrompere la gara con la bandiera rossa ".

 

Infine, un pensiero va anche agli altri due piloti coinvolti nell’incidente, Alex De Angelis e Scott Redding. Entrambi incolpevoli, si sono trovati il giapponese sull’asfalto a poche decine di centimetri dalle loro ruote, senza la possibilità di evitarlo. Vero, sono i rischi del mestiere e i piloti lo sanno ma per loro sarà difficile cancellare dalla mente quel tragico momento.

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