Il futuro di EICMA è EICMA

“Non credo nella digitalizzazione totale di una Fiera che riguarda una passione grande come la moto”; “Le Case hanno accolto il rinvio del Salone con senso di responsabilità”; “Ci saranno delle tappe di avvicinamento a Eicma 2021, magari in collaborazione con altri enti fieristici”. La nostra intervista a Pietro Meda, presidente di EICMA

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Avvocato, esperto di diritto societario, Vicepresidente dell’Automobile Club Milano, Consigliere di Fandango Club S.p.a.. Meneghino purosangue. Tanto potrebbe bastare a dare una fisionomia istituzionale all’uomo che ho davanti, fisico asciutto in uno spezzato elegantemente casual. Ma casco e guanti per nulla istituzionali, messi lì di fianco alla sua scrivania, rivelano che la presidenza di Eicma non è stata affidata al “solito” manager. Pietro è figlio di un ex gentlemen driver di auto e di moto, e quell’eredità lo porta talvolta in pista con le auto e tra fango e sassi con le moto. Come testimonia il buon Paolo Bergamaschi (storico collaboratore di Motociclismo). Chiude il cerchio di un destino ineludibile la parentela col fratello Guido, uno che come noto ha globuli rossi che trasportano ottani.

Com’è diventare Presidente del primo Eicma rinviato dopo settant’anni?

“Un onore, nonostante tutto. Serviva una persona per la ripartenza, dopo quel grande rimescolamento dell’associazione Ancma (che è la capogruppo, ndr), e forse serviva anche una figura di garanzia. Spero di essere all’altezza del compito. Devo dire che il primo consiglio di amministrazione è stato davvero emozionante, perché ho condiviso i miei primi passi da Presidente con persone molto competenti e appassionate”.

Perché non avete pensato a un Eicma 2020 tutto digitale?

“Perché la digitalizzazione totale della Fiera non ci sembra la soluzione migliore. Non puoi snaturare un appuntamento fisico e un modo di vivere la moto che si è consolidato in più di cent’anni di storia. La digitalizzazione semmai è qualcosa di collaterale, che certamente verrà implementato. Eicma sarà in presenza, come da tradizione, ma avrà un modo sempre più moderno di fare Fiera: ci sarà un maggiore ricorso al digitale con soluzioni dedicate agli appassionati e soprattutto agli operatori di settore e un confronto sempre più intenso anche a distanza”.

Come hanno reagito le Case al rinvio del Salone di moto più importante al mondo?

“Si sono rivelate tutte quante serie e coerenti, sia pure con motivazioni diverse, che spaziano dal taglio dei budget al senso di responsabilità. Anche se a fine maggio, preso atto dell’assenza dei big, era chiaro che Eicma non si sarebbe fatta, abbiamo annunciato ufficialmente il rinvio solo il 26 giugno perché avevamo degli importanti passaggi formali da fare. Primo fra tutti parlare con Fiera Milano”.

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Che pensa della rinuncia di BMW e KTM annunciata con 6 mesi di anticipo rispetto a un evento in quel momento ancora in calendario?

“Gli annunci di BMW e KTM sono stati un fulmine a ciel sereno per i tempi in cui sono avvenuti, e non le nascondo che inizialmente c’era chi vedeva un assist a Intermot (la Fiera della moto tedesca, ndr). Ma non era così, abbiamo compreso le loro motivazioni e nei rispettivi comunicati stampa le due Case hanno dichiarato che non sarebbero state presenti neppure a Colonia, per cui si sono comportate senza alcuna partigianeria”.

A novembre 2020 potrebbe esserci una situazione normale: non ha rimpianti?

