21 May 2012

Mondiale Motocross 2012: tanto fango e un po' di gloria

Con il GP del Brasile il Mondiale cross conclude la sua prima fase. Il punto di Marco Gualdani - di Motociclismo FUORIstrada - su un campionato che vede Tony Cairoli leader della MX1 e Herlings della MX2

Mondiale motocross 2012: tanto fango e un po' di gloria

 

Si chiude la doppia trasferta extraeuropea del Mondiale di Motocross, che ha visto il circus attraccare prima in Messico la scorsa settimana, per spostarsi poi in terra brasiliana. Entrambe le gare sono state decisamente anomale rispetto a quanto il Mondiale è abituato ad affrontare a livello ligistico, ma soprattutto per le condizioni di gara. Ma è anche per questo che si è usciti dai soliti confini e se si andava a caccia di avventura l’esperimento è riuscito in pieno, nel bene e nel male. Sono stati due GP opposti, che hanno messo a dura prova piloti e organizzatori per far fronte prima alla polverosa pista messicana e poi all’infernale fangone brasiliano.

 

Messico e nuvole

Il Messico si è trovato per la prima volta nella sua storia ad ospitare un GP di cross e, purtroppo, non era del tutto preparato a gestire un evento di tale portata. La pista è stata realizzata in tempi stretti da zero in una collina a bordo autostrada e la terra secca e mossa, unita a qualche difficoltà nella gestione dell’innaffiatura, ha reso la pista molto polverosa già nella giornata di sabato. Per questo problema c’è stato una sorta di sciopero dei piloti più forti che si sono rifiutati di partire per la loro manche di qualifica che ha preso il via con i pochi piloti locali che hanno onorato la presenza. La situazione poteva essere gestita con un piccolo slittamento del programma di gara, ma organizzazione e piloti si sono trovati a fare muro contro muro e la soluzione non è venuta fuori. Per sopperire a questo problema si è passato la notte a bagnare la pista, con il risultato che la domenica si è corso in condizioni impegnative e praticamente con il fango in pista, che ha reso il tracciato, comunque ben disegnato, molto difficile per la formazione di buche e canali molto selettivi. A tutto questo si è aggiunto il problema della regia TV, decisamente fuori tempo, confusionaria e non in grado di esaltare quanto di buono, comunque, c’era da far vedere. Per fortuna le seconde manche sono state gestite meglio e alla fine si sono viste anche delle gare all’altezza del Mondiale. Peccato, invece, per la scarsa risposta del pubblico, non assente, ma sottodimensionato rispetto alle attese, forse perché dopo i fatti di sabato alcuni giornali locali parlavano di cancellazione del GP. La situazione socio politica messicana non è facile e forse il Mondiale cross aveva bisogno di un anno di rodaggio per essere accolto e apprezzato nel modo che merita.

 

Brasile, samba annacquata

Il problema polvere non è stato neppure considerato nel GP successivo, corso questo fine settimana, sul nuovissimo circuito di Beto Carrero, ubicato circa un centinaio di chilometri a nord di Florianòpolis nel sud del Brasile. L’impianto di proprietà della Honda si è dimostrato all’altezza della situazione offrendo una struttura estremamente moderna con strutture edificate, tribune coperte e una pista con terra rossa circondata da un curatissimo pratino verde. Purtroppo gran parte dello spettacolo è stato rovinato dalle abbondanti piogge che si sono abbattute soprattutto tra sabato e domenica mattina, rendendo il tracciato al limite della praticabilità. Sin dalla prima curva il gruppo dei piloti era coperto di fango, che ha reso i protagonisti quasi irriconoscibili, ma soprattutto ha trasformato la pista in un inferno di canali, costringendo tutti a fare gli straordinari per stare in piedi. Per fortuna la pista era tutta in piano, perché affrontare delle salite sarebbe stato quasi impossibile. Da un lato questo ha creato spettacolo per gli infiniti colpi di scena, dall’altro non ha permesso ai piloti di fare delle gare esaltanti, limitati dalle insidie della pista che non permettevano a nessuno neppure di chiudere i salti. Forse sarebbe stato più divertente se si fosse ruspata la pista tra la prima e la seconda manche quando ormai era smesso di piovere e si potevano creare le condizioni per correre due finali come si deve. Soprattutto perché se da un lato queste condizioni rappresentano il vero stile del motocross, dall’altro si scontrano con le esigenze televisive, che non riescono mai a dare una giusta dimensione alle difficoltà della pista. Così passano 4 ore di trasmissione in cui i piloti circolano a passo d’uomo con i piedi a terra, cadendo dappertutto come dei birilli, facendo venire voglia di cambiare canale a chiunque non sia uno sfegatato intenditore, ben conscio di ciò che sta guardando. Questo è il compromesso che per certi versi limita l’esplosione di sport così particolari nei confronti del grande pubblico. Ma in fondo è meglio che si resti legati alle origini di una disciplina così cruda, piuttosto che snaturarla con un prodotto TV meglio confezionato, ma sterile.

