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15 March 2009

Motociclismo d'Epoca - aprile 2009

Motociclismo d'Epoca - aprile 2009

Motociclismo d'epoca - aprile 2009



Futurismo in moto


Sulla fiancata dell’autobus che stavo superando per recarmi in redazione, noto la pubblicità della mostra sul futurismo attualmente in corso a Milano (ce n’è un’altra anche a Rovereto, entrambe resteranno aperte fino al 7 giugno). E allora, colpito dall’annuncio, non posso far a meno di pensare che se la moto è entrata per la prima volta nell’arte, lo ha fatto grazie a questo movimento artistico. Fondato cent’anni fa da Tommaso Filippo Marinetti. Che nel manifesto di presentazione afferma “la magnificenza del mondo si è arricchita di una nuova bellezza: la velocità”. E poi continua dichiarando la rottura con il passato, la celebrazione della civiltà meccanica e del suo dinamismo, l’ammirazione per ogni sorta di energia. E dunque quale miglior espressione tecnica della motocicletta, “ancor meglio dell’ automobile”, risponde all’immaginazione dei futuristi? Che infatti ne faranno il tema di varie opere, oggi conservate nei più grandi musei di tutto il mondo. Oltre a quelle raffigurate in questa pagina, ricordiamo “Velocità di motociclista” (1913) e “Moto Girante” (1914) di Giacomo Balla, “Motovelocità e ciminiere” di Mario Biazzi (1919), poi, sempre con il titolo “Motociclista” le pitture di Ugo Giannattasio (1918), Mario Sironi (1920), Ivo Pannaggi (1929), quest’ ultimo pure autore de “Il ratto d’Europa” (1965). Senza dimenticare qualche scultura, sempre intitolata “Motociclista”, come il bronzo di Mino Rosso (1931). Bisogna anche ricordare che ai concorrenti del Circuito del Lario 1934 il fondatore del movimento indirizzava nel suo tipico stile questo messaggio: “Vi abbraccio tutti con lo slancio bollente e scattante del mio entusiasmo. Vi auguro di sentirVi nelle vostre massime velocità fieri di realizzare una quasi completa fusione dell’uomo con la macchina. Cuori a pistone. Curve prese a ritmo di bolide. Dominare con la strapotenza delle braccia le ribellioni della strada aggredita. Accarezzare minuziosamente tutti i pericoli e diventare sempre più l’ideale eroico uomo-proiettile. A tutta velocità!” In un’epoca che vedeva la moto ignorata o peggio ancora denigrata, questa interpretazione dei futuristi non può che averle fatto bene. E forse un pochino può farlo anche oggi.

Carlo Perelli
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