a cura della redazione - 26 febbraio 2020

Parla il telemetrista di Rossi: “400 diversi dati per capire il comportamento della M1”

La nostra intervista a Matteo Flamigni, Telemetrista all’interno del Box Yamaha MotoGP che cura i dati di Valentino Rossi relativi alla M1

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La nostra intervista esclusiva a Matteo Flamigni, Telemetrista Yamaha MotoGP. Ecco come ha risposto alle nostre domande.

Qual è il tuo ruolo nei box?

“Mi occupo dell’analisi dati della M1 di Valentino Rossi. L’obiettivo è studiarli e capire come migliorare le performance della moto”.

Come vengono acquisiti i dati?

“In MotoGP, a differenza della Formula 1, non c’è la trasmissione in tempo reale via radio dei dati, ma vengono scaricati quando la moto si ferma ai box. Per raccoglierli abbiamo oltre 400 canali, di cui circa 200 matematici, che vengono ottenuti dall’elaborazione di altri dati. Quali, per esempio, la velocità di affondamento della forcella, l’apertura della farfalla, le temperature dei gas di scarico, la velocità delle singole ruote e molto altro. Durante i test la moto ha parecchi sensori in più, come accelerometri su forcellone, forcella e telaio. In gara li togliamo. Meno cose ci sono, meno rischio c’è di romperle”.

Dalla velocità delle ruote cosa ricavate?

“Tutto lo studio della perdita di aderenza che si basa sulla differenza di velocità tra ruota anteriore e posteriore. E tutte le azioni per limitarla. Lo slip deve essere all’interno di un range, e questo arco dipende dalla situazione, per esempio moto piegata o meno. L’analisi dati non serve solo a migliorare la performance, ma anche a verificare il corretto funzionamento della moto”.

Come aiuti la preparazione di una gara?

“Mi baso moltissimo sui dati dell’ultimo test o della gara dell’anno precedente, per avere un’idea della base di partenza. I dati più importanti sono le impostazioni di controllo di trazione, freno motore, rider torque demand e così via. Nel corso del week end, poi, si migliora la moto sulla base delle esigenze del pilota e delle condizioni della pista. Da un anno con l’altro può calare il grip (come è successo a Misano 2019, ndr) e cambiano le condizioni climatiche”.

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MotoGP 2019, Valentino Rossi - Yamaha Factory Racing

Quante persone analizzano questa mole di dati?

“Solitamente io e un collega giapponese. È un ingegnere elettronico che fa da tramite tra la pista e le sedi Yamaha di Gerno di Lesmo e di Iwata”.

Chi ha l’ultima parola, tu o Rossi?

“Lui. Un suo grande pregio è quello di tenere in grande considerazione il parere di noi tecnici, ascolta i nostri consigli e sperimenta per capire quale sia la strada giusta”.

Tutti i tecnici parlano con lui?

“No, solo io e capo tecnico siamo deputati a parlare col pilota”.

Hai libero accesso ai dati di Viñales e del team Petronas?

“Sì, io vedo i loro e anche loro vedono i nostri. Non ci sono segreti, anche a favore dello sviluppo della moto. È molto interessante vedere la telemetria di un pilota avversario. Si capisce quante apre il gas, la velocità dei cambi di direzione, l’utilizzo del freno posteriore”.

A proposito, Rossi lo usa?

“Sì. In generale, in MotoGP viene usato tantissimo, sia in fase di ingresso di curva e percorrenza, sia per ridurre la tendenza della moto ad essere sovrasterzante. Valentino ha anche il freno a pollice, utile nelle curve a destra”.

Come si fa ad associare la sensazione di un pilota ai dati?

“Ormai sono quindici anni che lavoro con Rossi, conosco le sue peculiarità. È facile vedere se in una curva sta forzando o meno, per esempio da come apre il gas”.

Il coach può essere controproducente nel tuo lavoro, magari dicendo cose opposte a quelle che dici tu?

“La bravura di un coach sta nel limitare il suo raggio di azione a quello che vede in pista, concentrandosi più che altro ai movimenti in sella e alle traiettorie”.

Parlando della M1, quali sono i suoi punti forti?

“È molto efficace in staccata grazie alla sua grande stabilità. Inoltre è veloce in percorrenza di curva”.

Qui sotto le foto del "giro a Tavullia" di Valentino Rossi.

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