di Paola Verani - 11 febbraio 2014

Il ritorno di Gionata

Com’è la vita dopo un giro del mondo durato 8 anni? Quella di Gionata Nencini ha risvolti da star (con molti fan da intrattenere!) ma rappresenta anche tanti viaggiatori che sognano di fare della propria passione un lavoro

Il ritorno di gionata

Per tutti è il “ragazzo che ha girato il mondo in moto per 8 anni”. Questo distintivo probabilmente gli rimarrà addosso per tutta la vita e ognuno di noi vedrà nel lungo viaggio di Gionata quello vuole, caricandolo di significati sempre diversi. La verità è che lui è partito nel 2005 con l'insofferenza e la curiosità tipica dei ventenni, innescate dalla lettura/visione di due manifesti della filosofia nomade: “On the road” di Jack Kerouac e “I diari della motocicletta”, la trasposizione cinematografica delle notas de viaje di Ernesto Guevara che attraversò l'America Latina in sella ad alla Poderosa II (Norton 500 M18). Agirono su di lui come detonatori, esattamente come è successo a generazioni di travellers prima e dopo di lui. Poi il resto è venuto da sé. Sì, perché a volte quelle che agli occhi dei più sembrano grandi imprese nascono con la leggerezza delle cose nate per caso. Quando lui ha abbandonato casa non aveva chiaro a cosa stava andando incontro e ha sempre vissuto la giornata, divertendosi anche molto, tanto da riuscire a creare e intrattenere una folta schiera di fan. Gionata rappresenta uno dei primi casi italiani di globe-trotter blogger, o di globe-blogger, se vogliamo coniare un neologismo, che ha alimentato il suo pubblico, giorno dopo giorno, a suon di post e riflessioni filosofico-goliardiche. I suoi diari in rete sono diventati il suo confessionale, Gionata è cresciuto insieme ai suoi ammiratori che oggi lo seguono in tutte le sue nuove iniziative e con cui è riuscito a creare legami di amicizia vera. Tornato a casa, poi, si è trovato ad affrontare il difficile compito di mettere a frutto la sua esperienza, mantenerla viva e comunque tramutarla in qualcosa che avesse senso e futuro: il viaggio deve diventare la sua professione? Come rimanere autentico divenendo globe-trotter “seriale”? Come evitare di esporsi troppo al tempo dei social network e dei blog 2.0? A queste e ad altre domande Gionata risponde nella nostra intervista. Ma prima ecco il video della sua impresa (tutti i video di Gionata li trovate sul canale Youtube "Partire Per").

 

 

 

Sei partito che avevi 21 anni e sei tornato quasi trentenne. Che differenza c'è tra un ragazzo cresciuto viaggiando e un altro che ha condotto la canonica vita “stanziale”?

Le esperienze hanno lo stesso valore a prescindere da dove ti trovi a viverle, siano queste nella realtà circoscritta della propria città o a cinquantamila km da casa. Il percorso che ho seguito dal giorno della mia partenza è stato una vera e propria formazione: mi sono reso indipendente ,ho lavorato, mi sono mantenuto, mi sono confrontato con realtà nuove, ho compiuto delle scelte e anche se questo è accaduto sempre in Paesi nuovi come Giappone, Cina, Australia, Nuova Zelanda e Cile, non ho fatto diversamente da tutti quei giovani che, a 21 anni, lasciano casa per motivi di studio o lavoro e si fanno carico della propria vita. Io ho avuto la fortuna di realizzare un sogno: viaggiare il mondo in sella alla mia moto, un ragazzo “stanziale” può ambire ad altri traguardi, come la stabilità economica o ad una carriera. La cosa fondamentale in entrambi i casi è capire se lo si fa per scelta o per costrizione! Detto questo, devo riconoscere che 8 anni di viaggio in solitaria, molto lontano dall'Italia mi hanno messo davanti a problematiche non comuni al resto dei miei coetanei e mi ha insegnato a superarle dovendo fare affidamento solo su me stesso. Partivo consapevole di fare qualcosa che praticamente nessuno dei miei conoscenti e familiari aveva mai vissuto sulla propria pelle e che, nel momento del bisogno, non avrei potuto consultare altri che me stesso. Credo anche di essermi fatto un discreto bagaglio culturale che non potrà che essermi d’aiuto in futuro. Comunque riesco a gioire anche dei successi dei miei amici rimasti a casa (lauree, carriere, famiglie, acquisti importanti). Come dicevo, finché ognuno di noi ha la fortuna di fare ciò che ha scelto di fare, siamo tutti realizzati allo stesso modo.

 

Cosa ti ha mosso allora e cosa oggi a girare il mondo. Che tipo di viaggiatore ti senti?

