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La moto tira in Borsa

I listini dei mercati finanziari premiano i titoli legati (anche) al mondo della moto. Sugli scudi Brembo, ma anche Pirelli e, in parte, Piaggio. All’estero bene BMW e, sui 5 anni, Harley-Davidson

La moto tira in borsa

I tempi sono grami, la crisi morde (vedi i dati di mercato di giugno…), ma numerosi titoli azionari nel recente passato hanno messo a segno risultati interessanti. Partner del mondo moto, come Pirelli e Brembo, sono tra le stelle del listino milanese. Sarà per questo che ci sta pensando anche MV Agusta? Abbiamo analizzato le performance di alcune azioni negli ultimi 10 e 5 anni (guardate i grafici nella gallery). Se un ipotetico investitore avesse comprato in quelle date, nella maggioranza dei casi avrebbe messo a segno dei buoni colpi.

 

I CASI BREMBO E PIAGGIO

Il segreto del successo sta in tre indicatori, secondo Il Sole 24 Ore, che ha analizzato dati S&P: un fatturato in crescita costante, un’alta redditività e un debito sotto controllo. In 10 anni Brembo, probabilmente il produttore di freni e affini più importante al Mondo, ha visto le proprie azioni crescere del 191%, mentre negli ultimi 5 tormentati anni, ha registrato il +19%. Pirelli mette a segno un +76% in 10 anni e un ottimo +48% in 5. Per investitori dai nervi saldi il titolo Piaggio: dalla quotazione del 11 luglio del 2006 ha oscillato tra il +72% e -61%, con un picco massimo di 3,96 euro e un minimo di 0,88. Oggi quota 1,88 euro.

 

PREMIATI I NERVI SALDI PER GLI INVESTITORI SU BMW E HARLEY-DAVIDSON

Guardando fuori casa, la situazione non cambia: si guadagna, ma i rischi esistono lo stesso: chi avesse comprato negli Stati Uniti azioni Harley-Davidson 10 anni fa starebbe guadagnando il 29%, sempre che il panico non lo avesse colto nel momento peggiore, cioè quando il titolo perdeva circa il 75% nel 2009. Sui cinque anni il guadagno sarebbe del 45%, ma chi avesse comprato ai minimi del 2009 starebbe contemplando guadagni a tre cifre. Come a tre cifre sono le entrate dell’investitore BMW: curiosamente 115% sia sui 5 che sui 10 anni, dove il titolo tedesco fa peggio dell’indice DAX. Naturalmente, anche qui, chi avesse comprato nel punto più basso si troverebbe nei 5 anni con guadagni che sfiorano il 200%.

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