di Nicolas Patrini
- 10 November 2020

Iannone ritenuto colpevole: 4 anni di stop per doping

La Corte di Arbitrato per lo Sport (CAS) impone un periodo di ineleggibilità di quattro anni ad Andrea Iannone. Il pilota di Vasto, stando a quanto comunicato dalla Corte, non è riuscito a dimostrare la non intenzionalità, né portare prove necessarie a suffragio della contaminazione alimentare della carne mangiata in Malesia

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Andrea Iannone

La Corte di Arbitrato dello Sport (CAS) ha annunciato la sua decisione nelle procedure arbitrali d'appello tra il pilota italiano della MotoGP Andrea Iannone, l'Agenzia Mondiale Antidoping (WADA) e la Fédération Internationale de Motocyclisme (FIM). Andrea Iannone e la WADA hanno presentato appelli separati al CAS contro la decisione emessa dalla FIM International. Il CAS ha rigettato il ricorso presentato da Andrea Iannone e ha accolto il ricorso presentato da WADA.

Di conseguenza, la decisione emessa dalla Corte disciplinare internazionale della FIM viene sostituita come di seguito:

• Andrea Iannone è sanzionato con un periodo di ineleggibilità di quattro anni a decorrere dal 17 dicembre 2019.

• Tutti i risultati agonistici ottenuti da Andrea Iannone dal 1 novembre 2019 compreso sono squalificati, con tutte le conseguenze che ne derivano, inclusa la decadenza di medaglie, punti e premi.

Il gruppo di esperti scientifici del CAS ha rilevato che Andrea Iannone non è riuscito a stabilire né il tipo preciso di carne che lui aveva consumato né l'origine di detta carne. Inoltre, ha riscontrato che né Andrea Iannone né i suoi esperti sono stati in grado di stabilire specificamente che c'era un problema di contaminazione da carne da Drostanolone in Malesia. Inoltre, le prove portate in aula sono risultati insufficienti nello stabilire la non intenzionalità nell’assunzione della sostanza. Il Collegio ha ritenuto quindi, contrariamente alla decisione impugnata, che l’assunzione sia stata intenzionale.

Andrea Iannone dice così addio alla propria carriera da pilota, dato che sarà obbligato allo stop fino a gennaio 2024.

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