La meglio gioventù che viaggia

Non sono ancora stati presi dalla foga di farsi conoscere, hanno tutta l’umiltà e la freschezza di chi sta facendo le sue prime avventure in moto, hanno personalità forti e curiosità da vendere, hanno solo vent’anni, eppure diverse cose (interessanti) da dirci

La meglio gioventù che viaggia

Non c’è nulla di più triste di un “adulto” che presume di aver capito un giovane. Anzi sì, di peggio c’è l’adulto che pensa di riuscire ad interpretare i giovani e offrire un ritratto generazionale. Ebbene proponendo un articolo sui ventenni che viaggiano, in moto naturalmente, so di correre il rischio, ma lo voglio fare perché sento che mi fa bene: voglio parlare di alcuni ragazzi conosciuti negli ultimi mesi, da quando ho cominciato a frequentare con una certa assiduità la comunità dei viaggiatori italiani e che, in modo diverso, ne incarnano lo spirito più autentico (ma qui mi sto già impantanando in discorsi pseudo antropologici). Il fascino che esercitano su di me è inversamente proporzionale alle perplessità che nutro nei confronti di nuove figure di globe-trotter che hanno molto del  “turista per caso” eppure si comportano da guru, coltivando il culto della (propria) personalità, dispensando aforismi (e dispense) sul senso della vita e perseguendo “cattive abitudini” del tipo:

 

  • Avere almeno due o tre sponsor ancor prima di aver bene in mente dove vogliano andare
  • Distribuire adesivi/t-shirt col proprio nome o logo prima ancora che il mondo li conosca
  • Pubblicare un post sponsorizzato ogni due
  • Diventare animali da reality, aggiornando al secondo la propria pagina FB  (e vabbe', chi non lo fa?) ma con la sicumera di chi è convinto di avere un pubblico perennemente interessato

 

Davide, Federico, Martino, Andrea, Raffaele, Roberto, voi appartenete ancora al mondo delle promesse che, in quanto tali, non si sono ancora compromesse: la naturalezza e l’ironia con cui vivete la vostra passione, la vostra disposizione alla socialità che, però, non rincorrete a tutti costi; il vostro saper produrre racconti e post interessanti, che divertono i vostri coetanei ma anche noi quarantenni, ci riportano all’essenza dell'essere “traveller”. E anche se voi siete semplicemente dei giovani che viaggiano, senza avere la minima aspirazione a diventare professionisti dell'esplorazione, sappiate che abbiamo bisogno di voi (qui le foto dei travellers di cui parlo oggi).

 

DAVIDE, “TT MAN”

22 anni, vive a Legnano (MI) ma il cognome, Duma, ha origini russe (significa "parlamento"). Lo abbiamo conosciuto alla Tendata, dove è ormai stato soprannominato TT Man, ovvero l’uomo del Tragedy Tornant: sua è la moto sdraiata e immortalata dal Ciaccia (Motociclismo FUORIstrada di giugno, p. 88) all’imbocco dello sterrato che conduce al luogo di ritrovo e che ha creato problemi a non pochi convenuti. Davide segue da sempre la community di Motociclismo All Travellers benché con la sua Honda XR400R non abbia molta esperienza di fuoristrada e neppure di viaggi: il più lungo che ha fatto è quello per raggiungere il nostro raduno, per il quale ha rubato la Honda Africa Twin al padre. Con la stessa moto ha anche partecipato al corso di off-road alla Maxi Enduro Academy di Marcello Romano (se ne parla su Motociclismo FUORIstrada di luglio, pp. 26-31) con cui ha voluto riscattare la sua immagine di traveller.

 

 

RAFFAELE E L’ELEFANTE MANCATO

Ci ha catturato col racconto della sua sfortunata esperienza dell’Elefantentreffen: solo 46 chilometri di viaggio, quelli concessi dal suo TTE600 prima del blackout (Motociclismo di marzo p. 155). Ci è piaciuto il suo stile disincantato, per niente autocelebrativo: “Pianificare è la parte del viaggio che preferisco: tramite internet faccio incetta di informazioni su date, percorso, meteo previsto; mi imbatto in un attivissimo gruppo su Facebook, dove migliaia di iscritti si scambiano consigli su come prepararsi al meglio per questo cammino invernale. Si parla di catene per la neve artigianali, adattate da quelle delle automobili, di come proteggere la moto dal sale... Il tutto con foto, disegni e ogni supporto informatico immaginabile. Insomma un gruppo di sfigati che passa il tempo libero in garage a studiare come agghindare la propria bella per questo evento.....Ehi, un attimo, sono come me! Mi commuovo! Comincia il mio viaggio. Dal garage. Monto tutti gli accessori che trovo, me ne invento di superflui…”. Da quando Raffaele è venuto a conoscenza della nostra pagina Facebook di Motociclismo All Travellers, continua a postare commenti sulle sue zingarate in moto, da solo e con gli amici, tutti contraddistinti da una bella ironia (su faccialibro lo trovate col nome di Gafi Araraf).

