di Federico Aliverti - 30 novembre 2019

“Ho scelto la data del matrimonio in omaggio alla Ducati 996”

“Abbiamo stabilimenti all’estero solo per evitare i dazi” – “Faremo moto elettriche o entry level quando offriremo anche qui Style, Sophistication e Performance” – “In 10 anni coi fornitori abbiamo raggiunto un’altissima affidabilità” - “Nel mondo, più di una sportiva su 4 è una Panigale” – “Ci lasciano la caparra per moto che ancora non esistono: con quale altro brand succede?”. La nostra intervista a Francesco Milicia (Global Sales di Ducati)

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Francesco Milicia si è sposato il 09/09/06. Una data come un’altra, si direbbe, se non fosse che tolti gli zeri si intuisce che è un atto d’amore – detto con tutto il rispetto per la moglie “vera” – verso la leggendaria 996.

La sua passione desmo arriva fin qui?

“Sono cresciuto a Locri, in Calabria, e da ragazzino volevo fare il pilota, ma la mia famiglia era contraria e perciò dopo la maturità ho scelto la facoltà di ingegneria meccanica con già l’idea chiara di lavorare in Ducati. Il primo contatto con l’azienda è stato durante l’esame di Costruzione di Macchine che ho concluso con una tesi su una forcella anteriore monobraccio per un 916. Dopo la laurea mi sono innamorato di una bellissima 996, che è stata la mia prima Ducati, e pochi anni più tardi anche di una meravigliosa romagnola del passo del Muraglione, che oggi è mia moglie. Direi che l’entusiasmo delle donne e degli uomini che lavorano qui a Borgo Panigale, e tutta questa meravigliosa terra dei motori, sono l’espressione più fedele delle mie passioni”.

La sua formazione ingegneristica quanto è importante per il ruolo che ricopre ora?

“Avere un background ingegneristico è un aiuto, mi consente di avere un approccio analitico alle questioni aziendali e di conoscenza del prodotto. Ci aggiungo anche il valore del mio percorso e degli studi internazionali, ma ciò che è più determinante in un contesto che sta cambiando rapidamente è la capacità di identificare le giuste strategie e riuscire a farle implementare dalle migliaia di persone che lavorano nel mondo per il nostro Brand facendole sentire tutte parte di un unico ed appassionante progetto”.

Quando è entrato in Ducati?

“Mi chiamarono nel 1999 perché era piaciuta molto la mia tesi di laurea, entrai come ingegnere nel reparto lavorazioni meccaniche. Poi sono passato al montaggio motori che rappresenta il cuore della produzione e già all’epoca era un’area complessa, con 110 persone da gestire: per me fu un momento fantastico: conciliavo il mio hobby con il lavoro. Nel 2003 il Presidente Federico Minoli, che all’epoca inventava il Word Ducati Week, i DOC ed altre attività di marketing e proiettando la Ducati in una dimensione mai raggiunta prima, mi chiama come membro per l’area Operation del suo staff, e questo mi permette di vedere il mondo Ducati anche fuori dall’ambito industriale. Nel 2004 il gruppo Ariston mi propone la posizione di Direttore Generale in Cina per una sua controllata, e accetto l’offerta perché un’esperienza lavorativa del genere ti apre la mente e rappresenta un’incredibile opportunità di crescere. Un mondo, quello asiatico, che imparo ad apprezzare anno dopo anno e a conoscere a fondo. Finché Ducati a fine 2011 mi richiama perché vuole espandersi in Oriente”.

1/21 World Ducati Week 2018

E lei cosa decide di fare?

“La passione prevale, e a Ducati non posso dire di no. Rientro a Borgo Panigale ma subito diretto in Thailandia, dove trascorro i tre anni più galvanizzanti della mia carriera. Con un grande supporto dal team di Borgo Panigale che conoscevo bene dal mio primo trascorso, iniziamo a produrre in successione tutti i modelli: assumiamo 200 persone, che in una fabbrica che come perimetro ha i cordoli del Mugello con il tricolore, diventano tutte appassionatissime del brand e del made in italy, e in una corsa contro il tempo arriviamo già nel 2015 a un grande traguardo: lo stabilimento thailandese genera ricavi per 100 milioni di euro e produce tutta la gamma Ducati. Quell’anno Bangkok è stata la città nel mondo dove abbiamo venduto più moto”.

Perché da Borgo Panigale siete andati fin laggiù a produrre?

