a cura della redazione - 14 September 2018

"Marquez è un pilota pericoloso. Ostacolò deliberatamente Rossi"

In un'intervista esclusiva Kevin Schwantz ci racconta come è cambiato l'allenamento dei piloti rispetto al passato e ci parla del rapporto tra Iannone e la sua Suzuki, delle gare su strada, fino ad arrivare al "famoso" contatto tra Rossi e Marquez
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  • 1/38 Kevin Schwantz nel 1994, alla guida della mitica Suzuki RGV Gamma 500 XR84 Lucky Strike con cui tentò di difendere il titolo iridato vinto l'anno precedente.
    "Marquez è un pilota pericoloso. Ostacolò deliberatamente Rossi"

    Com’è cambiato l’allenamento dei piloti di oggi rispetto al passato?
    “Io facevo motocross in inverno, poi andavo tanto in mountain bike; ma, quando correvo, ritenevo che l’allenamento migliore fosse guidare la mia moto da corsa più spesso possibile. Allora, però, non c’erano le restrizioni che ci sono oggi; potevamo organizzare sessioni di prova con le moto da Gran Premio in qualsiasi momento. Solo alla fine della mia carriera hanno cominciato a porre dei limiti. I piloti di adesso sono davvero preparati atleticamente; hanno un coach, un programma molto intenso di allenamento e sono seguiti in tutto e per tutto. Peccato però che i test con le MotoGP siano così contingentati”.

    Fisicamente sei molto simile a Rossi: aspetti positivi e negativi della tua altezza?
    “Il fisico di Dani Pedrosa aiuta ad essere più aerodinamici, ad accucciarsi sulla moto per fendere meglio l’aria. Però le gambe lunghe aiutano ad avere più controllo in curva potendo forzare maggiormente sulle pedane, specialmente in uscita di curva. L’altezza è molto utile anche in frenata: se ti alzi col busto opponi maggior resistenza all’aria, dunque rallenti più facilmente. Ora però lo stile di guida è completamente diverso e questo è dovuto all’elettronica. Noi stavamo molto più sulla moto, proprio per poterla controllare in caso, ad esempio, di perdite di trazione, lavorando sulle pedane. Oggi i piloti si sporgono tantissimo e spalancano il gas in uscita di curva, certi che l’elettronica farà egregiamente il suo dovere”.

    Dualismo Rossi-Marquez: partendo dai fatti del 2015 fino agli ultimi eventi, che idea ti sei fatto?
    “Certe cose le facevamo anche noi: quando qualche pilota doveva essere 'redarguito', entravamo all’interno e lo spingevamo all’esterno come per dirgli: “ma che cavolo stai facendo?” Valentino a Sepang (nel 2015, ndr) ha rallentato Marquez, che però lo stava ostacolando deliberatamente. La rivalità è un sentimento naturale e il sale delle corse, ma Marc è pericoloso: per esempio con con Aleix in Argentina non aveva motivo di cercare il contatto; era talmente più veloce che sarebbe bastata una curva in più per superarlo agevolmente. Non aveva alcun diritto di entrare così cattivo. Rainey diceva che non ha mai “sportellato” qualcuno senza averne l’intenzione; lui ed io a Brands Hatch nell’87 ci siamo colpiti diverse volte, tuttavia ci siamo sempre toccati carena contro carena, mai con angolazioni diverse col solo scopo di buttare fuori il rivale”.

    Abbiamo letto alcune tue dichiarazioni su Iannone e sugli altalenanti risultati con la Suzuki
    “Fino ad Austin non ho visto risultati che a mio parere Suzuki merita. Ma ultimamente Iannone mi è parso più focalizzato sul suo lavoro, più determinato. Le prime gare era spento, poco aggressivo. Ad Austin gli ho chiesto: ‘Allora, come va la moto?’ E lui mi ha risposto: ‘Non frena, non curva e non accelera!’. Cazzo, ma possibile che non faccia niente bene?!”.

    Chi è secondo te il prossimo Marquez?
    “Direi Jorge Martin in Moto3. Credo abbia davvero molto talento e si impegna al 100%. È un pilota che mi piace molto. Ho apprezzato il suo approccio alle gare; anche dopo che si è infortunato, come ha ripreso il lavoro e con quale entusiasmo”.

    Correresti una gara come il Tourist Trophy o la Dakar?
    “Nel 2000 ho partecipato all’Australian Safari, dunque una gara off-road, con una Suzuki DRZ 400 ma non è il mio genere di competizioni; leggere il road book mentre guido non fa per me, non credo che sarei in grado di farlo. A me piace spalancare il gas senza dovermi occupare di trovare la strada. Dunque no, partecipare alla Dakar non era e non è nei miei pensieri. Per quanto riguarda il TT, è di sicuro un evento pieno di fascino ma troppo pericoloso. Ricordo che una volta organizzai la trasferta a Macao come una sorta di vacanza per il mio team, alla fine della stagione ’88; ero l’unico a partecipare con una 500 due tempi e in effetti non ho dovuto spingere tanto per portare a casa la vittoria. Ma non avrei mai partecipato al TT: per conoscerne davvero tutti i segreti devi passarci anni a girare; Macao è molto più corto come tracciato, più semplice memorizzarlo”.

    Cliccando sui link seguenti potete leggere le altre parti dell'intervista in cui Kevin ci racconta alcuni aneddoti della sua carriera, la rivalità con Doohan e quella con Rainey, il sorpasso della vita, le gioie e i dolori della sua carriera e quali erano i suoi circuiti preferiti, i riti scaramantici, qual'è la miglior moto che ha mai guidato e... i segreti per andare forte in moto!

    Facci l’elenco di tutti i tuoi passatempi preferiti.
    “Per le vacanze voto Riccione, ma non nel mese di agosto! Il mio film preferito è On Any Sunday (il film/documentario del 1971 con Steve McQueen, ndr). Mi piace ascoltare musica Country, guidare un Ford F250 (un pick-up americano mastodontico,ndr) per poter caricare le mie moto e trainare la barca con cui vado a pesca, chiaramente motorizzata con due potenti fuoribordo Suzuki. Però mi piace anche la Porsche Panamera: ne avete una in prova da vedere e provare? (allude al centro prove di Automobilismo, ndr)”.

    Sappiamo che adori andare a pescare; cos’altro ti piace fare nel tempo libero?
    “Mi piace andare in giro a spasso con la mia V-Strom, oppure in bicicletta con la mountain bike… non ho altri passatempi”.

    Perché non ci regali un “piccolo Kevin”?
    “Forse perché non ho mai trovato la donna giusta con cui mettere al mondo un figlio. Oggi, a 54 anni, è tardi: non potrei sopportare l’idea di trovarmi a settant’anni con un figlio teenager! Comunque ho un bel labrador nero che fa le veci di un mio ipotetico figlio”.

    Cosa pensi di Randy Mamola come Leggenda della MotoGP?
    “Direi che sono assolutamente d’accordo, Randy è un amico e se c’è qualcuno che, pur non avendo vinto un titolo mondiale, meritava questa consacrazione, quello è proprio lui”.

    È vero che, prima della staccata, aspetti fino a quando non ti appare Dio, poi ti attacchi ai freni?
    “Certo!”.

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