“In arrivo un investimento di 20 milioni di euro per Benelli” lo annuncia la direttrice Yan Haimei

Yan Haimei, top manager di Qianjang Motor, l’industria motociclistica proprietaria della Benelli, lunedì 16 marzo, ha parlato alla conferenza “Storie di Successo di Imprese Cinesi in Italia” tenutasi alla Fondazione Italia-Cina di Milano. La Haimei, direttrice di Benelli, fa sapere: “Non abbiamo ancora chiuso un bilancio in utile, ma crediamo nel progetto. Investiremo 20 milioni in nuovi modelli”.

“in arrivo un investimento di 20 milioni di euro per benelli” lo annuncia la direttrice yan haimei




Milano 17 marzo 2009
- Yan Haimei, direttrice generale di Qianjang Motor, l’industria motociclistica cinese che nel 2005 ha acquisito la pesarese Benelli, ieri, ha parlato alla conferenza “Storie di Successo di Imprese Cinesi in Italia” tenutasi alla Fondazione Italia-Cina di Milano. La Haimei è amministratrice unica di Benelli e mentre esponeva i risultati della nuova gestione cinese ha fatto sapere: “Non abbiamo ancora chiuso un bilancio in utile, ma siamo qui per restare e crediamo nel progetto. Noi ci mettiamo nuovi capitali e la nostra esperienza nella programmazione. Qui troviamo inventiva e abilità nel design” e anche qualcos’altro, come raccontano in Benelli: il piano cinese è considerare Pesaro come un piccolo centro di ricerca e sviluppo distaccato dalla Casa madre cinese, che possa fornire le basi per ottimizzare anche i prodotti destinati al mercato interno del Paese dei mandarini.

Qianjang Motor, in Cina vende più di un milione di veicoli all’anno e trova in Benelli l’opportunità di sviluppare soluzioni che possano poi essere applicate ai veicoli cinesi, facendo da traino per le vendite. Per questo, dice la Haimei “investiremo altri 20 milioni di euro per portare in produzione nuovi modelli” che non specifica quali siano, ma potrebbero essere quelli che la Casa di Pesaro ha annunciato il 30 luglio 2008, come la supersport 600, con motore quattro cilindri in linea e un obiettivo di sviluppo della potenza massima di circa 130 CV a 15.500 giri. In ogni caso la direttrice è convinta che “nel giro di un paio d’anni riusciremo ad avere profitti”.

I capitali non mancano, perché a sostenere gli investimenti delle impresi cinesi all’estero – e in Italia quindi – contribuiscono i capitali erogati dal principale istituto di credito dello stato del dragone, la Bank of China “impegnato nel processo d’internazionalizzazione delle aziende di Pechino” come specifica l’amministratore della filiale italiana Yang Xuepeng che aggiunge: “il nostro è un sistema sostanzialmente sano e offriamo aiuto per traghettare le imprese fuori dal guado”. Gli investimenti fatti in Italia da oltre 30mila aziende cinesi, a settembre 2008, hanno raggiunto i 237 milioni di euro, spesso salvando industrie italiane vicine al fallimento “come è avvenuto per la Tacchini e la Benelli, che sono state riportate in carreggiata da investitori della Cina” ha ricordato il Sottosegretario agli Esteri Stefania Craxi.

Se l’Italia è una “scuola d’impresa” resta uno scoglio da superare che infastidisce i capitalisti cinesi, compresi i manager della Qianjang, che si aspettavano di poter fare arrivare a Pesaro gli operai di Pechino per potergli fare apprendere come si lavora con il controllo di qualità e, invece, si sono trovati a fare i conti con: “gli ostacoli della burocrazia italiana” consistenti nella “concessione dei visti d’ingresso e nel sistema dei permessi di soggiorno”. Un particolare che rallenta l’obiettivo di creare dell’azienda pesarese un centro d’eccellenza. In più tutti gli imprenditori cinesi rilevando: “lentezza e disorganizzazione nel sistema burocratico d’istituzione delle pratiche per la registrazione di una società”.

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