Sono sempre stato un po' fatalista ed ho spesso compiuto scelte importanti seguendo delle sensazioni più che delle certezze. Credo che quando avevo 20 anni tutto sia nato da un semplice guizzo emotivo, uno stato di necessità un po' simile alla fame, al bisogno di qualcosa di mai provato. Così sono partito, niente di più. Fosse andata male non sarebbe stato difficile ammettere che forse mi ero sbagliato. Ad ogni caso non è andata così e sono felice di aver "colto l'attimo". Volevo vedere le cose con i miei occhi, quello sì, toccare tutto con mano, esserci con tutto me stesso e poterlo raccontare sfatando anche quell'inutile vena pessimistica di chi non ha iniziative proprie perché "tanto è impossibile" o "vedrai che qualcosa va storto".

Oggi, evidentemente, il viaggio in moto fa parte del mio modo di strutturare il tempo libero, di mettere via i miei risparmi, di pianificare il futuro, di coltivare una passione alla quale ho già dedicato i 10 anni più belli della mia vita. Non è più soltanto un guizzo istintivo ma è diventato anche uno stile di vita. Ecco perché penso di voler raggiungere i luoghi che non ho visto e rivedere con occhi più adulti quelli che ho visto quando ero giovanissimo. Mi definirei un “viaggiatore emotivo”, non certamente pragmatico, pratico o cerebrale. Molte delle scelte di viaggio che ho fatto non avevano senso nemmeno per me, ma mi facevano sentire appagato!

 

È passato circa un anno dal tuo ritorno. Cosa hai capito ora della tua esperienza che non avevi capito appena arrivato a casa?

Ho capito che la scelta più giusta che ho fatto in vita mia è stata quella di partire giovanissimo, quando non avevo niente da perdere ed ero ancora digiuno di debiti e doveri. Adesso ho 30 anni, una famiglia a carico (durante il suo viaggio Gionata ha conosciuto Ylenia e da lei ha avuto un figlio ndr.) e se oggi riesco a godermela a  pieno dipende proprio dal fatto di aver esaudito il mio grande sogno quando non avevo niente a cui rinunciare (se non ad una vita “stanziale”, come la chiami tu).

 

Sei il viaggiatore che forse ha saputo sfruttare al meglio le potenzialità del suo blog (anche Totò Le Motò ha coltivato la sua passione per i viaggi leggendoti) riuscendo a crearti un pubblico affezionato. Come lo intrattieni ora che non sei in giro per il mondo?

Sono stato anche molto fortunato, devo ammetterlo. Quando sono partito non avevo nemmeno un blog, non esisteva né Facebook né Youtube, che sono i social su cui si muove la maggior parte del materiale che realizzo in viaggio. Poi dal 2007 è nato il mondo 2.0 e quello che prima facevo per diletto personale (scrivere, mettere video online e fare foto) si è rivelato utile per avvicinare al mio progetto di vita un sacco di persone da tutto il mondo. Ma non è nato come un prodotto ad uso e consumo dei lettori, né pensato per il loro intrattenimento. Piuttosto è un'abitudine che ho sempre avuto per intrattenere me stesso, perché là fuori di momenti di scazzo ce ne sono a migliaia e saper sdrammatizzare è la chiave per andare avanti anche quando vorresti mandare a quel paese tutti (doganieri, poliziotti, assaltatori, etc.). Mi sono sempre divertito a non prendere nulla troppo sul serio, dai tempi del liceo almeno. Poi, con gli anni, mi sono accorto che alcuni dei video da me pubblicati sono diventati virali ed il messaggio implicito è stato fonte di ispirazione per giovani come me che avrebbero voluto girare il mondo. Se successo ho avuto probabilmente lo si deve al fatto che mi sono sempre mostrato per quello che sono, con tutti i miei limiti.

Oggi sono in Italia (non perché il mio viaggio sia finito, ma per lavorare come facevo in Cile) e la vicinanza con famiglia, amici e lettori che mi seguono da 8 anni é un'ottimo motivo per organizzare raduni ed eventi durante i quali conoscersi di persona e condividere del tempo. Come sai, di recente siamo stati all'Elefantentreffen (il resoconto su Motociclismo di marzo, intanto godetevi il racconto di Mario Ciaccia su questa super classica del turismo in moto - ndr).

 

Hai capito che piega prenderà la tua vita: esploratore, tour operator, fotoreporter, giornalista, blogger o altro?

Mentre ero in viaggio ho “covato” milioni di idee e progetti, alcuni dei quali cominciano a prendere forma piano piano, lavoro e famiglia permettendo, ma non ho niente di definito. Sono, invece, uno che tiene aperte sempre 3 o 4 possibilità e le coltiva finché una non da segni di maturazione, a quel punto posso investirci del tempo senza espormi troppo. Il mio sogno di viaggio in solitaria è ancora vivido e mancano ancora centinaia di posti da raggiungere in moto o nei quali piantare la mia tenda, ma per finanziarmi punto tutto sul lavoro che svolgo adesso. Al momento offro consulenze di marketing nel web, realizzo siti internet, guido gruppi in moto in Patagonia per la Exmo Tours (www.exmotours.com), scrivo, mantengo il blog attivo con iniziative sempre nuove. Non mi fermo mai. Non ci riesco. Di conseguenza non so dove sarò e cosa farò nel futuro. E questo “non sapere” mi esalta come mi esaltava non saperlo a 21 anni, prima di partire!

