I postini del Nürburgring

Prima di entrare al Nordschleife date un’occhiata negli specchietti. Se vedete un pilota piuttosto motivato pronto per seguirvi potrebbe essere un postino. Ma non ha una lettera per voi…

I postini del nürburgring

Der Nürburgring, das einzigartige ausflugsziel für motorsportfans und familien rund um die zwei faszinierendsten rennstrecken der Welt… Ah, scusate, mi sono lasciato prendere dall’atmosfera. Perché tra le tante cose speciali il mitico Ring ha anche questa. Non è una cosa che si respira solo in pista, ma anche fuori dal circuito, in un raggio di decine e decine di chilometri. Se in Italia andate a mangiare in un ristorate a due passi da Misano, dal Mugello, cosa trovate? Ottimi menu - qua non ci piove, stravinciamo noi - ma di auto e moto poco e niente. Nei dintorni del Nordschleife, invece, in qualsiasi posto entrate, pub, birrerie, ristoranti, trovate foto di piloti, autografi, pezzi di auto, moto, motori, pistoni, bielle. Tutti i locali sembrano (sono) frequentati tutti i santi giorni da piloti, ed è un piacere immenso passare una bella giornata in questo storico paradiso dei motori. Poi c’è lui: il mitico Ring (nella gallery qualche pillola del suo fascino, ma anche la dura realtà...). 

 

A SUPER WHEELS NE MANCAVA UNO

Il mio primo Nürburgring risale al 1990. Prima di andare lì mi ero superdocumentato, ma tante cose le ho imparate lassù, appena arrivato. Infatti ero in straottima compagina: Super Wheels ancora non c’era, ma lì ho trovato ad attendermi tutti i ragazzi che poi sarebbero migrati nella sibaritica rivista: PoliSeveriMazzali.… A questi ce n’è da aggiungere uno che allora era del gruppo, ma che non conoscete perché non ci ha seguiti nell’avventura di SW. È un vero peccato che abbia lasciato la pattuglia, perché anche questo ragazzone qua è un supertalento della manetta, un raro esempio che dimostra come sia possibile fondere sicurezza e velocità con una guida spettacolare. In altre parole: non gli sta dietro nessuno. Il suo nome è Mirko, in arte Limbo, e ora vi dico due cose di lui…

 

OCCHIO AI POSTINI DEL RING   

Tra le tante (terrorizzanti) cose che a me, giovane implume delle piste, hanno raccontato i ragazzi del futuro SW, quella che mi ha colpito di più è stata la leggenda dei postini. I postini sono dei motociclisti espertissimi del Ring, in genere quindi è gente del luogo, che a vederli non gli daresti una lira. Hanno vecchie moto scassate verniciate di catrame con la scopa (nero satinato alla tedesca maniera) col manubrio alto, e ovviamente (essendo tedeschi) sono tutti vestiti di nero. Si chiamano postini perché se ne stanno in pista a fare la posta ai motociclisti che vedono interessanti; preda preferita quelli a cavallo di splendide moto nuovissime e potentissime che entrano nel Ring con piglio spavaldo. Appena vedono una vittima, partono e la seguono fino al punto dove sono appostati i loro amici: lì passano il malcapitato ridicolizzandolo, in genere all’esterno, per poi sparire nella foresta nera. 

 

LIMBO NON S’È ACCORTO DI NULLA

Allora, questo Limbo doveva entrare nel Ring con una ZZR1100 per il giro cronometrato. All’epoca si prendevano i tempi nel circuito maledetto, ma oggi non ha più senso: le moto sono troppo potenti e diventa difficile dire quale sia la più veloce, perché il miglior tempo si farebbe rischiando troppo, cosa che non ha proprio senso (leggete qui cos'è successo nel 2004 ad un vero maestro del Ring, Fausto Severi). È vero, allora le moto non andavano certo piano, ma erano altri tempi.

Beh, appena Limbo chiude la visiera e si infila nella prima picchiata - allora c’era l’ingresso vecchio, si entrava subito nella mischia - il postino parte anche lui come un razzo e li vediamo sparire dietro le curve. 

Dopo pochi minuti (circa 8) Limbo torna, tutto felice e sale su un’altra moto. Del postino non c’è traccia. 

Mirko, il postino dov’è finito?”, lui risponde: “Eh? Postino? Quale postino?”.

Dopo un po’ arriva, il poveretto. È mogio mogio, si toglie il casco e si china a guardare la ruota anteriore, come se volesse verificare i dischi dei freni. Poveretto (ah ah ah), questa volta non gli è andata troppo bene, non solo non l’ha passato, ma non è riuscito nemmeno a prenderlo… Per gli amici finge un grave problema ai freni.

 

MAI VISTO UNA SPETTACOLO COSÌ

Altra scena con i postini, protagonista sempre Limbo. Entra con una BMW K1, che all’epoca non era certo un fulmine tra le sportive. Tenete presente che allora il segmento era piuttosto eterogeneo e a confronto con le più racing, come la Bimota YB10, la Suzuki GSX-R 1100 e la Yamaha Ex-Up si mettevano anche altre moto di grossa cilindrata, veloci ma non proprio sportivissime. 

Questa volta Limbo deve fare il giro con il rapporto più alto, prova che serve a stabilire quale motore è più elastico. Lo stile cambia un po’ rispetto all’uso regolare, con tutte le marce, perché nelle curve si deve perdere meno velocità possibile. Quindi: frenare poco, ingressi velocissimi, percorrenze idem, e di conseguenza pieghe estreme. Al solito, appena Limbo entra in pista, via dietro il postino di turno. 

Dopo pochi minuti (circa poco più di 8) Limbo torna, tutto felice e sale su un’altra moto. Questa volta il postino c’è ed è proprio dietro di lui. Il tedesco si toglie il casco va da Limbo e dice, con un sorrisone spaziale: Danke, danke, mai visto guidare così. Sarei riuscito a passarti, ma ho preferito rimanere dietro per godermi lo spettacolo di pieghe e scintille, fantastico!”. Le pance della carenatura della povera K1 erano tutte scartavetrate dall’asfalto, e le viti di fissaggio (nelle foto si vedono bene, appoggiano su una rondella e sono leggermente sporgenti) erano diventate dei rivetti (testa liscia). 

 

I POSTINI DI OGGI SONO CAMBIATI

Oggi i postini ci sono ancora, non così tanti e organizzati come allora, ma qualcuno ne trovi. Se passate al Ring però non cercate dei ceffi vestiti di nero seduti su moto verniciate con la scopa, il tempo passa anche per loro e si sono aggiornati. Oggi hanno le “nostre” moto, nuovissime superbike perfettamente messe a punto, e tute contemporanee. Forse qualche match si riesce ancora a fare con loro, ma è difficile. Oggi la maggior parte dei motociclisti rispetta e teme il Norsdschleife, è troppo rischioso, ci sono stati troppi incidenti e troppi morti. Forse è per questo che non si corre più come prima, o forse siamo solo, semplicemente, fortunatamente, cambiati tutti.    

 

Nota. In questo racconto c’è un errore, ma solo uno storico del gruppaccio lo trova…

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