di Raffaella Cegna - 27 April 2018

Itinerari in moto: 48 ore per scoprire la Lombardia

Una moto versatile e 48 ore. Questo è quanto abbiamo a disposizione per scoprire due città poste a pochi chilometri di distanza, ma con culture e caratteri molto diversi: Bergamo e Brescia
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  • 1/13 Lombardia in moto: il complesso monastico di Sant'Eufemia

    Quanto la meccanica di una moto può assomigliare a quella di uno strumento musicale? Tecnicamente poco, ma l’etimologia lascia ampio spazio a fantasiose analogie. Telaio, cavalletto, smorzatore, forcola, scappamento e tasto sono alcuni dei mille elementi che costituiscono un pianoforte, eppure potrebbero anche sembrare parole comuni di una chiacchierata tra navigati motociclisti della Val Trompia. Il nostro viaggio di due giorni su strade lombarde è il modo per scoprire un territorio noto da un diverso punto di vista, per conoscere l’arte dei borghi, per scoprire angoli colorati di street art, assaporare le proposte delle osterie, sostare nei caffè storici. La protagonista di questa breve, ma intensa avventura è un’icona delle due ruote, o meglio l’Icon, nuova versione essenziale in scala di grigi della celebre Scrambler di Casa Ducati. Partenza all’alba dal Teatro Arcimboldi di Milano, anch’esso emblematico mix di tradizione teatrale e architettura contemporanea, in un quartiere dove il rigore geometrico regna sovrano e centinaia di universitari rappresentano la linfa di una Milano in pieno sviluppo. L’autostrada è la necessaria “fionda” verso le mete principali, perchè 48 ore non bastano mai, quando ci si mette alla guida con tanta passione. Pochi chilometri tirati col righello per capire come il bicilindrico di 800 cc su 179 kg di moto a secco, possano rivelarsi divertenti.

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    Lento ma non troppo

    Ogni volta che ci si avvicina a Bergamo, la Città Alta appare come una cartolina, dipinta ad acquarello su una carta ruvida quanto l’asfalto drenante dell’A4. La Città Alta è magnetica, ma esplorare qualcosa di diverso regala le prime sorprese. Attraverso un groviglio di svincoli, sottopassi e rotonde arriviamo a Boccaleone, una periferia in rapida trasformazione, dove graffiti di grandi nomi della street art, mercatini vintage, associazioni di quartiere ed edifici colorati guardano il futuro, con intraprendenza e ironia. Il passaggio da Bergamo Bassa alla Città Alta è sempre spettacolare: una lenta ascesa che, dopo il passaggio dall’imponente Porta Sant’Agostino, spiazza con un ampio panorama che si apre da una parte verso la pianura e dall’altra verso il borgo arroccato tagliato da strette viuzze tra antichi edifici. È ora di parcheggiare la moto ai piedi del Colle di San Vigilio per perdersi a piedi nel vivace ozio di una domenica mattina scaldata da un timido sole, tra eleganti caffè e botteghe storiche, come la pasticceria Cavour della nota famiglia di ristoratori Cerea. Immancabili due passi lungo le vie Colleoni e Gombito, con sosta nella Piazza Vecchia, su cui si affacciano maestosi edifici disposti secondo una geometria armonica e perfetta, tanto da far dire a Le Corbusier “Non si può più toccare neppure una pietra, sarebbe un delitto”. Il Palazzo della Ragione, la Torre Civica detta “il Campanone” e la fontana Contarini meritano almeno un breve shooting fotografico, in attesa di tornare qui in una tiepida sera di aprile per farsi incantare dalle note di Tchaikovsky nel Teatro Sociale. Tutto classico? Macché. A una manciata di metri dalla storica Vineria Cozzi si può degustare una birra artigianale del Birrificio Elav, o trovare l’ultimo modello di scarpe sportive da perfetto hipster con i baffi a manubrio. A una visita dell’Accademia di Carrara può seguire un viaggio nell’arte del novecento nella Galleria d’Arte Moderna e Contemporanea (GAMeC).

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    Allegro con brio

    Risalire in sella, sapendo di ripercorrere la strada delle Mura, è un piacere. Ci si lascia alle spalle tanta storia e arte, per cambiare strada e ritmo. Da una partitura classica si passa a un pomeriggio tutto curve e rock’n’roll. Iniziano le pieghe, si ingrana la sesta. La meta della giornata è Brescia, ma non certo da raggiungere con la strada più breve. La Scrambler implora curve e tornanti, saliscendi, velocità. La provinciale 79 è perfetta, per godersi guida e panorami. Per scaldare le gomme, il primo tratto brioso passa da Gaverina Terme, varcando il Colle Gallo a 763 metri di altitudine, passaggio dalla Valle Seriana alla Val Cavallina. Lasciata la Statale 42, si attraversa Grone e qui comincia il bello. La strada inizia a salire gradualmente, fino a un tratto di otto tornanti al 17% di pendenza in due chilometri. La strada continua a salire più o meno dolcemente fino a raggiungere i 1.070 metri di altitudine sui Colli di San Fermo, dove è possibile fare una sosta per visitare il Santuario, meta di tanti ciclisti. Nella discesa verso Sarnico, le curve si fanno ampie e il paesaggio dell’alta Valcalepio si apre fino a intravvedere la punta del Lago d’Iseo. La Scrambler è agile e facile e i cambi di marcia fanno risuonare il motore in tutta la vallata. Questa sì che è musica, non chiamatelo rumore. Il breve tratto sul lago tra Sarnico e Iseo può regalare interessanti soste: una passeggiata nel piccolo borgo di Clusane, o la visita delle Torbiere del Sebino, che da sole meriterebbero un paio di giorni di trekking. La Riserva Naturale è considerata un’area prioritaria per la biodiversità lombarda, per la varietà di habitat e di specie, acquatico-palustri, pregiate o di interesse comunitario, rare o a rischio di estinzione; 360 ettari, composti prevalentemente da canneti e specchi d’acqua circondati da campi coltivati e sentieri, paradiso della pesca, del birdwatching e del trekking.

