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Honda GL1000: anche una vecchia gloria diventa special

Dai ricordi della prima maxi moto alle più recenti preparazioni europee di Wrenchmonkees e ER Motorcycles: la prima Gold Wing è sempre protagonista. Ma ad una veneranda moto come lei va portato rispetto. Siete d’accordo?

Honda gl1000: anche una vecchia gloria diventa special

Prima o poi doveva capitare. Me lo aspettavo. In fondo ci avevo provato anche io, anni fa, fermandomi però prima dell’irreparabile. Di che cosa sto parlando? Ma di customizzare la Honda Gold Wing! Nel 1999 è stata lei la mia prima maxi moto. Niente a che fare con la portaerei a sei cilindri di oggi, tutta plastica ed elettronica. La mia era una GL1000, la capostipite, una elegante quattro cilindri boxer di 1.000 cc (999, per la precisione), senza carena, senza borse, senza bauletto né altro pensato per il turismo (qui la storia della Gold Wing, compresa una corposa gallery). Negli anni settanta bastava un motore capace di viaggiare ad andatura autostradale tutto il giorno, una sella comoda niente altro. La comprai a rate da mio zio, che ne aveva già possedute tre. Appena presa la inaugurai con un viaggetto di 1.000 km (in onore alla cilindrata) in tappa unica. Epico. Poi ce ne furono altri 1.000 per tornare a casa, e molte altre migliaia nei mesi e negli anni seguenti (rammento ancora con esattezza di aver raggiunto la cifra 66.666 sul contachilometri all’altezza di Colico, mentre ero diretto all’ennesimo Raduno dello Stelvio: feci persino una fotografia, ma all’epoca usavo i rullini e sono archiviati senza mai digitalizzarli, quindi non posso pubblicare quelle immagini, dovete fidarvi).

 

NON ESAGERIAMO!

La mia GL1000 mi ha scorrazzato in tutta Europa, dalla Francia alla Romania. Le vacanze con la fidanzata, il primo Elefantentreffen, le gite domenicali su e giù per i passi alpini: che ricordi con lei! Poi iniziai a voler andare più forte, per stare dietro agli amici che avevano moto più potenti, moderne, leggere. Costruii allora supporti speciali per arretrare le pedane, montai un cupolino piccino e feci arrivare dagli USA una aggressiva sella Corbin Gunfighter monoposto. A un certo punto costruii anche uno scarico più semplice e leggero. Ma mi fermai lì, perché capivo che era inutile cercare di trasformare una grossa turistica in una naked sportiva. Avrei potuto farlo, ma dopo aver triturato il giunto cardanico con staccate assassine e goffi tentativi di impennata, mi rassegnai. E passai ad una Egli-Kawasaki. Ma questa è un’altra storia.

 

PER ME È NO

Negli ultimi mesi però mi sono imbattuto, in rete, in alcune realizzazioni su base Honda GL1000 che danno forma -in parte- ai miei sogni repressi di ragazzino (guardate la gallery). La prima, decisamente bruttarella secondo i miei gusti, è di Wrenchmonkees (www.wrenchmonkees.com), officina danese che, con il suo stile semplice, quasi scarno, ha dettato una nuova moda nel mondo del custom, generando schiere di emulatori. La #43 (l’officina battezza le proprie creazioni solo con il numero progressivo di realizzazione) mantiene motore e telaio di serie, compresi i freni. Cambiano le ruote (19”-17” di serie) con cerchi da 16” e gomme ciccione. Realizzato a mano lo scarico, e pure il serbatoio in alluminio, che rimane sotto la sella, come nel modello originale, e l’enorme scatola filtro sopra il motore, che adesso sembra un gibboso, sgraziato serbatoio (ma che nasconde impianto elettrico e prese d’aria per i carburatori). No, non mi piace proprio: sembra una moto post-atomica messa insieme con pezzi di recupero. Povera GL…

 

GIÀ MEGLIO

I ragazzi di Copenhagen ci hanno riprovato con la #58. Il risultato è migliore. Più filante, leggera, aggraziata, vicina ai canoni di una café racer. Le lavorazioni sono più consistenti e il serbatoio è dove dovrebbe essere, cioè tra manubrio e sella. Serbatoio che ha una bella linea, ma non rinuncia a inglobare lo spazio per il filtro aria, la batteria e l’impianto elettrico. Bel lavoro. Peccato per quella sella che sembra una sottiletta (la trovo una moda assurda) e le finiture volutamente lasciate grezze. Non volete vernice né cromature? Almeno una bella spazzolata alle parti in alluminio ossidato si potrebbe dare, no?

 

BOXER DA RAID (MA A 4 CILINDRI)

La proposta più recente in tema di Honda GL1000 customizzate arriva dalla vicina Slovenia ed è opera di ER Motorcycles (www.ermotorcycles.com), una giovane officina che si sta mettendo in evidenza con realizzazioni sobrie e ben costruite, a metà strada tra le café racer e le bobber, con contaminazioni scrambler. La Nordiq -così si chiama l’ultima creatura di Blaž Šuštarši? e soci- non è stravolta come quelle di Wrenchmonkees, ma mantiene lo schema di base e molte parti della moto originale. A parte le ruote da 16” e i silenziatori Supertrapp infatti, riceve una serie di accessori che la indirizzano ad un utilizzo da raid: portapacchi su faro, serbatoio (in realtà lo sportellino nasconde l’accesso alla scatola filtro) e codino. C’è una nuova sella trapuntata e ben imbottita, fari supplementari montati sulle protezioni dei cilindri, borse morbide e una strumentazione più raccolta, così come i blocchetti elettrici. Su tutto, una verniciatura bicolore opaca. Mica male. L’ha commissionata un cliente italiano, che la vuole utilizzare per andare in Norvegia, a Capo Nord (da qui il nome della special): per la massima affidabilità il motore è praticamente di serie, rinfrescato con nuove cinghie di trasmissione e frizione.

 

LIETO FINE

Ecco, forse avrei potuto puntare anche io, 15 anni fa, su una trasformazione più turistica come questa. Ma ho fatto la scelta migliore: ora la “mia” Gold Wing è affidata alle amorevoli cure di un amico, che la usa con il riguardo che le è dovuto. E un giretto insieme a lei, qualche volta, capita ancora…

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