“La produzione è fortemente localizzata qui in Italia. In Thailandia abbiamo un altro unico stabilimento produttivo che è stato fatto con lo scopo di servire i mercati asiatici evitando i dazi, che in Asia arrivano fino al 100%. In parole povere il motivo per cui abbiamo aperto quest’altra sede è quello di poter vendere un Monster a 10.000 euro e non a 20.000 euro in paesi come il Vietnam o la Thailandia”.

Però producete anche in Brasile...

“In Brasile non abbiamo uno stabilimento di proprietà, abbiamo solo un Provider con metodologia CKD che riassembla le moto che noi mandiamo e le consegna al mercato brasiliano. Anche qui è tutta questione di dazi, ed è l’unico modo per essere competitivi in un mercato che apprezza molto il brand Ducati. Abbiamo sofferto parecchio anche per la crisi che ha investito il paese, ma abbiamo tenuto duro e in questo momento il Brand in Brasile è più apprezzato che mai: cresciamo di circa il 30% rispetto allo scorso anno”.

Quanto vale la spinta asiatica per Ducati?

“La Cina è un grande mercato, e noi cresciamo a doppia cifra: lì ci sono oltre un miliardo di persone e, potenzialmente, abbiamo clamorosi margini di crescita. Oggi siamo sopra le 3.000 moto all’anno che, per i nostri volumi, è tanto anche perché quando parliamo di prodotti premium”.

1/33 Ducati Monster 1200 R 2015. COLORAZIONI: Rosso Ducati con livrea R, telaio Rosso Ducati e cerchi ruota Dark Chrome; Thrilling Black con livrea R, telaio e cerchi Dark Chrome. PRINCIPALI DOTAZIONI: Motore Testastretta 11° DS da 1198 cm³ in versione “R” da 160 CV; carico con doppio silenziatore a sezione pentagonale; Omologazione Euro 4; Sella sportiva con targhetta identificativa del modello Coprisella passeggero di nuovo disegno; Piastre pedane separate per pilota e passeggero; Pedane ricavate dal pieno; Cupolino; Parafango anteriore in fibra di carbonio; Cerchi a 3 razze forgiati con pneumatici Pirelli Diablo Supercorsa SP nelle misure 120/70; ZR17 all'anteriore e 200/55 x ZR17 al posteriore; Nuova forcella Öhlins da 48 mm di diametro regolabile; Nuovo ammortizzatore Öhlins regolabile; Ammortizzatore di sterzo Öhlins regolabile; 3 Riding Mode; Ducati Safety Pack (ABS 3 livelli, DTC 8 livelli); Strumentazione TFT a colori

Da VP Global Sales, sa meglio di me che la Cina è un po’ inospitale con le moto…

“Ci sono vari aspetti che fanno di quel mercato un terreno di conquista difficile. Il primo è legislativo: prendere una moto a Shangai significa acquistare una targa che costa spesso più della moto, si arriva anche a 20-30.000 euro. Dietro questa chiusura forse ci puoi vedere anche motivi storici, e cioè la voglia di frenare l’importazione di moto da paesi limitrofi. Senza dimenticare il fattore inquinamento, che li porta a frenare i motori endotermici in favore dell’elettrico, anche su due ruote”.

Vedremo mai una Ducati elettrica?

“Il tema è molto cool ma io credo che la questione vada affrontata seriamente. Nell’auto il processo di elettrificazione sta andando a una velocità molto rapida, ma nelle moto è tutto più complesso, perché prima di mettere 80 kg di batteria su una Multistrada bisogna fare delle belle riflessioni… Io comunque leggo con molta attenzione le vostre prove (Motociclismo di agosto aveva uno speciale elettrico, ndr), e quando l’elettrico riuscirà a garantire un piacere di guida paragonabile all’endotermico, allora sì che non ci saranno più dubbi”.

Un vantaggio dell’elettrica già c’è: ha un’accelerazione bruciante ma.. non brucia

“Ha centrato perfettamente il punto. Penso che il tema del comfort termico sia fondamentale soprattutto su determinate moto. Noi stiamo già lavorando sull’elettrico e siamo contenti della collaborazione col Racing Team dell’Università di Bologna (Alpha Leonis, l’elettrica che ha debuttato ad Aragon nel 2018, ndr). Se mai ci sarà una Ducati elettrica, dovrà essere una Ducati a tutti gli effetti!”.

1/21 Ducati Multistrada 1260 Enduro 2019 (foto ufficiale della Casa)

Cosa vuol dire essere una Ducati a tutti gli effetti?

