Le “regole” per viaggiare felici

Scegliere la compagnia e l'equipaggiamento giusti, riconoscere la propria indole (e i propri limiti): basta poco per un viaggio memorabile

Viaggiare felici

di Paola Verani

 

In realtà è sbagliato parlare di regole: non esistono dei canoni, validi per tutti, in grado di garantire la riuscita di  un viaggio. Questo va tagliato su misura sulla persona che siamo. Nella gallery (cliccate qui) ci sono tutti i tipi di viaggiatori e di situazioni: imperdibile!

 

RANDAGI vs RAGIONIERI

Siamo dei “randagi” che amano improvvisare e che si vogliono godere il gusto dell'imprevisto fino in fondo? Avremo molto meno da lavorare nella prima fase, quella della preparazione del viaggio, rispetto i nostri colleghi “ragionieri”, sempre pronti e organizzati in ogni circostanza. Non avremo alberghi da prenotare, guide turistiche da consultare, mappe da studiare, siti meteo da visitare, ecc. Si parte “alla sperindio”! Ma probabilmente avremo un gran da fare poi, quando saremo “in ballo” e gli imprevisti metteranno alla prova la nostra tempra. Perché, non tutti quelli che si definiscono “randagi” lo sono veramente e quindi rischiano di soccombere sotto il peso delle mille incognite che la vita on the road ci propina.

 

CONVIVENZA COMPLICATA

Ne scaturirà, forse, anche una crisi d'identità: pensavamo di conoscerci, invece il primo viaggio tosto scardina tutte le nostre certezze. In tanti anni di attività, chi scrive ne ha conosciuti di viaggiatori “double face”: sembrano le persone più accomodanti, amabili e sagge del mondo finché di fronte ad una tappa che si protrae troppo a lungo, un letto per dormire che non si trova, un piatto condito male, “escono pazzi”, si “decomprimono”, rivelando un'anima più ottusa e aggressiva del più rigoroso dei “ragionieri”. È difficile che possa accadere il contrario: che il mototurista  “quadrato” si lasci andare al brivido del viaggio “sgangherato”. Ma quando succede, vi assicuro, è uno spettacolo da non perdere: vederlo che si commuove di fronte a un fuori strada non contemplato nella sua tabella di marcia, per una non programmata notte passata sotto le stelle (dopo avergli fatto spazio nel nostro sacco a pelo). Comunque è arduo far convivere un “randagio” con un “ragioniere” nello stesso viaggio.

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Scegliere la compagnia

MEGLIO SOLI CHE MALE ACCOMPAGNATI? NÍ…

Il viaggio in moto è una delle esperienze più intime che si possano vivere: ci espone a situazioni estreme, soprattutto per lo stress a cui ci sottopongono. Una delle cause principali delle tensioni è rappresentata dalla compagnia sbagliata: ovvero dalla scelta di persone che non condividono il nostro spirito, i nostri ritmi, la nostre aspettative. Per il piacere di far brigata, a volte, si creano delle grandi comitive, troppo assortite, che hanno già in partenza grandi possibilità di implodere (o esplodere). Facendo convivere quello che all’una in punto vuole mettere le gambe sotto un tavolo con quello che si sfama con i paesaggi e che fin tanto che c’è luce vuole procedere, oppure quello che deve sapere in anticipo il percorso che si andrà a fare con quello che ama lasciarsi tentare dalle strade che incontra durante il viaggio, si rischiano grossi imbarazzi. Allora, che si fa? Si viaggia in solitaria? È  una soluzione, ma esiste la valida alternativa di piccoli team sapientemente selezionati e collaudati, che mettono insieme “fratelli” di spirito.

