27 giugno 2011

Gilera e Puch Frigerio: la storia raccontata a FUORI dai due "inventori"

Su Motociclismo Fuoristrada di luglio, già in edicola, potete leggere l’intervista ai fratelli Luigi e Piero Frigerio, che con le loro moto Gilera e Puch hanno fatto la storia della regolarità e del più moderno enduro.

Gilera e puch frigerio: la storia raccontata a fuori dai due "inventori"

 

Milano - Motociclismo Fuoristrada di luglio, già in edicola, vi racconta la storia dei fratelli Luigi e Piero Frigerio, che con le loro moto Gilera e Puch hanno fatto la storia della regolarità e del più moderno enduro. Hanno iniziato la loro carriera nei primi anni Cinquanta, nella concessionaria Gilera ereditata dal padre Ercole, in cui prima hanno avuto un grande successo compre preparatori, poi come importatori poi ed infine veri e propri costruttori delle celebri e vincenti Puch Frigerio. Luigi e Piero Frigerio, nonostante sia passato qualche anno, sono ancora in piena attività e la loro voglia di fare appare immutata, come se il tempo si fosse fermato ai loro esordi motoristici. Entrambi nati ad Arcore, nel 1941 Luigi e nel 1946 Piero, si occupano oggi del restauro delle moto d’epoca, Gilera e Puch in particolare, cioè quei marchi che sono parte integrante del loro lungo trascorso lavorativo. Abbiamo incontrato i fratelli Frigerio nella sede della loro officina, a Canonica d’Adda, in provincia di Bergamo, proprio dove ridanno vita a quei gloriosi modelli. Ci ha raccontato tutto Luigi, mentre Piero era alle prese con il restauro di uno dei tanti motori Puch, che sono passati sotto i suoi ferri.

 

Tutto iniziò così. Dice Luigi: “Con le moto siamo cresciuti. Papà era un pilota che correva con la Gilera nei campionati sidecar nazionali ed internazionali con grandi risultati: tre volte Campione Italiano e tre volte Vice Campione del Mondo. Proprio questa sua attività sportiva gli diede l’occasione di aprire, nel 1951, una concessionaria Gilera a Treviglio, un’attività a cui si dedicò soltanto per breve tempo, perché appena un anno dopo perse la vita in un incidente di gara sulla pista di Berna. Fu mia madre a portare avanti l’attività negli anni successivi con l’aiuto di un meccanico che la Gilera ci aveva concesso, fin quando, in pratica, non iniziammo noi a lavorare. Non avevamo ancora diciotto anni quando prendemmo in mano la concessionaria e cominciammo a “pistolare” sulle moto. Io avevo anche iniziato a gareggiare nella regolarità, ma questa mia attività agonistica durò davvero poco, appena un anno. Dovevo mandare avanti la concessionaria e non avevo così tanto tempo da spendere in allenamenti e gare. Piero, invece, fece un bel po’ di gare di cross; era anche bravo, ma dovette arrendersi per un banale incidente in allenamento. Ad ogni modo in quegli anni nacquero le nostre prime elaborazioni che presto ci portarono a realizzare le Gilera Frigerio per le competizioni di regolarità. Le nostre preparazioni erano piuttosto ambite all’epoca, iniziate elaborando la famosa Giubileo 98 cc e portate avanti con successivi modelli, preparati in differenti cilindrate, che portarono i quattro tempi prima fino a 208 e poi fino a 230 cc”.  

 

Per la troppa abilità dei fratelli Figerio, si ruppe il rapporto con Gilera. Spiega Luigi: “Successe che, ad un certo punto, con le nostre elaborazioni Gilera davamo fastidio ai concessionari che vendevano le moto originali e questi rivolgevano continue lamentele alla sede Arcore. La Casa ci richiamò, dicendoci che non andava bene che le nostre moto andassero così forte; in questo modo mettevano in cattiva luce in gara i modelli che venivano prodotti in serie. Diciamo che in Gilera c’era chi ci amava e chi ci odiava. Nel frattempo, la Gilera era entrata a far parte del gruppo Piaggio e poco tempo dopo fummo chiamati in sede per rivedere quelli che erano i nostri accordi commerciali che prevedevano, oltre la vendita in concessionaria, anche lavorazioni di pezzi speciali per le moto da competizione. Diciamo che ormai il rapporto era arrivato al capolinea”.