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    Notturno mondano e overture

    L’arrivo a Brescia in tarda serata, al buio, permette di aggirarsi tra alcuni monumenti tanto illuminati da sembrare scenografie di un romantico film americano. Tanti si chiedono cosa ci faccia una motociclista ancora in sella a quest’ora, ma io da questa moto non vorrei mai scendere. Una volta parcheggiata al sicuro per la notte, non si può non assaporare un frammento di movida bresciana, sorseggiando un pirlo (aperitivo a base di vino bianco e Campari) nel foyer affrescato del Teatro Grande, sbirciando dal sipario la sontuosità degli interni e passeggiando nei vicoli del centro storico, mentre ci si dirige a cena in un locale tipico, verace, l'Osteria La Grotta, dove l’oste spiega e consiglia senza mezze misure. D’altronde si rivela un ducatista di vecchia data, quindi l’intesa è immediata. Si riparte da Piazza della Vittoria, segno inequivocabile del periodo fascista, dove ogni elemento architettonico rispetta i più severi canoni della geometria. Proprio qui inizia una passeggiata surreale tra 70 opere di Mimmo Paladino, disseminate per la città, a creare un museo diffuso a cielo aperto temporaneo chiamato Ouverture, come l’apertura delle opere liriche (mostra prorogata fino a settembre 2018).

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    Musica, motori e arte si mischiano nuovamente, con un fil rouge magnetico. Grande esponente della transavanguardia italiana, Paladino è principalmente noto per le sue sculture: enormi cavalli, cavalieri, elmi, scudi spezzati, cerchi, croci e teste. Un “esercito" di opere, tra cui una riedizione bresciana del Sant’Elmo e il gigantesco Zenith, una scultura equestre in bronzo e alluminio alta quasi 5 metri. Dalla sella della Scrambler tutto prende un senso singolare: i cavalli appaiono come stoici centauri e gli elmi sembrano caschi arcaici. Una gustosa colazione nella maison del grande Maestro Pasticcere Iginio Massari riordina le idee e fa tornare con i piedi ben saldi sulle pedane, per riaprire il gas verso un altro tempio della velocità: il Museo Mille Miglia dove, tra la collezione di auto storiche e una mostra di moto d’epoca, torna la voglia di guidare. Tra esemplari unici di Garelli, Norton, Douglas, Harley e A.J.S. di inizio ‘900 c’è anche un pianoforte; scordato, ma non abbastanza per non provare a suonare Nuvolari di Lucio Dalla.

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    Ritornello con zelo

    Da qui inizia il ritorno, o meglio il ritornello, essendo una replica della strada tutte curve del giorno prima, che si vorrebbe ripetere all’infinito, come la strofa di una canzone di Iggy Pop. Le coste di Sant’Eusebio, tratto della strada del Caffaro tra Nave e Odolo, sono il paradiso degli smanettoni, dove le moto stradali fanno follie. Il freddo e la neve a bordo strada non intralciano la guida, anzi, danno un senso all’essere i soli, così fuori stagione, in questo luna park di asfalto. E non è finita qui, perchè vale la pena allungare ulteriormente il percorso su un’altra strada minore che si snoda dolce sui colli tra Nozza e Londrino per poi chiudere in bellezza con la strada provinciale 48, che mette in comunicazione la Val Trompia con il lago di Iseo e la Val Camonica. Passato il paese di Polaveno si scollina verso Iseo attraverso il Passo Tre Termini, a 681 metri. In questa zona si snoda il Sentiero dei Lupi, uno dei sei percorsi forestali proposti dall'Ecomuseo di Valtrompia, che ricorda l’antica usanza della caccia al lupo, molto presente in queste zone fino all’Ottocento. Da Iseo si potrebbero percorrere decine di altre strade, vivere altri cento borghi, godersi altri mille paesaggi, ma inizia il rientro verso Milano, per spegnere la moto davanti al Teatro degli Arcimboldi dove, quest’anno, il 10 giugno terminerà anche il Festival Pianistico Internazionale di Brescia e Bergamo, con una serata a base di Debussy, Rachmaninov e Tchaikovsky. Un appuntamento imperdibile, dove andare in sella a una moto, ovviamente, con smoking o in giacca di pelle.

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