"Produciamo prodotti diversi, in milioni di pezzi all'anno"

Motociclismo intervista Luca Dell’Orto (Amministratore Delegato e Operations Manager) per parlare dell’azienda, della sua crescita, degli investimenti e dell’attività agonistica
1/26 La nostra visita alla fabbrica e alle linee di produzione di Dell'Orto
Quanto siete cresciuti negli ultimi anni?
“Negli anni il mix produttivo è cambiato radicalmente. Il passaggio da un prodotto destinato ai motori 2 tempi, il carburatore, a un prodotto evoluto come l’iniezione ha mischiato le carte in gioco. Un tempo producevamo circa 2 milioni di carburatori ogni anno, ora svariati milioni di pezzi. Il fatturato, negli anni a cavallo del 2011, era sui 50 milioni di euro. Oggi superiamo, solo in Italia, i 75 milioni di euro. In India fatturiamo altri 10 milioni di euro circa”.

E in Cina?
“Quella cinese è un’azienda nostra, ma non abbiamo un sito produttivo là. Siamo in loco per essere attivi su quel mercato, con un fatturato di 4 milioni di euro”.

Come mai Dell’Orto non produce iniettori?
“L’iniettore è un prodotto specifico e va tarato di volta in volta a seconda dell’installazione. Per questo ci affidiamo a esterni, come Magneti Marelli e Bosch”.

Per il cliente sono importanti due cose: qualità e costo. Dov’è la forza di Dell’Orto rispetto ai principali competitor?
“Noi ci scontriamo con competitor decisamente più grandi di noi. Il cliente apprezza la reattività con cui produciamo: siamo piccoli, snelli e la gestione familiare agevola nell’accogliere le richieste ed elaborarle. I tempi di risposta sono più rapidi rispetto ai colossi del settore e possiamo soddisfare chiunque con prodotti customizzati, progettati ad hoc. Allo stesso tempo, però, il cliente richiede la stessa qualità offerta dai “big”. Per questo motivo investiamo tanto anche nella formazione del personale: la qualità deve restare sempre molto elevata. Parlando di costi, sui prodotti customizzati siamo molto competitivi”.
Il mercato globale vede nelle moto di piccola cilindrata il prodotto che va per la maggiore. Dotarle di carburatore o di un sistema a iniezione: quale paragone, in termini di costo complessivo?
“Diciamo che, complessivamente, costa di più il pacchetto a iniezione: i sensori hanno un costo elevato. Il carburatore, per un certo senso, è un prodotto finito e costa meno. Nel sistema a iniezione la centralina ha un peso importante sui costi”.

Quanto investite nell’attività agonistica? In proporzione quanto rispetto al passato?
“Oggi investiamo di più. In questi anni l’investimento è stato pari a circa a 600.000 euro”.

Cosa significa per lei essere un'azienda all’avanguardia?
“Dell’Orto ha iniziato il processo di crescita ancor prima che nascesse la definizione di Industria 4.0. L’azienda non può prescindere dall’efficienza, dalla competitività a livello di mercato e dalla capacità di produzione. Per soddisfare tutti questi aspetti abbiamo investito nella gestione automatica delle linee produttive. Da un punto di vista della mole di lavoro, le automazioni sono un grande aiuto perché permettono di ridurre al minimo l’errore umano, intensificando allo stesso tempo il controllo della qualità. La cura del prodotto finito è maggiore. Non solo, le linee di produzione sono più rapide. Industria 4.0 non vuol dire solo produrre, ma anche raccogliere più dati relativi ai processi per poter calcolare esattamente la performance”.

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