La più giapponese delle italiane

La Casa di Mandello nella storia ha realizzato di tutto, inutile fare l’elenco (anche perché non lo so e comunque qua non ci sta). Però due considerazioni vanno fatte

La più giapponese delle italiane

Quando, nel 1996, iniziò la storia di Super Wheels, in redazione arrivò con noi un antico motociclista. Ogni volta che saltava fuori qualcosa che assomigliava a Guz..., il Grande Saggio iniziava con la manfrina che la Moto Guzzi qua, la Moto Guzzi là, la Moto Guzzi questo l’ha già fatto, la Moto Guzzi è la più giapponese delle Italiane. L’ultima - quella della giapponese - è un grande complimento. Non vuol dire che la Guzzi ha fatto/fa delle moto alla giapponese, vuol dire che nel corso della storia in tema di moto e motori ha fatto di tutto e di più, non solo un bicilindrico a V. Lo sa anche il gatto, lo so, ma un conto è parlare e un altro è toccare con mano. Cosa che si può fare al Museo di Mandello (e che gli appassionati hanno potuto fare all’Open House un anno fa). 

 

LE GUZZI PIÙ BELLE NON SI VEDONO

Per noi giovani (tutto è relativo, giovinezza compresa) le Guzzi sono quelle col V90 messo di traverso; per i motociclisti di vecchia data, le Guzzi sono... tutte. Adesso noi, che non siamo superappassionati di moto d’epoca, se pensiamo a una Guzzi storica quale ci viene in mente? La 500 monoclindrica, quella con il volano dell’affettatrice; poi lo Stornello, e poco altro, saltiamo alla prima California, alla prima V7. Questo perché sui libri, sulle riviste, in genere si vedono quelle moto lì, raramente trovi i tesori nascosti.

 

2-3-4 CILINDRI, COMPRESSORE E 250 KM/H

Per esempio la 500 tre cilindri (ci raccontano al Museo), è la Moto Guzzi meno conosciuta. Nata nel 1940, sovralimentata, 65 CV e 230 km/h, ha esordito con Guglielmo Sandri che, a metà della prima gara, cade e si ritira. Subito dopo inizia la guerra, le gare si fermano, e cinque anni dopo, quando tutto riparte, la Federazione vieta la sovralimentazione, così questa splendida moto viene abbandonata. Adesso è al museo, quasi uno scheletro, e viene da piangere a vederla così. Un’altra splendida moto, anche questa si vede poco, è la 500 quattro cilindri del 1952 (qui la sua storia e il suo sound), una bellissima bomba da 250 km/h, tutta alluminio e col becco (sì, ben prima di Suzuki e BMW...), nata per contrastare l’altrettanto spettacolare Gilera, sempre a quattro cilindri. 

 

CI COPIANO TUTTI

Non è che ci copiano, perché ognuno ha la sua storia e il suo stile, ma oggi tutti tirano fuori il tre cilindri, il becco, e altre cose che - modestamente - a Mandello c’erano già quando i papà dei designer e dei progettisti di oggi avevano i pantaloncini corti. E li tirano fuori del cappello come se si trattasse dell’idea del secolo: amici, fate un giro a Mandello, magari vi salta in mente qualche “nuova” idea. Nel ’37 c’erano già un bicilindrico raffreddato ad acqua e un 250 sovralimentato, nel ’38 un 250 ad iniezione. Fate due conti... (e lasciamo stare la 8 Cilindri: voce e foto).

 

LI MASSACRIAMO TUTTI (POTREMMO FARLO) 

Insomma, ammetto, il vecchio Maestro di Super Wheels aveva ragione. Ci ho messo una quindicina d’anni, ma poi ci sono arrivato anche io: la Moto Guzzi è la migliore del mondo. Diciamo meglio: potrebbe essere la migliore del mondo. Perché è un marchio con un potere straordinario, e io spero vivamente che alla splendida California 1400 un bel dì si affianchi una tre cilindri sovralimentata, una quattro cilindri col becco, una bicilindrica a V. Insomma una Guzzi. 

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