16 September 2010

Motociclismo d'Epoca – Ottobre 2010

Motociclismo d'Epoca – Ottobre 2010

Editoriale

Vale come Ago

 

Anche se ben diverse da quelle cui ci aveva abituato, le vicende di quest’anno del “dottore” (cadute, rivalità con il compagno di squadra, passaggio alla Ducati) hanno comunque monopolizzato l’interesse dei media e degli appassionati. Ne poteva essere altrimenti, per un fenomeno come lui, anche al di là dei 9 titoli mondiali vinti dal 1997 con Aprilia, Honda e Yamaha.

Dunque un complesso di circostanze, quelle di Valentino Rossi - 2010, che passate in rassegna presentano sorprendenti analogie, a quasi 40 anni di distanza, con quelle di un altro fenomeno planetario italiano, Giacomo Agostini. Vediamone qualcuna.

Entrambi erano già stati avvicinati dalle Case per cui avrebbero poi corso anni dopo, Agostini nel 1971 dalla Yamaha e Rossi nel 2003 dalla Ducati. Ma entrambi avevano rifiutato l’ingaggio. Ricorda Ago: “Il presidente della Yamaha era venuto a casa mia con un assegno in bianco dicendo metta lei la cifra, ma io ero ancora troppo affezionato alla MV che mi aveva dato così tanto. E poi non mi fidavo delle due tempi giapponesi come le Yamaha, spesso vittime di grippaggi”. Mentre Rossi aveva lasciato cadere la proposta per scarsità di intese.

Ma poi nel 1974 Ago passa clamorosamente sull’altro fronte per vari motivi: le MV ormai al tramonto, il Reparto corse di Cascina Costa incapace di affrontare nuove sfide tecniche e l’ingresso in squadra nel 1972 di un “fastidioso” elemento come Phil Read, che in alcune occasioni riceverà un trattamento preferenziale. “Non era il modo più adatto per testimoniarmi la fiducia, la riconoscenza della Casa. Si imponeva il divorzio. Avevo avuto dei contatti anche con la Honda, ma ho preferito al Yamaha.” E Vale? Certo ha trovato nel rampante Jorge Lorenzo, ultimamente favorito dal team Yamaha, più un ostacolo che un aiuto. Così Vale dice “È mancata la gratitudine. Quindi me ne vado verso una nuova sfida.” (Favorita dalla rinuncia della Casa bolognese alla Superbike per concentrare tutte le risorse sulla MotoGP).

Altri due episodi che accomunano i campionissimi e dimostrano la loro classe spaziale. Cioè le loro prime gare con le nuove moto, Agostini nella tana dei leoni americani a Daytona nel 1974, in una cilindrata a lui quasi sconosciuta, la 750, per non dire del salto dal 4 al 2 tempi. E Rossi, con la Yamaha di 30 anni dopo, impegnato nella difficilissima dimostrazione nel GP del Sudafrica che era lui il plusvalore vincente. Due debutti conclusi sul gradino più alto del podio! E Vale che parla alla moto da innamorato, mentre Ago ricorda i suoi colloqui con il mezzo, le incitazioni “Bella mia, avanti così, non piantarmi proprio adesso che stiamo vincendo!”

Infine le cadute, imprescindibili dalla moto, retta da equilibrio instabile e spinta sempre di più a sfidare le leggi della fisica. Ricordiamo tre casi di Ago: Cervia 1966 (“ho infilato la testa tra le balle di paglia”), Brno 1972 (“un commissario si era già fatto il segno della croce”), Misano 1973 (“mi sono salvato con un gran salto per evitare il guard rail”). E Vale? Superfluo parlarne, perché le sue cadute sono troppo recenti e ben impresse nella memoria di tutti grazie alla TV che ai tempi di Ago non era così prodiga di riprese.

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