 

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Vivere il piacere del momento

CONOSCI TE STESSO

Purtroppo anche noi mototuristi siamo afflitti dall’ansia di prestazione: ci lasciamo prendere dalla “sindrome dell’esploratore”: pensiamo che il mondo sia in attesa di conoscere le nostre imprese e allora ci poniamo obbiettivi molto al di sopra delle nostre possibilità o, per lo meno, molto al di sopra della soglia del nostro benessere. Questo vale in tutti gli ambiti della vita: porsi dei fini troppo elevati crea frustrazioni inutili. Quindi fa niente se non riusciamo a fare 1.000 km e attraversare almeno tre nazioni in un giorno. Fa niente se non riusciamo a rispettare la nostra tabella di marcia… è importante, invece, sfruttare ogni singolo momento della nostra avventura per imparare qualcosa e tornare “diversi”: più ricchi (di esperienza), più tolleranti, più aperti (in tutti i sensi).

 

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Un minimo di organizzazione

NON FATE GLI HAMISH

Anche il più ostinato dei randagi deve sapere che il suo piacere può dipendere da un accessorio: va bene fare gli alternativi ma se ci sorprende una tempesta e non abbiamo un antipioggia (serio!) soffriremo molto. Va bene rifiutare i viaggi organizzati con tanto di mezzo di assistenza ma se, rimasti soli in mezzo ad un deserto, o in cima ad un monte, non siamo in grado di risolvere un guasto meccanico (o peggio, elettronico) della nostra moto, possiamo dire addio al nostro raid. Insomma, bisogna avere il fisique du role per fare i “libertini” e può capitare di scoprirsi  poco dotati quando è troppo tardi… Da veri temerari, poi,  partire senza aver tagliandato la moto o senza una polizza assicurativa tipo Europe Assistance. Lanciarsi alla sperindio ha un suo perché, ma dobbiamo essere consci che è molto labile il confine fra il viaggio romantico e quello sprovveduto. Anche le pratiche burocratiche tipo visti e carnet de douane ammazzeranno la poesia dell’avventura, ma possono salvarla dai mille impedimenti in cui ci possiamo imbattere.

 

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Non siate troppo hi tech

NON FATE I SUPERSOCIAL

All’opposto degli “spiriti liberi” ci sono i “viaggiatori high-tech” (una variante dei “ragionieri”), che vogliono rimanere sempre connessi col mondo e detestano la sensazione di perdizione totale che si prova quando “non c’è rete” (e questo capita ancora in buona parte del globo, soprattutto a Est e a Sud). Sono sempre aggiornati sul fronte attrezzatura tecnologica e sono talmente impegnati a trasformare il viaggio in prodotto (da smartphone, da fotocamera, da telecamera, da GPS, ecc) da perdersi quello che stanno vivendo. La dipendenza da uno “schermo” è una malattia moderna che sta cambiando le nostre abitudini. Del “viaggiatore high-tech” esiste anche una versione “social”, che spesso ne estremizza i difetti: è colui che non può fare a meno di trasformare ciò che produce in esperienza condivisa. Anche in questo caso si può parlare di “sindrome dell’esploratore”, che si sente in dovere di portare a casa i cimeli della sua impresa: si tratti di foto, video o racconti. Certo, dai racconti di viaggio nasce la nostra conoscenza del mondo. Ma documentarli su i social network è altra cosa. Questa tipologia di globetrotter vive in sé un paradosso: è “social” solo con gli amici a distanza, meno con quelli che condividono con lui il viaggio e possono, alla lunga,  trovare invadente il modo in cui usa la tecnologia e isolarlo. Insomma, il viaggiatore high-tech per essere più vicino al mondo corre il rischio di allontanarsi dagli amici più prossimi.

 

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Solo il necessario

NON FATE LE LUMACHE

Ultimo consiglio per viaggiare felici: perseguite la leggerezza. Un bagaglio razionale può davvero fare la differenza, soprattutto nei viaggi di lungo corso e rendervi la vita molto più facile. Invece, spesso, ci facciamo prendere dalla “sindrome della lumaca” per cui ci sentiamo rincuorati solo portandoci in vacanza una piccola casa, ovvero un sunto di quello che, in condizioni normali, ci rende la vita confortevole. Succede che diventa arduo accedere alle cose veramente necessarie e, soprattutto, perdiamo l’occasione di addestrarci all’essenziale: il viaggio può essere una valida palestra per imparare a puntare alla funzionalità e a scegliere le cose che davvero ci servono.   

 

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