- 05 January 2014

La MV Agusta Brutale 1090 diventa Storia: ecco la nuova Magni

Nessuno l’aspettava ma, in occasione del 20° Revival MV Agusta, poteva forse mancare una creazione di Giovanni Magni? A sorpresa arriva Storia, il nuovo modello basato sulla maxi naked di Schiranna. Noi l’abbiamo testata in anteprima mondiale

Come è fatta

Se è vero che l’attesa accresce il desiderio, è altrettanto vero che le belle sorprese fanno sempre la felicità di ognuno. Così, come i bambini gioiscono davanti ad un nuovo giocattolo, con lo stesso spirito ci siamo addentrati nell’officina Magni scoprendo Storia, il nuovo modello appena presentato al 20° Revival MV Agusta. Non solo l’abbiamo vista e fotografata ma l’abbiamo anche testata in anteprima mondiale. Se non l’avete già fatto, saziate la vostra curiosità con le foto della gallery (cliccate qui).

TEMPI MODERNI
La Storia si distacca dalla precedenti produzioni Magni ma, al tempo stesso, ne mantiene la linea e l’ispirazione. Gli estimatori del Marchio avranno intuito l’evidente richiamo alle MV Agusta Sport dei primi anni 70, quelle in colorazione "America" a cui in tempi recenti ha fatto riferimento la Magni Sport 1200 S. Quest'ultima era un modello bello da vedere (cliccando qui troverete le foto di tutte le Magni) e da guidare ma aveva un grosso neo: montava il motore della Suzuki GSX 1200 Inazuma, quindi giapponese; una scelta obbligata dalla mancanza di quattro cilindri in linea italiani raffreddati ad aria. I tempi cambiano, le moto anche e Giovanni Magni decide così di tornare sui suoi passi e, dopo anni di fedeltà ai motori Moto Guzzi, decide di uscire con una creazione, sempre totalmente italiana ma che faccia da ponte con le produzioni recenti e passate del Marchio a lui più caro, MV Agusta.  Da qui l’idea di usare come “base” la Brutale 1090 (cliccate qui per la gamma 2013) e le linee senza tempo della MV Agusta 750 S.

UNA STORIA ITALIANA
La Magni è legata a doppio filo a MV Agusta, si può dire che nasca dal mitico Reparto Corse che ha permessso ad Agostini di vincere i suoi Mondiali (cliccate qui per saperne di più) e la nuova Magni Storia è l’emblema di questa tradizione. Lo si nota subito dai colori che spiccano sullo splendido serbatoio in alluminio, forgiato sulla forma del “disco volante” (modello di 175 cc degli anni 50: cliccate qui) e sapientemente adattato al grosso airbox che fornisce aria al quattro cilindri della Brutale 1090. Un propulsore moderno e tosto, con i suoi 144 CV e 112 Nm dichiarati all’albero. Per dargli la giusta “voce” sono stati montati due nuovi terminali di scarico, creati a mano dalla stessa Magni, sullo stile dei mitici "tromboni" da corsa delle plurifrazionate GP anni 60/70. L’unica modifica strutturale ha riguardato il telaietto posteriore, sostituito da una nuova unità meno slanciata e leggermente più bassa, per dare l’aspetto di sportiva italiana anni ’60. Un look retrò caratterizzato anche dalla nuova, bellissima, sella monoposto in pelle. Modifiche alla ciclistica riguardano i nuovi cerchi a raggi realizzati dalla Kineo. Per il resto (freni, sospensioni, quote ciclistiche) la moto rimane in tutto e per tutto la naked di Schiranna che già conosciamo e apprezziamo (cliccate qui per la nostra prova).

ALTA GIOIELLERIA
Storia è stata poi impreziosita nelle sovrastrutture con numerose parti speciali. All’anteriore, un parafango in alluminio, dotato di nuovi supporti che coprono gli steli della forcella, soppianta quello originale. Dello stesso materiale è il cupolino, che mantiene però la striscia a led dell’originale e sormonta il nuovo ma classicissimo faro tondo. Il radiatore è protetto da nuove coperture realizzate in carbonio al posto di quelle originali, fin troppo ricercate stilisticamente. Con la stessa preziosa fibra sono realizzati l’ “unghia” che ricopre le prese d’aria dell’airbox, poste sul dorso del serbatoio, la protezione per i collettori di scarico e i paratacchi delle pedane, rimaste di serie. Il telaietto posteriore termina in un parafango dalla forma ricurva che ospita anche il porta tarrga e il gruppo ottico posteriore. Il risultato, lo vedete dalle foto, è una moto che si distacca notevolmente dalla base di partenza, andando a creare una combinazione inedita di linee moderne, quelle che la Storia sfoggia grazie alle  dotazioni tecniche della Brutale, amalgamate agli stilemi tipici delle cafè racer.

