di Nicolò Codognola - 08 aprile 2020

Una special da concorso nata in quarantena firmata FMW Motorcycles

Lorenzo Frugaroli trascorre il lockdown in garage e trasforma il progetto per l’AMD World Championship in un manifesto della capacità di adattarsi e andare avanti: è Italian Resiliance, una Yamaha GTS 1000 trasformata in avveniristica e curatissima sport naked

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FMW Italian Resilience

Boris Cyrulnik è lo psichiatra francese che ha coniato il termine “resilienza”. Che non è da confondere con la resistenza, attenzione. In psicologia identifica la capacità di affrontare e superare periodi di crisi e difficoltà. Come quello che stiamo vivendo tutti quanti noi ora, in quarantena. A Cyrulnik è attribuito anche un assioma che porta il suo nome e recita così: “la risposta alla catastrofe non consiste nel ristabilire l’ordine precedente, ma nel crearne uno che prima non c’era”. Vogliamo fare lezione di psicologia? Certo che no. Vogliamo parlare di special. E per farlo andiamo ad Ancona, presso FMW Motorcycles. Il suo titolare, Lorenzo Frugaroli, forse non ha mai sentito parlare di Boris Cyrulnik, ma di certo ha saputo applicare i precetti dell’82enne psichiatra alla vita di tutti i giorni. Trovatosi costretto a chiudere momentaneamente l’officina e confinato in garage a “scontare” la quarantena, Lorenzo ha preso in mano un progetto ambizioso, iniziato per competere all’AMD World Championship (il campionato riservato ai costruttori custom) e modificato in corso d’opera per adeguarsi ai tempi. La serrata generale ha dato tempo e modo al tuner marchigiano di mettere a frutto la sua resilienza, la propria capacità di riorganizzare la propria vita in questo periodo di difficoltà con ottimismo e positività. Così la special destinata ai riflettori degli show internazionali è cambiata, trasfigurata. “È venuta pure meglio di come l’avessi progettata all’inizio”, ammette Frugaroli. E anche il nome si è adeguato al momento: Italian Resiliance è un inno alla proverbiale capacità di adattarsi e di dare il meglio di sé del popolo dello Stivale.

1/2 La Yamaha GTS 1000, sport tourer dall'inusuale ciclistica prodotta dalla Casa di Iwata nel periodo 1993–1996

Vi ricordate la Yamaha GTS 1000 degli anni Novanta? Quella bella e sofisticata sport-tourer con telaio a omega e sospensione monobraccio anteriore? La trovate in foto qui sopra e il sistema si ispirava a quello disegnato da James Parker per la sua RADD MC² del 1987, su base Yamaha FZ750. All’epoca questa moto non fu accolta con grande favore: troppo estrosa per il tradizionalista mondo dei viaggiatori. Era meccanicamente complessa e non costava poco. Pur con una pinza a sei pistoncini, ma con un solo disco davanti poi, caricata di passeggero e bagagli, impiegava qualche metro più delle concorrenti per frenare. Oggi è un modello interessante, reperibile a prezzi ragionevoli e di sicuro interesse collezionistico. Oltre che ancora piacevolissima da usare! Ebbene, Lorenzo se ne trova per le mani una del 1993 e decide, proprio in virtù della sua unicità tecnica, di utilizzarla come base per una special con la quale possa partecipare all’AMD. Spogliata delle carene avvolgenti, ha messo a nudo ciclistica e meccanica, realizzando una sport naked di grande impatto. La presenza del monobraccio anteriore suggerisce l’accoppiata col posteriore (che sulla GTS di serie è invece bibraccio): ecco allora un elemento proveniente da una Honda VFR, che porta con sé anche la ruota e l’impianto frenante. Per abbinare esteticamente l’avantreno, viene utilizzato il cerchio posteriore di una Honda NSR180SP (sconosciuta da noi, diffusa in Asia), che ha lo stesso disegno di quello della VFR, ma un canale più stretto, adatto a montare lo pneumatico anteriore della Yamaha GTS da 120/70-17”. Il sistema sterzante rimane pressoché invariato e solo l’ammortizzatore di serie è sostituito con quello – regolabile – di una Yamaha R6. Anche dietro viene cambiato l’ammortizzatore, posto orizzontalmente sotto il motore e che lavora in trazione anziché in compressione: la scelta ricade su quello di una Buell modificato.

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FMW Italian Resilience

Il motore, un quattro cilindri in linea di 1000 cc in grado di erogare 102 CV a 9.000 giri/min, abbinato ad un cambio a 5 rapporti, era originariamente alimentato da un sistema di iniezione elettronica. Frugaroli lo rimpiazza con quattro carburatori, con altrettanti cornetti liberi. Anche l’impianto elettrico è semplificato ed elimina l’allarme di serie e il blocchetto della chiave. Il resto è opera magistrale di Lorenzo: le sovrastrutture sono tutte realizzate a mano da lui in lamiera di alluminio. Le forme sono aggressive, a tratti asimmetriche (nel finto serbatoio – quello vero ha il tappo nel codino – si scorgono i due cornetti di aspirazione destri tramite una “finestra” in plexiglas, i due di sinistra spuntano da un alloggiamento sagomato ad hoc. Su tutto, una verniciatura scura, che mette in risalto telaio e sospensioni di un bel rosso fuoco e i tanti, tantissimi dettagli costruiti a mano. Italian Resilience è ora pronta per l’AMD World Championship – se mai non lo rimanderanno – ma soprattutto è pronta a ricordarci di non mollare mai, di non darsi per vinti, di saper cambiare quando le condizioni lo richiedono. Solo così si può aspirare all’eccellenza.

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