 

 

Ma il divorzio dalla Casa costruttrice italiana segnò l’inizio di una nuova era e portò ad un secondo matrimonio di successo. Continua Luigi: “L’era del due tempi era ormai iniziata e noi sui campi di gara avevamo già avuto modo di conoscere Hans Kramer che, all’epoca, era responsabile del Reparto corse dell’austriaca Puch. Fu così che nacque l’idea di importare quelle moto austriache e abbandonare la Gilera. Quella nuova prospettiva era, per noi, molto interessante e proprio per realizzarla creammo la società Racing Motor nel 1970 insieme con i soci già Ambrogetti e Cambiaghi, due giovani clienti-piloti che frequentavano all’epoca la nostra concessionaria che sono rimasti con noi fino al 1976”.

 

Con l’avventura Puch, naque anche una squadra corse gestita direttamente dai Frigerio: “Visto il successo delle nuove Puch ci spostammo, sempre a Treviglio, in una più ampia sede e creammo il nostro personale team da gara che ci portò piuttosto in fretta numerosi successi sportivi. I primi piloti furono Gritti, Gualdi e Paganessi. Vincemmo i titoli italiani della 125 e della 175 cc e la Valli. Nel 1972 Gritti fu primo assoluto con la 125 in quella prova; alla Fara, durante la premiazione, sembrava venisse giù la chiesa per gli applausi”.

 

 

Per fare delle Puch delle corsaiole vincenti, non mancavano le modifiche fatte nell’officina dei Frigerio: “Si preparavano per le gare migliorandole notevolmente nelle prestazioni con soluzioni tecniche non riscontrabili nella produzione di serie. Di base i motori erano di cilindrata 125 e 175, ma noi all’epoca realizzammo il 100 cc e sviluppammo il 175 fino a 207 cc per competere nella categoria da 250. In ogni caso eravamo sempre in stretto contatto con il reparto corse austriaco che allora contava non più di una ventina di persone, elementi di estrema competenza, alcuni dei quali in seguito vennero chiamati ad insegnare all’università di Graz. Il tutto durò fino al 1974 quando la Puch decise di eliminare la produzione di moto da competizione per il fuoristrada. Una notizia inaspettata, che ci avrebbe dato la possibilità di avere mezzi da vendere soltanto per un anno ancora. In quell’ultimo periodo, tra l’altro, avevamo già intrapreso la realizzazione del cinquanta da competizione che, l’anno successivo, avrebbe vinto con Perego la Sei Giorni dell’Isola di Man e ci dispiaceva parecchio che quella collaborazione non potesse avere seguito. Quel cinquanta l’avevamo preparato praticamente in casa nostra e vincere sulle Zundapp allora non era stata un’impresa da ridere”.

 

La Casa austriaca abbandonò l’avventura moto: “La Puch era un grande gruppo industriale, avevano un ufficio tecnico di prim’ordine, con quattrocento persone che curavano tutto, dagli adesivi delle biciclette ai cannoni dei carri armati; era una grande azienda con 18.000 dipendenti e certe decisioni giuste o sbagliate che fossero erano impossibili da discutere. In pratica le moto da fuoristrada erano per l’azienda austriaca una goccia nel mare a livello di fatturato, si guardava al business e non alla passione. Per loro il mercato delle due ruote era quello dei ciclomotori, dove facevano numeri impressionanti, circa 170.000 pezzi l’anno”.

 

Ma i Frigerio non mollarono e ottennero un nuovo successo: “Ciò che riuscimmo ad ottenere fu produrre personalmente noi le moto da fuoristrada, loro ci concedevano di utilizzare il marchio e noi ci occupavamo della produzione. Nacquero così le Puch Frigerio, le prime delle quali vennero fuori nel 1976, insieme ai rinnovati modelli da 50 e 75 cc. Erano moto interamente nuove rispetto al passato, nuova ciclistica, nuova estetica e nuovi motori Rotax a valvola rotante, che andarono ad equipaggiare i modelli da 125, 175 e 250 cc. Il successo di quelle moto fu enorme, anche se per mettere a punto quei nuovi due tempi mio fratello Piero passò mesi al banco prova consumando quantità industriali di miscela. Negli anni che sono seguiti abbiamo prodotto moto per tutta Europa. Per il mercato estero i mezzi venivano spediti in Austria dove si provvedeva a smistarli ai vari importatori dislocati in ogni singola nazione. In seguito semplificammo tutto, fornendo gli importatori direttamente dalla nostra sede di Treviglio”.

 

La storia e l’intervista complete, con foto e aneddoti su Motociclismo Fuoristrada di giugno già in edicola.

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