di Beppe Cucco - 08 maggio 2020

“La MotoGP solo in Europa se non sarà possibile viaggiare nel Mondo”

Dopo aver stretto l’accordo per l’avvio della stagione MotoGP 2020 con una doppia gara a Jerez nel mese di luglio, Carmelo Ezpeleta fa il punto della situazione e illustra i possibili scenari. Il CEO di Dorna sta trattando con Italia, Repubblica Ceca e Austria per poter disputare il Motomondiale, a porte chiuse

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È di ieri la notizia che Dorna, il governo andaluso e il Consiglio comunale di Jerez de la Frontera hanno firmato un accordo che prevede che il circuito di Jerez-Ángel Nieto ospiterà (se arriverà l’ok del governo spagnolo) le prime due gare della MotoGP 2020 nel mese di luglio, il 19 e il 26. Ora, intervistato da DAZN Spagna, Il CEO di Dorna Carmelo Ezpeleta fa il punto della situazione e illustra i possibili scenari per il Motomondiale 2020.

L’accordo per fare una proposta al Governo spagnolo, quali sono i passi da seguire?
Come avevo già spiegato, la nostra idea era quella d’iniziare a fine luglio e di organizzare degli eventi in Europa fino a metà novembre e da quel momento in poi, se fosse possibile fino a metà dicembre, recuperare gli eventi extraeuropei nella parte calda dell’emisfero. Se non fosse possibile, il campionato terminerebbe in Europa”.

Quali sono le misure da adottare in seguito all’accordo e alla proposta avanzata al Governo spagnolo?
“Abbiamo stabilito le basi col Consiglio dell’Andalusia, il Consiglio Comunale di Jerez: come e cosa sarà fatto, come sarà l’organizzazione. L’abbiamo presentato loro la nostra proposta, l’hanno accettata ed è la stessa che abbiamo presentato al Governo spagnolo. È quello che stiamo facendo con ciascuno dei paesi dove stiamo pensando di andare. Abbiamo elaborato un protocollo dove abbiamo ridotto il numero di persone che formano parte della famiglia del MotoGP portandolo a 1.300. Questo vale per la Spagna e per gli altri paesi del mondo. Siamo in trattativa con Brno, con l’Austria e con l’Italia per esaminare diverse possibilità”.

Per la precisione: il 19 luglio ci sarebbe il Gran Premio de España, il 26 luglio quello dell’Andalusia e il 2 agosto il WorldSBK. Tutto a porte chiuse?
Stiamo valutando tutte le gare in Europa a porte chiuse. Tutti, non solo in Spagna, ma anche in altri paesi”.

Parlando del nuovo paddock ridotto, può darci un’anticipazione su come si viaggerà, come sarà...
Ci stiamo muovendo tenendo in considerazione le misure attuali per poterlo fare nel prossimo futuro anche se spero che da qui a luglio le misure siano migliori rispetto a quelle attuali. Il piano è il seguente: in questo momento i cittadini extraeuropei dovrebbero venire in Europa almeno 14 giorni prima del primo Gran Premio. Poi, tutte le squadre, compresi gli addetti ai lavoratori europei, devono fare un test prima di lasciare il loro paese, e non dev’essere più tardi di quattro giorni prima del momento in cui entreranno nel paese dove si svolgerà il primo GP, in questo caso sarebbe in Spagna. Da quel momento in poi, arriveranno tutti col proprio test a certificare che, quattro giorni prima di venire in Spagna, non avevano il coronavirus e da quel momento in poi faremo anche un altro test quando arriveranno al circuito. Dopo di che, ogni giorno avremo una squadra di medici della clinica Quirón a controllare che le persone impegnate nell’evento non abbiano sintomi e controlleranno la temperatura di ognuno di loro. Poi ci sono una serie di protocolli da seguire nel caso in cui succeda qualcosa”.

Come sarebbe il possibile programma?
La stessa procedura che dobbiamo fare con la Spagna, la faremo anche con gli altri paesi. Penso che sarebbe possibile avere un calendario completo con gli appuntamenti in Europa all’inizio di giugno e, è possibile, che anticipare cosa potrebbe accadere con quelli fuori dall’Europa. Al momento il numero massimo di gare che si potrebbero disputare dopo le cancellazioni è di 16 tenendo in conto la possibilità di farne alcune fuori dall’Europa. Stiamo gestendo tra le 12 e le 16 gare”.

Fonte: MotoGP.com

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