MotoBi Spring Lasting 200 e 250

Figlia della separazione

La nascita


Gli insanabili contrasti familiari che nel Dopoguerra portarono alla separazione dei fratelli Benelli ebbero come risultato la nascita di un nuovo marchio e di una serie di nuove moto con interessanti contenuti tecnici. Una di queste fu la MotoBi Spring Lasting di Giuseppe Benelli, in risposta alla Benelli Leonessa 250 presentata allo stesso Salone di Milano del 1952 dal fratello Giovanni.

All& #8217;inizio si chiamava F.A.M.O.S.A., acronimo di Fabbrica Auto e Motoveicoli Officine Strada Adriatica, fu poi abbreviata in FAM e infine divenne MotoBi quando i progetti in campo automobilistico vennero definitivamente abbandonati. La MotoBi era “figlia” della separazione dei fratelli Benelli, da un lato il capostipite Giuseppe, affiancato dai figli Luigi e Marco, dall’altro gli altri fratelli capeggiati da Giovanni.
La sopravvissuta Benelli nell’immediato Dopoguerra si risollevò con motoleggere come la Letizia 98 poi trasformata nel Leoncino 125.
La neonata MotoBi rispose con una moto simile cresciuta nella cilindrata dagli iniziali 100 cc fino ai 125 passando per i 115 cc. Per distinguersi dalla “cugina” la MotoBi vantava un motore, sempre a 2 tempi, ma dotata di un inedito sistema di distribuzione definito “rotativo e centrifugo”.

Nel 1952 ci furono due edizioni del Salone del Ciclo e Motociclo di Milano, una a gennaio ed una a novembre, perché nel 1951 non fu possibile organizzarlo. Durante la prima edizione, mentre nello stand Benelli faceva bella mostra di sé la nuova Leonessa 250, bicilindrica 4 tempi ad aste e bilancieri, in quello MotoBi appariva al pubblico per la prima volta la Spring Lasting 200, anch’essa bicilindrica ma a 2 tempi e con la distribuzione rotativa centrifuga già sperimentata sulle monocilindriche.

A destare scalpore era non solo l’innovativo sistema di alimentazione ma anche la forma ovoidale del motore, nei confronti della quale, l’Ing. Giuseppe Benelli era molto geloso, tanto da far pubblicare sulla stampa specializzata una diffida “contro ogni plagio, anche per quanto riguarda la forma esterna nel complesso ed in tutti i suoi particolari”.
Tanto timore di plagio era giustificato solo in parte, perché la forma ovoidale del motore era opera dell’ingegnere tedesco Norbert Riedel, fin dal 1949 costruttore della Imme R 100, motoleggera prima mono e poi bicilindrica, molto conosciuta per via delle sue eccezionali caratteristiche tecniche.

Come andava



Di totalmente originale nella MotoBi Spring Lasting c’era il sistema di alimentazione, la cosiddetta distribuzione rotativa e centrifuga.
Ma funzionava?
In teoria sì, in pratica poco e male, tanto che ad un anno dalla presentazione Giuseppe Benelli ne riconobbe la reale efficacia e passò al normale sistema di alimentazione del 2 tempi classico.

Tra i motivi dell’abbandono ci fu probabilmente anche l’alto costo di realizzazione del sistema, dato che c’erano comunque complicazioni produttive che incidevano sui costi, ipotesi confermata dal fatto che dal prezzo di 300.000 lire del 1952 la Spring Lasting scese alle 250.000 (260.000 lire per la 250) verso la fine degli anni Cinquanta, quando si approssimava la sua uscita di scena con all’attivo circa 1000 esemplari prodotti in maggioranza nella versione 200 cc.

A quei tempi Motociclismo non si era ancora attrezzato per le prove strumentali e così la verifica degli ottimistici dati ufficiali non era possibile. Peccato perché un confronto tra modello con distribuzione rotativa-centrifuga e tradizionale sarebbe stato molto interessante. In ogni caso ricordiamo bene che nel confronto con la “nemica” Benelli Leonessa 250, era la Spring Lasting a spuntarla.

Carlo Bianchi, storico collaboratore di Motociclismo, ne è entusiasta oggi come allora.
La acquistò innanzitutto per la linea, con il motore dalla forma inconsueta e proteso in avanti. Ne amava anche la tonalità di scarico, “ovattata ma sostanziosa”. Il propulsore era elastico ma non fiacco, anzi “offriva briosa progressione senza buchi e vibrazioni. Una moto irresistibile fin dal primo approccio, che faceva passare in seconda linea prezzo e consumo poco popolari. Era ben frenata e molleggiata quindi guidabile e sicura. Sporcava meno candele della Vespa e fumava moderatamente”.

L’elenco dei pregi continua con frizione e cambio, il cui unico difetto era nella vicinanza con la leva di avviamento che poteva innescare indesiderati innesti di marcia.
Nel 1957 la vita delle MotoBi a 2 tempi volgeva al termine. Le quattro tempi, sempre con motore “a uovo” ma monocilindriche erano entrate in produzione.

La Spring Lasting lascia di sé un buon ricordo ed oggi un esemplare di 200 cc ben restaurato e provvisto di documenti può valere circa 3.500 euro. Per la più rara 250 occorrono circa 500 euro in più.

Dati tecnici




LA SCHEDA
(tra parentesi le variazioni per la 250)




Motore
:
-due tempi a pistoni piatti, due cilindri orizzontali affiancati fronte marcia, teste e cilindri in lega leggera con canne in ghisa,
-alesaggio e corsa 48x 54 mm = 97,7 cc x 2 =195,43 cc (54x54 mm = 123,6 cc x 2 = 247,3 cc),
-compressione prima 6 poi 6,5 (7,2),
-alimentazione inizialmente con carburatore Dell’Orto UA 17S da 17 mm, successivamente con Dell’Orto MB 22A da 22 mm (25 mm),
-accensione a volano magnete Nassetti AD 56 con bobine esterne e candele Marelli 225 (240),
-lubrificazione a miscela 5%,
-trasmissione primaria a ingranaggi sul lato destro dove si trova pure la frizione a dischi multipli in bagno d’olio,
-cambio in blocco a 4 rapporti,
-valori totali
17,029  in prima,
11,305 in seconda,
8,885 in terza
e 6,401in quarta
(la 200 cc 16,026 - 10,640 - 8,363 - 6,025).
Ciclistica:
-telaio monotrave in lamiera stampata con motore fissato elasticamente tramite silent bloc,
-forcella teleidraulica,
-forcellone posteriore con due ammortizzatori teleidraulici,
-ruote a raggi da 19” con pneumatici 2.75 ant e post,
-freni a tamburo laterale da 160 mm ant e 140 mm post.
Dimensioni (in mm) e peso
:
lunghezza 1.980,
interasse 1.240,
altezza massima 970,
altezza manubrio 910,
altezza sella 775,
altezza pedane 250,
altezza minima da terra 130,
larghezza manubrio 580,
peso a vuoto 116 (120) kg.
Impianto elettrico:
CEV a corrente continua 6V alimentato da volano magnete e batteria.
Prestazioni dichiarate
:
-9 CV a 5.500 giri con carburatore da 17 mm,
poi 11 CV a 6.000 giri con carburatore da 22 mm
(13,5 CV a 6.800 giri),
-consumo litri 2,8 per 100 km (3,2),
-serbatoio da 16 litri (19),
-autonomia 450 km (400),
-velocità massima 110 km/h (130).

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