Le corse su strada: solo per veri uomini o per perfetti incoscienti?

Dal Tourist Trophy al GP di Macao, sfiorando muretti con la certezza che è dannatamente pericoloso. E mortale. Le gare su strada sono le competizioni più rischiose che un pilota possa affrontare. Interessanti o drammaticamente inutili. Dite la vostra nel sondaggio

Le corse su strada: solo per veri uomini o per perfetti incoscienti?

I filmati del Tourist Trophy sono tra quelli più visti su You tube: come i piloti riescano a guidare al limite in un circuito colmo di situazioni impossibili sfiora la comprensione umana ed esalta il rispetto verso questi motociclisti. Le road races (qui gli appuntamenti 2014) per la loro pericolosità sono oggi fuori dalla MotoGP e dalla Superbike e appannaggio degli specialisti britannici, come i membri della famiglia Dunlop o John McGuinnes, o il “meccanico” Guy Martin, piloti che sono dei veri esperti del gareggiare tra i muretti, ma in passato il Gran Premio dell’Isola di Man (60, 7 km di “paura” da ripetersi sei volte per la classe 500) era nel regolare calendario del Motomondiale e disputato da grandissimi piloti come Mike Hailwood che ha dovuto vedersela anche con il nostro Giacomo Agostini.

 

Andare al TT da semplice spettatore è una esperienza da fare una volta nella vita (il nostro Fabio Meloni l’ha fatto: rileggete tutti i suoi articoli sull’edizione 2013) per vedere come si va a 200 km/h di media – ma il record della road race più veloce è quello dell’Ulster GP vicino a Belfast con 215,6 km/h- tra una staccionata di un giardino e un marciapiede, con in mezzo un salto da un dosso (qualche idea potete farvela guardando la gallery… Nel 2013 ha vinto, anzi, stravinto Guy Martin).

 

Cliccate qui per partecipare al nostro sondaggio e fateci sapere cosa pensate delle road races.

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