“Vuol dire esprimere valori di straordinaria attrattiva. Vuol dire continuare ad avere il rispetto dei concorrenti, un rispetto costruito in tanti anni di Superbike. Vuol dire avere un top management vicinissimo al cliente e straordinariamente appassionato. Vuol dire avere moto come la V4R, universalmente riconosciuta come regina delle supersportive. Pensi che in Inghilterra e negli USA ci sono persone che hanno già lasciato una caparra per la nostra prossima edizione limitata senza che ancora sia stata lanciata al pubblico. Queste sono cose che ti fanno riflettere. Se per il primo dei ducatisti, Claudio Domenicali, questo brand è la sua vita, io credo che a cascata questa passione sia trasmessa anche collaboratori, dealer e fornitori”.

Tra i valori di Ducati quanto conta l’affidabilità?

“Tantissimo. Negli ultimi 10 anni abbiamo fatto grandi progressi sostituendo tutti quei fornitori che non rispettavano determinati standard. La Multistrada oggi è una moto incredibilmente libidinosa da guidare e affidabile anche per macinare chilometri, come sta dimostrando anche la vostra prova di durata. Sono appena rientrato da un giro in centro Europa: non esiste un’altra moto della categoria al mondo che permetta di viaggiare anche a 250 km/h dove i limiti lo permettono con il massimo del comfort, borse e parabrezza alto ed in assoluta sicurezza”.

Si può dire che il vostro concorrente più diretto è KTM?

“KTM, anche grazie alla produzione indiana, sta facendo ottimi risultati, ma parliamo comunque di un prodotto diverso, cilindrate diverse e, personalmente, senza il fascino e l’esclusività del design italiano e delle nostre serie limitate. Credo sia difficile trovare in altri brand un numero di collezionisti analogo a quello che ha Ducati in tutto il mondo”.

1/16 Ducati Multistrada 950 vs KTM 1090 Adventure: questa foto è l'immagine che campeggia sulla copertina di Motociclismo di maggio 2017. E' stata scattata a Piuro, salendo verso il Maloja; si ringrazia il Comune di Piuro (SO) per la gentile concessione.

Negli ultimi anni Ducati ha avuto una crescita nei volumi che però, ultimamente, non si registra più...

“È vero. I nostri competitor hanno spinto molto sulle piccole cilindrate. Grazie a questa scelta degli altri, oggi Ducati ha il prodotto più premium, e ci tiene a mantenere questa peculiarità, che fra l’altro ha fatto crescere il fatturato nel primo semestre 2019 rispetto al 2018. Se escludiamo lo Scrambler “62”, partiamo da 800 cc, e tutto quello che c’è sotto non lo prendiamo. Siamo storicamente bravi a vendere prodotti premium: infatti lo scorso anno, nel mondo, più di una sportiva su 4 era una Panigale”.

Una Ducati entry level è da escludere?

“Escludere per sempre non si può dire. Al momento dico solo che non c’è nulla di concreto. Noi vogliamo coccolare i nostri clienti e farli sentire speciali con prodotti che abbiano sempre Style, Sophistication e Performance. Il giorno che Ducati deciderà di fare una small bike, ecco, aspettatevi una piccola Panigale che non abbia molto da invidiare alla grande, nei contenuti”.

La sua concessionaria Ducati ideale?

“Deve essere il punto di incontro in cui prende forma il rapporto più intimo fra Ducati e il suo cliente attraverso belle location e servizi premium. Nei primi 6 mesi di quest’anno abbiamo aperto più dealership ed abbiamo curato più progetti che nei 3 anni precedenti. Stiamo espandendo la rete vendita e riusciamo a vedere per ogni concessionario in tempo reale il livello di soddisfazione, quanti preventivi ha fatto, ecc. Ogni anno facciamo il punto alla global conference, che quest’anno si terrà a Rimini il 23 ottobre. In queste occasioni vengono i concessionari da tutto il mondo e provano la Borgo Panigale Experience, e cioè visitano l’azienda per scoprire come è struttura, come funziona, condividendo con noi strategie e nuovi prodotti”.

Quanti sono e da dove arrivano?

“Abbiamo una rete vendita di oltre 750 concessionari in 90 paesi di cui i 10 principali coordinati da una filiale. Ognuna di esse ha un AD che riporta alla direzione commerciale. In Italia è stato fatto un ottimo lavoro negli ultimi 5 anni perché abbiamo voluto un livello molto alto, e dei nostri 45 concessionari siamo molto orgogliosi”.

1/33 La Panigale V4 è la prima moto prodotta in serie dalla Casa bolognese ad essere equipaggiata con un motore 4 cilindri, strettamente derivato dal Desmosedici della MotoGP. In foto la versione "S"
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