di Tarcisio Olgiati - 10 January 2014

La Dakar di Catanese finisce alla quinta tappa

Sfinito e disidratato, il tester di Motociclismo FUORIstrada si è ritirato nel famigerato Stage 5. Ripercorriamo la gara del “Catano”, a cui comunque va la nostra stima per averci provato
La Dakar di Catanese finisce alla quinta tappa

La dakar di catanese finisce alla quinta tappa

La tappa Chilecito-Tucuman non ha fatto sconti a Francesco Catanese. Perfino i più esperti sono stati traditi da uno stage corso in condizioni davvero proibitive, con temperature di oltre 47°, tanto che l’Organizzazione ha optato per l’interruzione della prova speciale dopo 211 km (su 527). Quindi non è una gran sorpresa che il tester di Motociclismo FUORIstrada (che è un debuttante alla Dakar, per di più con una moto monocilindrica per lui del tutto inedita, abituato com’è alle maxi bicilindriche) non sia stato risparmiato dalla gara.

 

GARA MASSACRANTE

Già alla fine della tappa 4 si era capito che le energie di Francesco si stavano esaurendo: “Sapevo che sarebbe stata dura, non immaginavo a tal punto”, ha detto Francesco al bivacco, “è come fare una extreme di enduro lunga 350 km. Tra il resto soffro di un terribile mal di schiena, con la mia altezza e le dimensioni della moto non riesco a guidare in piedi, mentre da seduto è un inferno per il fondoschiena. Queste prime tre tappe sono state una cosa allucinante, non ho mai sofferto così tanto in vita mia, caldo, freddo, pietre giganti a non finire, trial, per me è una gara a eliminazione. Spero che si faccia un po’ più tranquilla perché sono così stanco che mi viene voglia di mollare…”.

 

ALLA QUINTA CAMBIA TUTTO

E non ha mollato, infatti, partendo regolarmente per la quinta tappa. Per maggiori dettagli su com’è andata in generale cliccate qui, ora concentriamoci sul nostro “Catano”. Esaminando durante la giornata i parziali ai vari waypoint, si è capito subito che stava succedendo qualcosa: classifiche stravolte, nomi illustri scomparsi o quasi, ritardi abissali… Succedeva semplicemente che la tappa si stava rivelando massacrante, con l’elicottero super impegnato a soccorrere piloti smarriti, finiti senza benzina, disidratati o letteralmente distrutti dalla fatica nella prima parte della speciale. Non poteva quindi servire allo scopo per quelli in procinto di partire per la seconda, che è stata prima ritardata e alla fine annullata. Catanese, secondo le classifiche parziali, non è transitato mai nemmeno al primo waypoint, ma questo inizialmente non destava preoccupazioni dato che, già dalla tappa 4, il suo trasponder faceva le bizze. Ovviamente la faccenda si è fatta più pesante quando, dopo che ormai si era saputo da ore che la tappa era stata interrotta, di Francesco ancora non si avevano notizie.

 

FORFAIT DI CATANESE

Ci ha pensato Franco Picco (ex dakariano e preparatore della moto del nostro tester) a comunicare alle 23,24 locali (3,24 da noi) che Catanese si era ritirato a causa della disidratazione. Peccato, perché il bolognese era uno dei 3 italiani rimasti in gara. Certo, in posizioni non nobili, ma la Dakar è importante finirla. E quella di quest’anno davvero non perdona: partiti in 196, dopo 5 tappe i motociclisti sono già ridotti a 84. E di tappe ne restano ancora 8…

Catanese era partito da Rosario con l’intenzione di non esagerare, di prendere confidenza con una moto mai usata prima (una Yamaha WR450F monocilindrica al posto delle solite endurone di cilindrata quasi tripla - e ben altre dimensioni - che il lungo pilota emiliano usa di solito): 116° alla prima tappa, nella seconda era risalito al 97° posto, alla terza era 83° e dopo lo stage 4 la classifica generale lo vedeva 86°, in mezzo tra gli altri due italiani superstiti, Paolo Ceci (31°) e Luca Viglio (106°).

 

COME FANNO I PRIMI AD ANDARE COSÌ FORTE?

Alla fine della quarta tappa Catanese ha preso coscienza della crescente difficoltà a cui doveva far fronte: "Sono letteralmente distrutto ma felicissimo di essere riuscito a passare indenne questi due giorni di marathon perché è stato un massacro totale con oltre 20 ritirati. La più grande difficoltà e stata per tutti quando ci siamo ritrovati a dover affrontare una mulattiera da enduro ad un altitudine dove il fiato veniva a mancare. Io sto cercando di lasciar perdere la classifica e continuo a mantenere un passo tranquillo con margine. In una gara cosi dura non ho davvero idea come i primi possano tenere un tale ritmo! Inoltre, ormai con la moto (una Yamaha WR450F preparata da Franco Picco, ndr) mi sento totalmente a mio agio e questo mi permette di divertirmi senza prendere rischi".

 

LA DAKAR È UNA GARA  SÉ

Insomma, morale ancora alto. Poi ci ha pensato la dura legge della Dakar a riportare tutto ad un livello di realismo impietoso: il coraggio, il talento, l’autostima, l’entusiasmo e l’adrenalina non bastano. Una gara come la Dakar necessita di una preparazione probabilmente ben più specifica e mirata di quanto possa fare un pur allenato atleta abituato ai rally “normali”, senza contare che basta un piccolo imprevisto per… sballare tutti i programmi, generando inconvenienti a catena che vanno in qualche modo scongiurati con una programmazione super meticolosa. Quest’anno, poi, la sfortuna si è abbattuta sui piloti sotto forma di condizioni climatiche davvero proibitive, con un caldo torrido che ha letteralmente prosciugato i corridori meno avvezzi a gareggiare in lunghissime tappe nei deserti e ulteriormente affaticati, quest’anno, da tratti più da enduro che da rally.

 

TI ASPETTIAMO

Francesco, con buon senso, ha preferito ritirarsi che rischiare qualcosa di grosso. Ora sta si è ripreso, sta rientrando in Italia e lo aspettiamo per farci raccontare tutto. Intanto lo ringraziamo per aver… portato alla Dakar Motociclismo FUORIstrada e per aver fatto con grande passione ciò che ha fatto: è stato bello finché è durato (e nel frattempo anche i grandi continuano a ritirarsi: dopo Botturi, Sunderland e Goncalves, anche Chaleco Lopez è stato costretto ad abbandonare dopo una caduta che lo ha lasciato senza troppi danni fisici ma gli ha distrutto la moto).

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