Flying '57 by Plan B Motorcycles

Infiammati dalla passione per le special, un entusiasta motociclista e un preparatore sopraffino hanno dato vita a un esperimento (durato quattro anni) che esce da qualunque canone descrittivo. Di serie non c’è nulla: tutto, o quasi, è costruito a mano. Non pratica né comoda, la Flying ‘57 è però divertentissima da guidare

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Plan B motorcycles - Flying '57

Nella miniera a cielo aperto – nostro parco giochi per un giorno – la parete di roccia grigia che verrà frantumata per produrre cemento è fittamente stratificata; le linee disegnate dalle ere geologiche formano un affascinante arabesco di pietra. Mi domando se ci siano nascosti fossili, tra quelle pieghe calcaree. Magari ne salterebbe fuori l’impronta di una specie sconosciuta di dinosauro, vissuto tra queste montagne nel Giurassico. Come la special Flying ’57, che potrebbe sembrare una Bianchi realizzata mezzo secolo fa, sepolta e ignorata per decenni, rinvenuta solo ora. Almeno, questo è l’intento di chi l’ha realizzata: costruire una moto mai vista, ma che sarebbe potuta esistere. Christian Moretti (mente e braccio di Plan B Motorcycles) e Alessandro Castiglioni (proprietario della special) si sono così trovati d’accordo sul progetto. Come carburante e scintilla, hanno acceso un incendio di idee ed esperimenti durato oltre 700 ore di lavoro e che ancora non si è spento.

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Plan B motorcycles - Flying '57

Infilo il casco e salto in sella. Accenderla non è propriamente semplice: al motore – un monocilindrico Rotax 652 cc che un tempo equipaggiava una Aprilia Pegaso – è stato tolto l’avviamento elettrico. Bisogna saper trovare il punto morto superiore e scalciare con decisione sul kick starter. Il grosso mono romba attraverso uno scarico cromato nero che serpeggia a mezzo palmo dal terreno: è realizzato a moduli, per avere abbastanza sviluppo in lunghezza da far girare adeguatamente il motore, ma volendo lo si può accorciare e “girare” a piacimento. In ogni modo, i silenziatori – quelli aftermarket di una Yamaha custom – sbuffano sul suolo, sollevando polvere ad ogni accelerata. La frizione stacca all’ultimo e l’erogazione non è propriamente dolce: il motore pistona con vigore e non digerisce il gas parzializzato. Chiuso, aperto. Non ci sono mezze misure. Prima, seconda, terza… La Flying ’57 prende il volo. La posizione di guida è raccolta, la sella appena imbottita e tra le ginocchia stringiamo il piccolo serbatoio. Il manubrio è bello largo e ben rialzato, abbastanza almeno per avere pieno controllo anche quando si guida in piedi. Tutta la moto è molto raccolta. Rimane un mistero come siano riusciti a far stare il turrito motore Rotax nel minuscolo telaio di una Bianchi Tonale 175 GT del 1957 (ecco spiegato il nome Flying ’57…). Eppure l’alchimia funziona.

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Plan B motorcycles - Flying '57

La culla è rimasta quella di serie, ma è stato modificato cannotto per ospitare cuscinetti a rulli conici al posto degli originali a sfere, e i due tubi superiori sono stati scatolati con piastre tagliate al laser per ancorare l’ammortizzatore posteriore. La parte posteriore è stata ricostruita per farci stare il forcellone di un Kawasaki GPZ Unitrack montato a rovescio, con la capriata nella parte inferiore. Un’asta regolabile con uniball (che serve a cambiare inclinazione) agisce su un leveraggio (con due punti di leva per modificare risposta sospensione) che a sua volta tira l’ammortizzatore di una Buell. Davanti la forcella Marzocchi Magnum con steli da 45 mm (presa da una Husqvarna) è accorciata di 11 cm. L’escursione – sia davanti, sia dietro – è poca, ma tutto è studiato per mantenere l’assetto ribassato. Vista di lato, questa special non ha “spazi vuoti” tra i vari elementi che la compongono: tutto è compatto e raccolto. Il baricentro è basso e la distribuzione dei pesi è equamente divisa tra i due assi. Guidandola si avverte subito un grande equilibrio che rende facile e divertente condurla. Quando ho visto le ruote – Dunlop da dirt track, entrambe da 130/80-18” – avrei detto che curvare sarebbe stata un’impresa. Invece la Flying ’57 si rivela estremamente maneggevole e agile. Un giocattolo: 110 kg di pura gioia dinamica. Certo, dei freni più potenti non guasterebbero. I due tamburi (anteriore di una Moto Morini 3½, dietro di una SWM da Regolarità, entrambi modificati) vanno strizzati parecchio per ottenere decelerazioni decise e arrestare la corsa. Ma, in tutta onestà, adesso non ho proprio voglia di fermarmi.

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