“Spero di averne, perché significherebbe che tutto è tornato davvero alla normalità. Ma d’altra parte ancora oggi noi non sappiamo come le persone possano entrare in una Fiera, come possiamo gestirle all’interno di un padiglione, come possiamo farle uscire in sicurezza. Insomma, nessuno sa niente di preciso. Se metti insieme il lato finanziario e organizzativo, e comunque considerando che siamo un’emanazione di un’associazione di aziende che ti stanno dicendo che quest’anno è imprudente fare una Fiera di questo tipo, a quel punto fai una scelta inevitabile e responsabile. Meglio avere un rimpianto gigante che aver combinato un macello a novembre”.

Due anni senza Eicma appaiono lunghissimi: non bolle qualcosa in pentola, magari in partnership con qualcuno, per l’inizio del 2021?

“Sì certo, siamo già al lavoro per sviluppare delle tappe di avvicinamento a Eicma 2021. Preferibilmente da soli, ma non escludiamo di parlarne con altri. Abbiamo ottimi rapporti con altri protagonisti italiani del mondo fieristico come ad esempio MBE (la fiera di Verona, ndr) e Motodays (la Fiera di Roma, ndr), nelle prossime settimane prederemo delle decisioni per interpretare al meglio le necessità dell’industria di riferimento in questo momento storico e le eventuali opportunità di collaborazione”.

Questa pandemia ha accelerato alcuni processi al punto che alcune aziende auto hanno annunciato che in futuro saranno digitali anche le Fiere: cosa ne pensa?

“La tocco piano… ma preferisco dirla senza troppi giri di parole. Con la pandemia il mondo dell’industria della mobilità su quattro ruote e i suoi Saloni stanno attraversando un periodo molto complicato ed è sicuramente una scelta dettata in prima battuta dal fattore economico, però penso che trattandosi spesso di restyling di modelli continuativi e aumentando sempre di più l’importanza dell’infotainment penso che per il mondo auto sia più semplice proporre delle presentazioni in formato digitale. Difficile trasporre la stessa cosa nel mondo della moto che vive molto di più di passione. Sia chiaro, anche le auto fanno battere il cuore, il mio per primo, ma è una scelta che comprendo in questo momento”.

È un ragionamento che vale anche per lo scooter?

“Non credo, e dipende dallo scooter poi, perché alcuni hanno eccome la loro bella personalità. E poi sono prodotti dell’industria motociclistica, che si presentano comunque soluzioni di mobilità intelligenti e fruibili per le nostre città ed in certi casi sono anche belli e accattivanti. Io stesso uso sempre lo scooter per i miei spostamenti urbani. Presentare del tutto digitalmente certi prodotti mi sembrerebbe quindi una forzatura”.

Guardiamo a novembre 2021: come sarà il “tuo” primo Eicma?

“Così com’è è difficile migliorarla. Puoi aggiungere delle cose. All’Eicma ipertecnologica io però preferisco quella di passione, dove la gente vede e tocca le cose e vede il futuro reale. Questa passione esiste, e dobbiamo continuare a coltivarla con tante belle iniziative come Eicma for kids, i test ride, l’area show e tutto quello che ci ha contraddistinto in questi anni. Eicma poi ha due nature, entrambe da preservare: quella legata alla gente che va a vedere le moto, e quella internazionale legata al business e agli operatori di settore”.

Non teme che la crisi economica che si annuncia in autunno e la contrazione del mercato possano avere effetti negativi sulla Fiera del prossimo anno?

“Dopo il lockdown il mercato sta andando in maniera eccezionale, al di sopra delle aspettative. La voglia di due ruote sta emergendo in modo prorompente, e il merito è anche delle aziende. Ho trovato molto lungimirante il gran lavoro di marketing che stanno facendo tutti i player del mercato. Alcune campagne sono semplicemente meravigliose! Certo la possibile difficoltà che temo incontreranno alcune aziende ha più a che fare con la mia visione personale, e quindi conta zero. Se la proiettiamo sulle due ruote, mi viene da dire che la moto è un bene dal costo mediamente più contenuto, con un fascino intrinseco, e quindi spero che in quel momento il comparto soffrirà meno di altri settori”.

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