L’incidente di Schumacher e il dibattito sul casco

La protezione alla testa non riduce il numero di incidenti letali: a dirlo è la National Ski Areas Association. Troppo spesso gli utenti delle piste abuserebbero della sicurezza offerta dal casco, sfrecciando a velocità eccessiva o affrontando tratti fuori pista pericolosi. Schumacher, comunque, non sarà più quello di prima (lo dicono i medici)...

L’incidente di schumacher e il dibattito sul casco

Il grave incidente occorso a Michael Schumacher mentre sciava a Meribel, sulle Alpi francesi, ha sollevato enormi interrogativi riguardo l’uso del casco. Il 7 volte Campione del Mondo di Formula 1, che indossava la protezione al momento dell’impatto contro una roccia, ha riportato un grave trauma cranico ed è tutt’ora in coma farmacologico, nonostante gli interventi subiti per ridurre l’emorragia celebrale. Nonostante la situazione rimanga grave, i medici si sono espressi in modo chiaro: il casco gli ha certamente salvato la vita.

 

IL CASCO, ANCHE SUGLI SCI

Sulle piste da sci italiane il casco si è sempre più diffuso a partire dal 2003, quando venne reso obbligatorio per i minori di 14 anni. Da allora, sempre più adulti hanno deciso di indossarlo. Una dotazione che ha senza dubbio contribuito ad aumentare la sicurezza passiva (riducendo del 20% le lesioni gravi), ma che non ha determinato una diminuzione dei casi mortali. Verrebbe da pensare che l’utilizzo del casco (e delle protezioni in generale) regali quella sensazione di eccessiva sicurezza che induce comportamenti pericolosi. Ecco che troppo spesso ci si lancia a velocità eccessiva sulle piste affollate, oppure si affronta tratti fuoripista disseminati di alberi, pietre e quant’altro, senza valutare correttamente i rischi che si corrono.

 

PIÙ SICUREZZA, MENO PERCEZIONE DEL RISCHIO ?

In ambito motociclistico, probabilmente più esemplificativo per la maggioranza, sappiamo bene che indossare un giubbotto tecnico, il paraschiena o la tuta in pelle, dà quel senso di sicurezza (certo, realmente aumentata grazie ai dispositivi) che può farci sottovalutare i rischi (chi di noi non ha pensato almeno una volta “tanto, se scivolo, ho la tuta!”). Noi di Motociclismo, comunque, non abbiamo dubbi: il casco serve eccome, che si vada in moto o si stia sciando. Date un’occhiata a Carlos Checa, caduto rovinosamente a Phillip Island ad inizio stagione, oppure ai piloti della MotoGP (qui tutte le cadute del 2013). 

 

SCHUMI: SITUAZIONE DANNATAMENTE COMPLICATA...

Per quanto riguarda Schumacher, infine, date un’occhiata all'intervista dei nostri cugini di Automobilismo al dottor Stefano Signoretti. Il Cordinatore sezione Neurotraumatologia Cranica per la Società Italiana di Neurochirurgia spiega le conseguenze di un simile incidente sulla vita futura del Campione: non c'è molto da stare allegri. Il cervello di Michael è una maccchina raffinatissima che gli ha permesso di stravincere tutto quello che ha vinto, ma è anche delicatissima, fatto che l'ha reso oltremodo vulnerabile alle conseguenze dell'incidente. Schumi, nella migliore delle ipotesi, si appresta a vivere tempi lunghissimi e davvero duri... (cliccate qui per l’intervista completa). 

 

La redazione di Motociclismo non può che fare a “Schumi” un grosso in bocca al lupo, augurandogli la guarigione e, seppur in ritardo, buon compleanno (ieri  ha compiuto 45 anni)! Noi, speriamo di rivederti così: Michael Schumacher sulla Ducati Panigale.

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