SECONDA VERSIONE: LA SPECIALISSIMA "OROBIANCO"

Alla versione “normale” della Storia, si affianca quella realizzata su misura per Orobianco, noto Marchio del settore moda. Sulla moto (la vedete qui) sono presenti numerosi accessori prelevati dal catalogo Rizoma: manopole, specchi retrovisori, contrappesi al manubrio, protezione leva freno, frecce, un differente tappo serbatoio e nuove pedane regolabili. Alla sella realizzata in vera pelle di coccodrillo, si aggiungono le parti lavorate dalla stessa Magni, come il cupolino, di disegno differente  e i fianchetti del codino, entrambi serigrafati al laser con il logo Orobianco. Si tratta di un esemplare unico ma ogni cliente potrà personalizzare a piacere la sua Storia, magari proprio sulla base Orobianco. Inoltre, la moto è abbinata a un set di trolley Karbonyum (cliccate qui per la foto). Dotati di un guscio di alluminio, sono caratterizzate dalla tramatura nera della fibra del carbonio abbinata al rosso, bianco e blu della Storia.

Siete impazienti di sapere come va la Storia? Allora cliccate qui per il test.

 

Per sapere tutto di questa moto dalle parole di chi l'ha pensata e realizzata, cliccate qui per l'intervista a Giovanni Magni

 

Il test

COME VA
Appena saliti, ritroviamo immediatamente la posizione di guida delle Brutale ultima serie, sportiva ma molto più comoda rispetto a quella delle prime naked di Schiranna. Notiamo però subito la nuova "consistenza" della sella, decisamente più rigida (oltre ad essere un filo più bassa). Una scelta precisa, quella dell’imbottitura rigida: realizzata in neoprene, trasmette meno vibrazioni al pilota. Lo spazio a bordo è abbondante ma, se proprio dobbiamo fare un appunto, il rivestimento in pelle è scivoloso e, in accelerazione, proprio la lunghezza della sella fa sì che il pilota si debba aggrappare bene al manubrio per non arrretrare involontariamente. Una differenza marcata nella possizione di guida è data dalle nuove forme “extra large” del serbatoio, tipicamente retrò e sulle prime un po' "spiazzanti". Ma bastano pochi km per farci l'abitudine.

COLONNA SONORA
Giriamo la chiave e, dopo il rapido check dell’elettronica, la “bestia” si risveglia con voce marcata, baritonale ma non eccessiva, come i minacciosi terminali lasciavano intendere. Giovanni Magni però ci svela un “trucco”: basta inserire la prima marcia e, con l’apertura parziale della valvola allo scarico, la musica cambia. E che musica! Un rock assordante che cresce indiavolato, seguendo la progressione del quattro cilindri varesino, potente e ricco di coppia ma sempre gestibile, fin dalle riaperture del gas a bassi regimi. Nel corso del test, notiamo qualche buco d’erogazione, dovuto allo stato prototipale del mezzo; un problema che sicuramente sarà sistemato in vista della commercializzazione.

BELLA STORIA
La guida poi si rivela entusiasmante quanto le prestazioni del propulsore. I cerchi a raggi non hanno intaccato (anzi...) la tipica facilità con cui la Brutale chiude le curve, la Magni Storia non potrebbe avere una ciclistica migliore. Eccezionale anche la stabilità sul veloce, messa in crisi soltanto dalle sconnessioni stradali più marcate. Insomma, se già guidare la Brutale 1090 era un’esperienza esaltante, la Storia, con la sua esclusività, trasforma questa magia in qualcosa di indimenticabile. Poche altre moto riescono a coniugare così bene le prestazioni moderne con il fascino delle sportive italiane degli anni d’oro del motociclismo. Un mix perfettamente riuscito a cavallo… della storia.

Per sapere cosa ne pensa Giovanni Magni della sua ultima creazione, cliccate qui.

L'intervista

INTERVISTA A GIOVANNI MAGNI

Perché chiamarla Storia?

Si tratta di una moto che fa riferimento alla storia vecchia e alla storia nuova. Con questa moto voglio riaprire il discorso iniziato da mio papà (Arturo Magni, per 26 anni direttore sportivo del mitico reparto corse MV Agusta e fondatore della Magni nel 1976 ndr) e continuarlo con una nuova produzione.

Dopo alcune Magni "pezzi unici", la Storia segna il ritorno alla produzione in serie, seppur piccola. Quali sono le motivazioni, in un momento difficile per il mercato?
In un’azienda piccola come la Magni, sbagliare un investimento può portare al fallimento e, proprio per questo, negli anni scorsi non abbiamo prodotto modelli in serie. La Storia è stata una scelta coraggiosa che ha anche influenzato il lungo processo di sviluppo della moto: non potevamo farla uscire prima perché i tempi non erano maturi e il mercato non era adatto.

