19 March 2011

Moto Guzzi: le moto da competizione

Modelli vincenti ed innovativi quelli sfornati negli anni dal Reparto Corse della Guzzi, dalla Bicilindrica 500 fino alla Otto Cilindri del 1955

Moto guzzi: le moto da competizione

Nella foto: Moto Guzzi Otto Cilindri (1955-1957)

 

Un ritorno alle meccaniche semplici e soluzioni collaudate: questo il principio che ha animato la progettazione della 500 Bicilindrica (1933 – 1951). Il propulsore mantiene il classico (per quei tempi) cilindro disteso e rivolto verso la direzione di marcia ma ne viene aggiunto un altro inclinato di 120° rispetto a quello orizzontale. Per i materiali, niente leghe leggere ma solida ghisa  che disperde meno il calore ma subisce meno deformazioni. Anche il cambio richiama la tradizione delle Guzzi dell’epoca con un quattro marce in blocco, con innesti frontali e ingranaggi sempre in presa.

 

Voleva sfidare le sovralimentate la 500 Tre Cilindri a compressore del 1939. Il motore, in cui si fa largo uso di leghe leggere, è un corsa corta che produceva 65 CV a 8.000 giri capace di spingere la moto a quasi 230 km/h. L’utilizzo di materiali pregiati (come alcune leghe applicate in ambito aeronautico) consentono di contenere il peso della moto a 175 kg. Anche su questa, come si usava all’epoca grazie ai regolamenti delle gare di allora, montava un compressore.

 

Rappresenta probabilmente la massima espressione delle monocilindriche da mezzo litro dell’epoca, la Gambalunga 500 (1946 – 1951). Il nome evoca la corsa del pistone superiore all’alesaggio, novità per le Moto Guzzi di allora. 33 CV e 125 kg per questa moto che però dimostrò che era migliore il motore sottoquadro. Le maggior qualità di questa Gambalunga erano la grande affidabilità e la resistenza allo sforzo prolungato, però a scapito della potenza massima.

 

Il Gambalunghino 250 nasce…da un incidente! Enrico Lorenzetti, pilota e collaudatore Guzzi, distrusse la sua Albatros e, per ripararla velocemente, sostituì i pezzi danneggiati con quelli del Gambalunga 500. Da qui il nomignolo poi affidato a quest’ibrido che si sarebbe poi rivelato una delle migliori motociclette da corsa della Guzzi. Tanto che con questa bicilindrica guidata da Bruno Ruffo la Casa di Mandello vinse il primo titolo nella classe 250 proprio nell’anno del debutto, il 1949.

 

Il titolo di Campione del Mondo nella classe 350 arriva nell’anno del debutto con la 350 Bialbero del 1953. Strettamente imparentata con il Gambalunghino, aveva una cilindrata di 317 cc e la potenza fornita era di 31 CV (33 a fine stagione dopo alcuni miglioramenti ed un aumento di cilindrata). Ma questa moto segna anche il ritiro di Moto Guzzi dalle competizioni (1957) dopo cinque titoli mondiali consecutivi conquistati dalla 350 Bialbero.

 

Però la moto che fece più sensazione all’epoca e per la quale gli aggettivi non bastano mai fu la Otto Cilindri 500. Sì, otto cilindri. Ebbe una carriera sportiva “breve ma intensa”, come si usa dire: dal 1955 al 1957, anno del ritiro, in cui non si raccoglie quanto seminato. Otto cilindri a V di 90° furono la base di un progetto molto ardito tanto che si evitarono soluzioni troppo innovative come le quattro valvole per cilindro, l’iniezione o il magnete per l’accensione. Di lei, Enrico Parodi (co-fondatore della Moto Guzzi) disse quando la sentì “cantare” per la prima volta: “dovremmo portarla alla Scala!”. 

 

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