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22 February 2011

Il Tar del Lazio annulla gli aumenti dei pedaggi sulle strade della provincia di Roma

Depositate le motivazioni della sentenza con cui il Tar del Lazio ha annullato gli aumenti delle tariffe su strade e autostrade della provincia di Roma, introdotti da un Decreto Legge: impongono un tributo ingiusto e violano le norme CE. Sul Gra non si paga.

Il tar del lazio annulla gli aumenti dei pedaggi sulle strade della provincia di roma

 

Roma – Il Tribunale Amministrativo del Lazio ha accolto il ricorso del Presidente della Provincia di Roma, Nicola Zingaretti, contro il Governo, che aveva imposto l’aumento dei pedaggi sulle strade collegate ad autostrade e sui raccordi autostradali gestiti direttamente dall’Anas, incluso il Grande Raccordo Anulare di Roma. Il Tar ha emesso una sentenza di annullamento rivolta ai commi che prescrivevano i rincari attraverso l’articolo 15 del Decreto Legge 31 maggio 2010, n. 78, quello della Manovra anticrisi, già convertito nella Legge 30 luglio 2010, n. 122. Ad appoggiare la domanda di Zingaretti, che è stata quindi accolta, erano 27 sindaci dei comuni del territorio provinciale e il sindaco di Roma Gianni Alemanno.

 

Il Tribunale ha motivato la decisione, prima di tutto, con il fatto che la misura governativa non prendesse in considerazione, e quindi gravasse ingiustamente sulle loro tasche, le persone che percorrono le strade statali, dette di interconnessione, senza accedere alle autostrade a cui sono collegate, come avviene nel caso del GRA. Inoltre, il Decreto Legge era stato adottato in violazione delle norme comunitarie in materia di pedaggi. Queste sono le motivazioni esposte dai giudici amministrativi nella sentenza depositata oggi.

 

Infatti, si legge nella decisione dei giudici, “è fondato il motivo di ricorso secondo il quale il decreto impugnato avrebbe individuato caselli o stazioni di esazione collocati in luoghi non direttamente o comunque non necessariamente interconnessi con tratte autostradali per le quali è stato imposto il pagamento di un pedaggio con conseguente imposizione agli automobilisti di una prestazione patrimoniale aggiuntiva che prescinderebbe dall'utilizzo in concreto del tratto viario interessato dal pedaggio”.  Questo significa che “non vi sarebbe la necessaria ed imprescindibile corrispondenza tra chi è tenuto al pagamento del pedaggio e quanti utilizzano le tratte di strada interessate dal provvedimento”. I giudici amministrativi hanno rafforzato i motivi dell’accoglimento del ricorso, riconoscendo anche il dubbio, sollevato dalla Provincia di Roma, riguardo l’illegittimità del decreto governativo nell’Unione Europea. Sotengono che sia stato adottato in violazione delle norme comunitarie, nonché della norma nazionale di recepimento delle stesse, poiché “determina forfettariamente la maggiorazione per le classi di pedaggio, a prescindere peraltro dall'effettivo uso dell'infrastruttura”.

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