 

ROBERTO, ANIMA NOMADE E UN PO' NINJA

Il suo è stato uno dei primi ritratti pubblicati nella sezione Travellers della rivista (Motociclismo di giugno 2013, pp. 212-213). Ci aveva incuriosito il paradosso di un giovane viaggiatore (24 anni) che si muove in sella ad una Kawasaki ZX-R 250 con la quale ha fatto almeno due tour europei importanti, caricandola di bagagli all’inverosimile (fra i quali incastra pure la sua ragazza). Si fa ispirare dai racconti di Jack London e di Jon Krakauer, autore del libro “Into the wild”; vorrebbe mollare tutto e partire, ma la famiglia lo richiama al dovere dello studio. Dei ragazzi presentati qui è l’unico ad avere un blog e una pagina Facebook dedicati ai suoi giri in moto, dei quali per altro l’intento non è tanto di promuoversi ma di incoraggiare quanti hanno pochi mezzi come lui a provarci lo stesso: “Se avessi aspettato moto ed equipaggiamento giusto, non avrei mai fatto nulla, invece mi sono fatto bastare quello che avevo, gran parte di quello che uso l’ho comprato di seconda mano e, finito un viaggio, inizio a risparmiare per quello successivo. Alla fine non ho mai speso più di 600 euro”.

 

FEDERICO, L’UOMO D’ACQUA DOLCE

Più travellers ce lo hanno segnalato come esempio di passione autentica e ruspante: gli piace pescare nei torrenti e nei fiumi in quota; il suo amore per i viaggi è nato da questa sua passione per “l’escursionismo da lenza”, vissuta dapprima con i genitori, poi in maniera indipendente, in sella ad un Booster, con tenda al seguito. Ci ha convinto al punto che gli abbiamo dedicato una “intervista con vista” su questo sito e un ritratto sul numero di Motociclismo di giugno (pp. 230-231). Qualche giorno fa ci ha scritto dicendoci che, ora che ha compiuto 18 anni, si è comprato una Suzuki Inazuma 250, ha intenzione di fare viaggi più importanti e, per questo, probabilmente dovrà cercare qualche sponsor… Riuscirai a non snaturare lo spirito delle tue prime avventure?

 

ANDREA E IL SUO ROAD-BOOK DI CARTA

22 anni, di Pavia, è arrivato alla Tendata in sella alla sua Yamaha DT 125 con 7 anni di vita e 30.000 km sulle spalle: per una volta voleva provare il brivido del viaggio in solitaria. Si è presentato con il suo road-book “hand-made”: un foglio di quaderno appiccicato alla bell’e meglio sul manubrio, con le tappe dell’itinerario scritte, fitte, a penna (ecco la foto). L’immagine di quel giovane così vintage ci ha commosso e ci ha persuaso definitivamente sull'impossibilità di parlare in termini generazionali dei travellers: perché in molti di loro convivono ispirazioni 2.0 (i nostri hanno tutti un profilo Facebook) e velleità senza tempo, come quelle che ci spingono a salire in sella e partire, semplicemente: “Seguo la community Motociclismo All Travellers dai suoi albori e, quando avete lanciato la Tendata, mi son detto: vado… Solo in un secondo momento mi son reso conto che non sarebbe stato così facile”. Il seguito del suo racconto lo trovate qui.

 

MARTINO HA TROVATO LA META!

Anche la visione di Martino Martinucci, ventenne di Ferrara, con la sua bellissima special marchiata 65 (in onore della Statale della Futa) sulla base di una Kawasaki ZZR250 parcheggiata di fianco alla sua tenda, sul valico della Forca della Spina, ci ha riportato all’essenza del viaggio: “Quando ho letto di questo raduno mi sono illuminato: ho trovato quello di cui avevo bisogno, una meta. Non lo avevo mai capito prima: usavo la moto per delle passeggiate veloci tra Futa, Raticosa e il mare di Porto Garibaldi… Quando, poi, ho visto la sterrata ho pensato: se non sale la smonto e la porto su a piedi! E il bello è che avevo pure gli attrezzi per farlo” (Morociclismo di giugno). Vedere quella leccatissima moto avanzare sui nostri Tragedy Tornat, a rischio sfregio, ci ha colpito: questo è lo spirito giusto.

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