KTM con controllo di stabilità: piloti come prima, anzi meglio

Abbiamo provato l’endurona austriaca equipaggiata col nuovo sistema Bosch di assistenza alla guida. Bene: ci siamo abituati in fretta, abbiamo guidato in sicurezza totale, quindi ci siamo divertiti. Parecchio.

Ktm con controllo di stabilità: piloti come prima, anzi meglio

La guida di un motociclo è un’attività governata molto dall’istinto, dalla preparazione fisica, dalle doti e dall’esperienza del pilota. In diverse occasioni abbiamo trattato della reticenza e iniziale difficoltà del pilota nell’accettare di affidarsi completamente ai sistemi di assistenza alla guida, tanto è stato detto e scritto su traction control e, soprattutto, ABS, che inizialmente sembravano pesanti aggeggi che mettevano in dubbio le nostre superbe “skills” di pilotaggio. I dispositivi, inoltre, erano ancora agli albori, dimostrandosi troppo invasivi o scarsamente efficienti, e imponendo notevoli adattamenti alla guida normale. Ma ora ABS e Traction Control sono progrediti e divenuti quasi impliciti, così come è avvenuto 20 anni prima in ambito automobilistico.

 

TECNOLOGIA VS ISTINTO

I lungimiranti possessori di moto dotate di ABS non temono più come prima la frenata da panico su fondi scivolosi o l’apertura “full” del gas in uscita di curva a moto piegata. Tuttavia, in una delle fasi critiche, ma anche divertente, cioè la percorrenza di curva a moto piegata, è meglio non toccare i freni, pena la perdita di anteriore o posteriore, il raddrizzamento con uscita dalla traiettoria, abbiamo sviluppato il relativo istinto “non frenare se sei in piega”.

 

VINCE LA TECNOLOGIA

Ma anche questa regola sembra essere condannata. Ha infatti visto la luce, grazie a Bosch e KTM, il nuovo sistema integrato MSC, cioè Motorcycle Stability Control, incentrato sull’ultima versione di ABS che, abbinata a sensori microelettromeccanici * di ultima generazione, è in grado di attivarsi non solo durante il moto rettilineo, ma anche durante le pieghe più marcate. Bosch già da tempo ci stava lavorando, ora finalmente il sistema ha un nome, “MSC”, e una prima applicazione sulla KTM 1190 Adventure MY 2014, che abbiamo potuto testare presso il centro prove Bosch di Boxberg.

 

PIÙ SICUREZZA = PIÙ DIVERTIMENTO

L’MSC combina i dispositivi di controllo trazione, frenata combinata e ABS, grazie al flusso dati generato dai sensori, che comunicano alla centralina la perturbazione di assetto dovuta alla frenata con moto inclinata. Appositi algoritmi fanno in modo che il sistema registri quando l’angolo di piega aumenta e la forza frenante applicata “sopportabile” dallo pneumatico diminuisce in modo repentino, e non linearmente, mandando in crisi i sistemi ABS tradizionali (cliccate qui per una video spiegazione).  A questo punto l’MSC applica ulteriori algoritmi, stabilizzando la moto, imponendo una notevole diminuzione del momento auto-raddrizzante, e lavorando sulle eventuali perdite di aderenza. Le prove effettuate, che descriveremo dettagliatamente sul prossimo numero di Motociclismo, sono state una vera sorpresa: il Motorcycle Stability Control funziona egregiamente, consentendo di gestire anche le peggiori frenate da panico in piena curva e a moto bella giù, anche a velocità sostenute. La moto si ferma in poco spazio ed è sottoposta a un leggerissimo effetto auto-raddrizzante. È anche confermata la facilità, e velocità, con cui ci siamo abituati alla rassicurante presenza del controllo di stabilità, che ci ha consentito di godere appieno delle doti di guidabilità e potenza della KTM su diversi terreni e in differenti condizioni dinamiche.

 

FORTEMENTE CONSIGLIATO

Le Adventure 1190, sia in allestimento standard sia in versione R, monteranno l’MSC a partire dal MY 2014, con un sovraprezzo di 410 euro, cifra che sarà richiesta anche a chi volesse aggiornare la centralina della sua Adventure 2013. Bosch, come sempre, ha già in cantiere miglioramenti del sistema (come l’implementazione di un algoritmo di controllo delle sospensioni, che ne aumenterebbe ulteriormente le prestazioni anche in condizioni di piega impossibili, ad oggi situazione ancora non gestibile dall’MSC). KTM ne estenderà l’applicazione a molti dei futuri modelli e, come è facile immaginare, e come speriamo fortemente, sarà imitata dai maggiori costruttori.

 

* I sensori così detti microelettromeccanici (MEMS) rappresentano la vista e l'udito, e ogni altro senso, dei dispositivi mobili moderni. Bosch utilizza questi minuscoli sensori per “insegnare” ai dispositivi elettronici moderni a rilevare l'ambiente circostante.

Si realizzano strutture di silicio incredibilmente sottili all'interno dei sensori, che si spostano di una frazione di micrometro quando l'alloggiamento viene mosso (ad esempio: quando cambia l’inclinazione sugli assi orizzontale e verticale). Ciò ne altera le proprietà elettriche, e tale cambiamento può essere misurato e convertito in un flusso di dati che indica, per esempio, a un telefono cellulare in che posizione si trova. Gli ingegneri di Bosch lavorano con dimensioni straordinariamente ridotte: un capello umano ha un diametro pari a 1/70.000 di millimetro (70 micrometri), mentre alcuni componenti dei sensori misurano solo 4 micrometri, ossia sono 17 volte più piccoli di un singolo capello.

Poiché i sensori micromeccanici producono segnali elettrici deboli, gli esperti hanno integrato ulteriori sistemi elettronici nell'alloggiamento del componente accanto al sensore, talvolta persino direttamente nello stesso chip. Questi rilevano il segnale debole, lo elaborano, lo amplificano e infine lo convertono in dati digitali. In tal modo i sensori MEMS possono fornire le misure direttamente alle centraline. 

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