Che prezzo e volumi di vendita sono previsti per la Storia?
Il prezzo è ancora da definire. Dipenderà molto dagli allestimenti che il cliente sceglierà, perché sarà possibile personalizzare la moto in molti dettagli. La base di partenza dovrebbe aggirarsi intorno ai 22.000 euro. Per quanto riguarda le vendite, è impossibile fare una previsione. Questo perchè ho tenuto il progetto segreto, senza svelarlo prima della presentazione, basandomi solo sui miei gusti e sul mio piacere personale.

Dopo  l’arrivo del motore MV Agusta è quindi finito l’amore con Mandello?
Non è finita qua anche se, per il momento, non abbiamo in programma modelli su base Moto Guzzi. Su richiesta possiamo ancora eseguire trasformazioni e preparazioni per i clienti. Comunque per il futuro non mi precludo nulla.

E un possibile futuro con Borgo Panigale?
Non posso escludere niente perché anche il motore Ducati è di forte tradizione italiana e quindi rientra nel mio segmento di mercato. Tornando indietro nel tempo, prima di iniziare con Guzzi, eravamo andati anche in Ducati ma era il periodo prima di Castiglioni e la fabbrica barcollava sull’orlo del fallimento. L’importante per me è avere motori italiani. Quando ho creato la Sport 1200 non è andata male, perché un centinaio di pezzi li abbiamo venduti. Ma a nessuno è andata giù la scelta del motore giapponese.

MV Agusta, oltre alla fornitura della Brutale, ha partecipato al progetto?
In MV Agusta sono informati di tutto e, prima di iniziare il progetto, ho trattato con loro per capire se erano favorevoli. Da parte loro c’è stata la massima disponibilità. Quando hanno visto i primi bozzetti sono rimasti entusiasti, anche perché la Storia non va a sovrapporsi alla loro gamma ma entra in un segmento nuovo. Non fa concorrenza ma amplia l’offerta MV Agusta nel settore del vintage.

Le Magni erano caratterizzate da motori semplici e, in un certo senso, vintage, come le moto sulle quali erano montati. Perché con la Storia avete virato verso una base più moderna?
Coniugare il motore moderno della Brutale con gli stilemi tipici delle Magni ha rappresentato la parte più difficile del progetto. Nelle vecchie preparazioni partivo dal motore, costruendo tutto attorno, ciclistica compresa. Il telaio veniva quindi impostato su una certa linea e su certe geometrie che si sposavano perfettamente con lo stile vintage. Nel progettare Storia si è rivelato complicato accostare la linea della storica MV Agusta 750 S ad un motore raffreddato a liquido e dotato di un telaio moderno.

Perché non ha modificato il telaio con un’unità più consona allo stile vintage?
Inizialmente avevo pensato di progettare un forcellone bibraccio abbinato ad un doppio ammortizzatore ma mi sono fermato davanti ai costi finali elevati che avrebbe comportato una tale scelta. Dal momento che la ciclistica della Brutale è già ottima, non ho voluto modicarla, preferendo intervenire su altri aspetti.

Perché non sviluppare una moto scegliendo come base una moderna supersportiva, come può essere l’F4 o l’F3?
Quando ho fatto l’Australia, dal look moderno in quegli anni (fine anni 90) è piaciuta a tutti però non è stata apprezzata tanto quanto la Sfida, che aveva linee classicissime. Questo perché, pur essendo estremamente valida e veloce, è simile a tante altre moto. Con la Sfida invece era diverso: se la volevi, dovevi per forza scegliere lei perché il mercato non offriva alternative. Con la Storia è lo stesso perché è una moto unica.

Da dove arriva la collaborazione con Orobianco?
Dalla stesso spirito delle due aziende coinvolte. Pur appartenendo a settori diversi, abbiamo in comune la filosofia; la mia è una piccola azienda artigiana, quasi come Orobianco che si occupa di alta moda tenendo sempre in considerazione il prodotto, che deve essere totalmente italiano, proprio come facciamo noi.

La Storia sarà omologata Magni o rimarrà MV Agusta?
Anche questo aspetto è da definire con precisione. Ci sono molti aspetti burocratici da considerare. Non avendo cambiato il telaio, potrebbe anche figurare come allestimento speciale della MV Agusta ma dobbiamo valutare più aspetti. Sostanzialmente si tratterebbe di produrre un kit adattabile a tutte le versioni della Brutale, ci stiamo lavorando.

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