 

MX1: fango, niente velocità né gloria.

Venendo alla parte sportiva, la doppia trasferta non ha sconvolto in maniera determinante le classifiche della MX1 e della MX2. Nella classe regina resta al comando il nostro Antonio Cairoli, forte di un inizio di stagione esaltante in cui ha già conquistato 2 GP su 5, 4 manche ed è finito 4 volte sul podio, attaccando quando era il caso e difendendosi in certe fasi di gara. Purtroppo in Brasile è arrivata la prima giornata no, con appena un ottavo e un nono posto in cascina, ma soprattutto con due errori pagati cari. Nella prima manche è andato dritto in una curva e ha speso tanto tempo per ripartire, mentre nella seconda è scattato al comando, ma è caduto alla prima curva, ripartendo ultimo e senza mai prendere davvero il ritmo giusto. A fine giornata, Tony, sintetizza la sua performance con una battuta, ispirandosi al tatuaggio che ha sulla schiena e che cita: Velocità, fango e gloria. “Oggi mancava sia la velocità, sia la gloria. C’era solo il fango!”. Del resto poteva andare molto peggio, perché il suo diretto rivale in campionato Clement Desalle è riuscito a rubargli soltanto 5 punti, anche se è il belga a vincere il “mini campionato” in terra extraeuropea nella somma dei punti dei due GP.

Ma non basta, perché Cairoli sembra più in forma che mai. In più, il fatto che ci siano diversi piloti a giocarsi il titolo rende le posizioni di vertice difficili da raggiungere e uno come Desalle, per ora, non è riuscito a mettere il suo timbro in nessuna gara. Non solo non ha ancora vinto un GP, ma non ha fatto sua neppure una manche (pur finendo 5 volte secondo), rimediando, anzi, parecchie delusioni. Il tutto a vantaggio di Cairoli, che si trova un rivale molto grintoso, ma poco incisivo con l’aggiunta dei due piloti Kawasaki Christophe Pourcel e Gautier Paulin velocissimi, ma troppo incostanti. Rubano punti quando sono in forma, ma ne regalano a Tonino quando falliscono, con Desalle che resta sempre a bocca asciutta. Tra i due francesi è proprio Pourcel a fare notizia. Quando è in giornata non ce n’è per nessuno, ma allo stesso tempo non sai mai cosa aspettarti. In Brasile ha vinto il GP con una prima manche da panico, in cui ha capitalizzato un vantaggio di oltre un minuto sul secondo dopo solo pochi giri, vantaggio che poi ha sfiorato i due minuti a tre quarti di gara, figlio di una pulizia di guida senza pari che lo portano a galleggiare dove gli altri affondano. Poi, però, in gara 2 ha subito l’avvento degli avversari e quella che sembrava una doppietta, si è trasformata in un quarto posto. Stessa cosa in Messico, dove ha tentato la fuga nella seconda manche, ma quando si è trovato a dover tirar fuori la spada per combattere si è limitato a inseguire. Nella prima, invece, ha raccolto la rete verde che delimita il tracciato nella ruota posteriore e ha chiuso appena tredicesimo. E anche all’apertura del Mondiale a Valkenswaard non è stato per niente competitivo, raccogliendo solo 12 punti, contro i 50 conquistati da Cairoli. In tutto questo, però, vanta già due GP vinti (Italia e Brasile), più uno (Francia) chiuso a pari punti con il vincitore Paulin. Quindi ha vinto tre GP su 5 e se troverà un minimo di costanza sarà il peggior cliente per il nostro Tonino. Restando in Kawasaki non si può non parlare di Paulin, che ha iniziato la stagione come una furia, ma che già adesso si trova a fare i conti con risultati altalenanti, a cui si aggiunge la rottura della moto durante il giro di ricognizione della seconda manche del GP del Messico. Paulin non ama il fango ed è atteso a una sonora rivincita nel prossimo GP che si corre proprio a casa sua in Francia.

