di Tarcisio Olgiati - 21 aprile 2015

Marzocchi chiude: fornitura alle Case solo fino a esaurimento scorte

La storica Azienda italiana è a un passo dal cessare l’attività e, smaltite le scorte, non fornirà più le forcelle alle Case che le montano di serie su moto e scooter. 120 posti di lavoro in fumo per la decisione dell’americana Tenneco, proprietaria del Marchio bolognese, di andarsene da Zola Predosa

Marzocchi chiude: fornitura alle case solo fino a esaurimento scorte

I manager di Tenneco, multinazionale americana che dal 2008 è proprietaria del marchio Marzocchi, hanno deciso: chiude lo stabilimento bolognese dello storico Marchio italiano di sospensioni, nato nel 1949. La notizia risale a fine marzo, ma ora arriva la conferma che, dopo un incontro coi sindacati il 14 aprile, non ci sono spiragli di luce o possibilità di chiudere la questione in altro modo. Sappiamo infatti che le Case che adottano le forcelle italiane come primo equipaggiamento (TM, GasGas, Beta e la portoghese AJP, tra quelle che fanno moto da offroad, ma ci sono molte moto stradali - ad esempio la MV Agusta Turismo Veloce o la Ducati Hypermotard -, gli scooter - come i BMW C 600 Sport e C 650 GT -, le mountain bike...) hanno ricevuto una nota in cui si comunica che Marzocchi non fornirà più le sospensioni, presumibilmente dopo l’esaurimento delle scorte (cliccate qui per una rassegna di alcune delle moto che escono di serie con le Marzocchi).

 

In crisi dal 2011

Per le 120 persone attualmente ancora impiegate a Zola Predosa (BO) non ci sono buone notizie e gli sforzi che il sindacato ha fatto da fine 2011, quando il gruppo americano aveva annunciato per la prima volta l’intenzione di voler chiudere lo stabilimento bolognese, hanno sortito effetti solo parziali, che non hanno cambiato la sostanza delle cose. Anzi, 50 dei 170 dipendenti in forza nel 2011 hanno già perso il posto e l’unica cosa che si era riusciti ad ottenere erano state generiche garanzie per posticipare a metà 2015 ogni ulteriore decisione, oltre all’entrata in vigore della cassa integrazione straordinaria fino a settembre dell’anno in corso (con possibilità di esodi per chi lo volesse), dopo un primo utilizzo del contratto di solidarietà con riduzione del lavoro del 35%.

 

Tenneco: “basta forcelle”

Le motivazioni della chiusura, secondo quanto dichiarato dal management, vanno cercati principalmente nella crisi del mercato, che ha “suggerito” a Tenneco di uscire dal settore forcelle Dall’ultimo incontro tra management e sindacati non è infatti emersa la volontà di delocalizzare la produzione, ma nemmeno quella di cercare soluzioni per mantenere accesa la fiammella della speranza. Come detto, a settembre 2015 scade la cassa integrazione straordinaria e Tenneco non ha rinnovato il contratto di affitto dello stabilimento: rimane davvero pochissimo tempo, ecco perché la Fiom chiederà l’apertura del tavolo di crisi (detto “di salvaguardia”) da parte della città metropolitana. 

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