di Marco Riccardi - 09 giugno 2019

L'urlo di Mike

Le sei “canne d’organo” della Honda RC166 si fanno sentire al GP di Francia 1967 a Clermont-Ferrand. Anche di spalle si riconosce il pilota grazie al suo inimitabile stile di guida: è Mike Hailwood. Quell’anno vincerà il suo terzo titolo mondiale nella 250
Brabum, brabum, brabum... Un rumore come un tuono invade improvvisamente il meraviglioso museo Honda di Motegi. Col passare dei minuti diventa sempre più intenso, il sound cresce imperioso ed entra nelle stanze che contengono il meglio della produzione e dei mezzi da competizione del costruttore giapponese: oltre 700 pezzi tra auto e moto. È come se ogni modello ospitato in questa struttura, che celebra la storia, le intuizioni e il genio di Soichiro Honda, improvvisamente prendesse vita, animato proprio dalla voce della RC166, la 250 sei cilindri da Gran Premio che i meccanici in giacca bianca hanno avviato fuori dall’officina annessa al museo. Brabum, brabum, brabum... un crescendo vertiginoso, sino che l’ago dello strumento va a sfiorare quota 18.000 giri. È un turbinio di valvole, pistoni e bielle che a motore caldo si accordano tra di loro producendo un suono lancinante. L’urlo esce dai megafoni, amplificato com’è dalla cupola che unisce il museo alla struttura dove vengono riportate all’origine le più importanti e storiche moto di Honda.

Vi assicuriamo che questo rumore fa venire la pelle d’oca alta un dito, entra nel cervello, non ti abbandona più. La sei cilindri 250 debutta a Monza, al GP delle Nazioni del 1964. La guida Jim Redman ed è nata per contrastare le Yamaha due tempi, le prestazioni delle quali superano i cavalli messi in pista dalla vecchia Honda RC163 a quattro cilindri. La nuova creatura nasce dal genio di Soichiro Irimajiri, ingegnere aeronautico al quale si devono, in campo GP, pure la bicilindrica di 50 cc, la cinque cilindri 125 (mondiale con Luigi Taveri nel 1964 e 1966), la discussa NR 500 a pistoni ovali; nelle moto di produzione è stato project leader di “monumenti” come la Gold Wing, la CX500 e la CBX1000 a sei cilindri.

La nuova 250 sfrutta il meglio della tecnologia 4T per far girare il motore a regimi altissimi: siamo a 17.500 giri, ma questa Honda non è ancora vincente perché soffre di surriscaldamento del propulsore e di una limitata maneggevolezza. Nel 1965 si evolve proprio alla ricerca di una guida più facile e cambia la forma della carenatura per avere più aria al motore, ma Redman finisce al terzo posto dietro il vincitore Phil Read e Mike Duff, che guidano le Yamaha. L’anno dopo alla guida della RC166 c’è un certo Mike Hailwood: le cose cambiano radicalmente anche perché “The Bike” guida una versione ulteriormente aggiornata della sei cilindri, che usa un motore a corsa corta per generare 60 CV e spingere la moto sino a 245 km/h di velocità massima. La RC166 250 che romba a Motegi non è la stessa moto che Mike Hailwood ha portato alla vittoria del titolo mondiale nel 1966 e nel 1967. Si tratta di una perfetta replica costruita dai tecnici di Honda Collection Hall. Quella originale è all’interno del museo, ma non si può parlare di lesa maestà, di banale copia, perché la moto che gira alle varie rievocazioni - e che qui fa sentire la sua straordinaria voce - è stata costruita esattamente partendo dalle misure dei pezzi della originale RC166, che è stata smontata e quotata per ricavare parti introvabili come il basamento, l’albero motore, i pistoni.
1/20 Mike Hailwood 1965
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