In tutta questa confusione, emerge l’altro azzurro David Philippaerts. Il pilota Yamaha è al rientro dopo il peggior incidente della carriera che gli ha fatto fuori entrambi i polsi appena pochi mesi fa. David è tornato, ha corso i primi tre GP in guardia ed è esploso in Messico, ripetendosi in Brasile, chiudendo prima terzo assoluto e poi secondo. E in Messico è tornato persino alla vittoria di manche con una seconda finale tutta fatta di cuore e coraggio in cui ha passato di merito tutti gli avversari, tagliando per primo il traguardo. Ora le speranze della Yamaha sono tutte riversate su di lui, dopo che la prima guida Frossard si è autoeliminato dopo il primo GP e adesso ha deciso di fermarsi per risolvere i problemi al legamento rotto, strascicati senza troppa logica nelle ultime gare. Tra gli attesi che stanno mancando all’appello c’è anche il russo Evgeny Bobrishev, partito come un razzo nel primo GP di Valkenswaard, ma subito infortunato. Prima a un pollice, che non ha ancora sistemato al 100%, poi alle costole e quindi con una brutta bronchite che lo ha costretto a saltare il Messico. Serve pazienza per tornare in forma e stare di nuovo davanti.

Tra le comete di questa stagione non si può non citare Ken De Dycher, sempre protagonista con la KTM ufficiale, Dean Ferris che con la Kawasaki Ice One ha “rischiato” di finire secondo in Brasile (una caduta nel finale lo ha estromesso dai giochi), Kevin Strijbos, tornato sul podio di un GP con il terzo posto assoluto del Brasile o Xavier Boog, addirittura vincitore della strana seconda manche brasiliana.

Chiudiamo con l’altro azzurro in gara, Davide Guarneri che sta faticando un po’ più del previsto e per un motivo o per l’altro non si trova oltre il quindicesimo posto in campionato. La velocità c’è, serve solo un pizzico di fortuna in più. Forza Pota.

 

MX2, Herlings non sbaglia. A parte in Brasile

Nella MX2 si sta confermando il pronostico di inizio stagione che vedeva la KTMdi Herlings davanti a tutti. L’olandese ha corso una prima parte di stagione perfetta, riuscendo ad arginare gli attacchi del diretto e pericoloso avversario Tommy Searle sulla Kawasaki, compiendo un piccolo passo falso solo in Brasile, dove non ha affatto digerito il fondo. Il suo settimo posto finale lo testimonia. Adesso i suoi punti di vantaggio sono 20, proprio quelli che ha perso Searle con la battuta d’arresto nella prima manche di Fermo in cui ha rotto un radiatore e la sua moto si è fermata. L’inglese, però, non sembra affatto deciso a mollare la presa e l’unico modo per battere un Herlings così in palla è quello di non cedere un metro, stargli sotto e approfittare di un suo ipotetico passo falso. In Brasile ha vinto tutte e due le manche; addirittura nella prima ha avuto il tempo di fermarsi ai box per cambiarsi i guanti. Quel che è certo è che i giochi sono più aperti che mai. Tra gli altri protagonisti troviamo la KTM di Van Horebeek, ottimo terzo in campionato, che precede quel combina guai di Roelants, velocissimo, ma anche poco costante. Si sta rivedendo davanti anche il francese Charlier, prima guida Yamaha, che dopo aver risolto i guai fisici sta tornando a stare davanti ed è atteso al risultato di prestigio. Costante, ma ancora un po’ lontano dai migliori, il nostro Alex Lupino, che ha raccolto un ottimo sesto posto nella seconda manche di Fermo e una serie di ottimi piazzamenti in tutte le altre gare. Peccato per una caduta in gara 2 in Brasile proprio nel momento sbagliato, quando si prospettava una situazione a lui favorevole. L’acuto è nell’aria. Lo stiamo aspettando.

 

Classifiche dopo 5 GP

MX1

1 222 Cairoli, A. 203
2 25 Desalle, C. 179
3 377 Pourcel, C. 172
 
4 21 Paulin, G. 170
5 9 de Dycker, Ken 154
6 19 Philippaerts, D. 142
7 22 Strijbos, K. 139
8 121 Boog, Xavier 129
9 999 Goncalves, Rui 110
10 4 Leok, Tanel 107

 

MX2

1 84 Herlings, J.  223
2 100 Searle, Tommy 203
3 89 van Horebeek, J. 189
 
4 34 Roelants, Joel  152 
5 6 Anstie, Max  137
6 911 Tixier, Jordi 128
7 45 Nicholls, Jake 120 
8 22 Ferrandis, D. 107 
9 77 Lupino, A. 103 
10 151 Kullas, Harri 99

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