La custom si fa elegante: incontro tra moto e arte

“Ho iniziato con un motore che trovavo bello, l’ho messo sul tavolo e ci ho costruito la moto attorno”. Storia di una special fatta con folle passione, creatività, senza compromessi di design e qualche pezzo preso in discarica…

La custom si fa elegante: incontro tra moto e arte

Esiste una manciata di costruttori che fanno di più che semplicemente realizzare moto. Loro creano vere e proprie opere d’arte, o perlomeno ci si avvicinano molto. Il più famoso è forse Ian Barry della Falcon Motorcycles (qui una gallery delle sue ultime motociclette). Ma Barry ora ha un agguerrito concorrente. È Max Hazan, ex costruttore di barche con base a Brooklyn, di cui abbiamo già apprezzato una realizzazione su base Royal Enfield la scorsa estate (la trovate qui, proposta n° 8). L’Harley-Davidson Ironhead che vi presentiamo nella gallery (foto di David Hans Cooke) è la quarta che si fregia del logo Hazan Motorworks.

 

L’HA VOLUTO IL DESTINO

Max è finito nel mondo della customizzazione delle moto in maniera del tutto accidentale. Un grave incidente con una moto da cross lo ha immobilizzato sul divano di casa sua per tre mesi, fissando una bicicletta cruiser che teneva in salotto, una di quelle che si vedono scorrazzare sul lungomare di Santa Monica o Venice Beach. Quando ha riacquistato la mobilità, ha installato un motore in quella bicicletta. E l’ha usata. Ma guidandola si è spaventato a morte: ruote troppo sottili, ciclistica insufficiente e tutto quanto il resto. Perciò ha deciso di costruire una moto vera e propria.

“Ho iniziato con un motore che trovavo esteticamente piacevole, l’ho messo sul tavolo e ci ho costruito la moto attorno – rivela Max – L’Ironhead è stato sulla mia lista per un po’, e quando mi sono capitate tra le mani certe gomme di un’auto anni Venti, è nata l’idea per questa moto”.

Con l’eccezione delle ruote e del motore quindi, ogni singolo componente di questa special è unico e irripetibile, realizzato con oggetti di scarto di metallo, piegato a mano o fuso su misura. “Amo costruire partendo da zero, anche se ciò comporta tanto lavoro manuale e tempo. Ciò mi permette di costruire senza compromessi di design: ciascun pezzo va esattamente dove e come voglio che vada”. Guardate la gallery per giudicare il risultato.

 

LEGGERISSIMA!

Max ha voluto una motocicletta con linee pulite e buone proporzioni. Lui è alto quasi due metri ed era necessario che la moto gli desse la giusta confidenza, qualora l’avesse guidata. Non voleva sembrasse una moto da circo, di quelle guidate dai clown, come accade di solito quando la sella è proprio sopra lo pneumatico posteriore. “Ho notato che le mie moto tendono a restringersi del 15% circa, una volta che le tiro giù dal banco da lavoro…”. E questa è infatti una moto grande, con pneumatici da 30” davanti e 31” dietro; è lunga oltre due metri e mezzo, ma è anche sorprendentemente leggera. Nonostante il motore sia pesante, la special ferma l’ago della bilancia a 135 kg.

 

BELLO E ROMBANTE

Ma perché un motore Ironhead? Max ne ha sempre ammirato le forme. Così ne ha preso uno dell’81 con l’idea di fare due scarichi frontali e due carburatori. Pronto a sporcarsi le mani con questo motore, dopo averlo aperto si è accorto che non era poi così complicato. Tutto è simmetrico, anche le aste, i passaggi dell’olio, le sedi valvola di aspirazione e scarico, e gli svasi delle valvole sui pistoni... L’unico lavoro invasivo è stato tagliare gli attacchi di aspirazione e scarico originali, e riposizionarli in modo che carburatori e collettori di scarico si incrocino senza intralciarsi. Max ha provato alcuni carburatori diversi, ma gli Amal sembrano la giusta scelta per un abbinamento estetico con le cover delle teste. Riguardo le performance, Max sostiene che con questo set-up i vantaggi sono trascurabili e che la potenza si attesta tra i 50 e i 60 CV. Come la maggior parte degli Ironhead, romba forte, ma non va così veloce...

 

CICLISTICA DAVVERO INUSUALE

Hazan ha fabbricato il telaio utilizzando tubi in acciaio da 20 e 25 mm. Nel telaio scorrono anche i passaggi dell’olio, i cavi e i pochi componenti elettrici (l’avviamento elettrico è garantito da una piccola e leggera batteria al litio situata nel serbatoio). Ha poi realizzato il resto della moto costruendo i componenti a macchina utensile o recuperandoli alla discarica (è lì che ha trovato il bicchierino utilizzato come fanalino di coda e la maniglia di porcellana che ora funge da pomello del cambio, montato su una leva ricavata da una balestra di un camion…).

Ultimo sguardo alle sospensioni: con ogni sua special, Max cerca di realizzare un sistema che non abbia mai visto prima altrove e questo avantreno è abbastanza strano, no? Ha utilizzato infatti due molle montate sotto il serbatoio, sotto il cannotto di sterzo, che agiscono con un rinvio sotto il fanale anteriore. Il posteriore invece è rigido e la sella ammortizzata garantisce ben poco comfort. Ma anche con il serbatoio da 5,7 litri, non si va lontano. Però, che eleganza! 

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