 

Ne abbiamo parlato più volte ed è un tema caldo: può esistere la figura del viaggiatore professionista o è una contraddizione in termini, ovvero quando diventa "seriale" l'esplorazione del mondo perde gran parte della sua poesia?

Tutti i tester delle grandi marche che realizzano giri del mondo sotto contratto a fini propagandistici e televisivi sono le persone di cui parli. Abbiamo anche un esempio italiano su Yamaha Super Ténéré se non sbaglio, ma non conoscendolo di persona non saprei dirti altro. Poi c’è il viaggiatore per passione che lo fa con i propri fondi nel tempo libero e, infine, esiste il dipendente o libero professionista cui viene fornita una moto “aziendal”e per svolgere la sua mansione (come il runner pizza, il postino e la guida in moto). Sfortunatamente non ho esperienze del primo dei tre casi (se Honda te lo chiede, il mio cellulare ce l'hai!), mentre conosco molto bene la seconda (e la conoscono tutti quelli che leggono www.partireper.it) e, da qualche anno, ho sperimentato anche la terza categoria. La linea di confine fra il viaggiatore e la guida in moto per me è semplice: la prima è per piacere e la seconda per mestiere. Non considero il viaggiare un mestiere e non considero fare la guida in moto un vero viaggiare… A me viaggiare in solitaria in moto piace da morire, ma guadagnarmi da vivere facendo la guida per gruppidi appassionati mica mi dispiace!

 

A novembre hai portato un gruppo di amici/fan in Patagonia. La scorsa settimana, ne hai guidato un altro all’Elefantentreffen. Ti ritrovi nella dimensione del “viaggio a termine” dopo aver provato quello del “viaggio della vita”?
Sono iniziative che ho messo in piedi personalmente e mi ci ritrovo benissimo. Il viaggio in solitaria é la condizione ideale per mettermi in gioco e toccare con mano realtà nuove, mentre le altre iniziative sono organizzate per il gusto di condividere del tempo con i miei lettori o di arrotondare a fine mese facendo un lavoro bellissimo.

 

Ti ispira solo il viaggio esotico che comporta uno shock culturale oppure ti interessa anche dare la tua visione della “gita fuoriporta”?

La meta lontana, difficile, dove c'é da ficcarsi nei guai, è quello cui aspiro, ma rimane nell’ambito dell’esperienza personale: l’avventura me la vivo da solo senza nuocere a nessuno, magari prendendo decisioni d'istinto, sane o malsane che siano, come ho sempre fatto. Le “gite fuori porta” o i tour, invece, prevedono un'enorme apparato organizzativo finalizzato a garantire divertimento e sicurezza per diverse persone… Quando mi cucino qualcosa da mangiare la condisco come piace a me, ma se ho ospiti devo andarci piano con il piccante!

 

Ieri chi viaggiava in moto partiva con poco e niente, oggi pare che la condizione necessaria sia avere degli sponsor, anche solo per procurarsi attrezzatura di ultima generazione... Che ne pensi?

Dipende da quali esempi hai davanti agli occhi. Io scovo ancora su qualche forum minore viaggiatori senza pretese che si fanno l'equipaggiamento moto con 17 euro e si vedono le zone più belle del mondo. Se guardiamo oltre l'equipaggiamento tecnico ed i marchi che adornano i blog dei nuovi globe-trotter (ma anche il mio), ci troviamo comunque di fronte ad un narratore, una persona, un sognatore. E a fare la differenza è l’autenticità, la forza della sua storia: ho conosciuto viaggiatori che avevano tutto e non dicevano niente …e viceversa. Poi ci sono quelli che fanno di tutto per apparire anche se farebbero meglio a non farlo e quelli che, al contrario, si rifiutano categoricamente di esporsi quando magari avrebbero un sacco di belle cose da condividere con i più. Siamo tutti molto diversi.

Più che misurare i successi di un viaggiatore in base a quanti sponsor ha, preferisco capire che persona è. Mi basta quello.

 

Siete in tanti a viaggiare e c’è anche un bel po’ di concorrenza fra di voi, chi, secondo te, farà la differenza?

Siamo tutti delle prime donne. Vogliamo tutti l'approvazione del pubblico, i riflettori puntati e chi più ne ha più ne metta ma, per fortuna, siamo molto diversi. Confido comunque in chi porta in sé l'anima del pioniere e della follia.

 

C’è qualche globe-trotter del presente o del passato che ammiri?

Nel 2001 avevo 17 anni e mi è stato regalato “In Vespa” di Giorgio Bettinelli. Un mese fa ho ritrovato quel libro in una scatola ed ho scoperto che nell'ultima pagina avevo scritto quanto segue: "5 Gennaio 2001, ore 2:13 del mattino. Al più bel viaggio, al più bel sogno mai realizzato. Grazie Giorgio". Non ho mai conosciuto Bettinelli e non credo di poter entrare nel merito della persona che era, ma lo ammiro per ciò che ha scritto e per ciò che é stato in grado di suscitare in me.

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