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Fausto Severi: The Wheeling Professor

L'Omone, 100 kg di filetto, chiamatelo come volete: Fausto non solo è il re delle impennate, ma anche una manetta di talento, dallo sterrato ai toboga del Nürburgring

Fausto severi: the wheeling professor

di Aldo Ballerini

 

Il bello della squadra di Super Wheels è che ognuno ha un suo ruolo ben preciso. E posso dire che in quel determinato ruolo il personaggio in questione è un grande talento. Mi conoscete, le autocelebrazioni mi fanno venire il vomitino, ma - come si dice - quando ce vo' ce vo'. La volta scorsa ho parlato del fenomeno Marco Poli (cliccate qui), stavolta parlo del fenomeno Fausto Severi. Poli è il gomito, splendido in foto nonostante il fisico da verro della Bassa Padana; Severi, invece, è The Wheeling Professor, il re delle impennate.

 

TIRA SU TUTTO

Le moto "facili", tipo la Speed (la prima che mi viene in mente, vai a sapere perché...), le varie sportive, le naked, le tiene a candela per chilometri. Le moto difficili, come la Guzzi Daytona, idem, non fa differenze. Avete mai provato a impennare una Guzzi? Non dieci centimetri e poi giù, intendo impennare sul serio, tipo duecento metri su una ruota. Se siete normali dopo due secondi lei s'avvita da una parte e allora non resta altro che chiudere il gas e pregare di atterrare restando in piedi. The Wheeling professor, invece, con la Daytona si è ha fatto tutto il rettilineo di Misano, in piedi e cambiando pure le marce. Il tutto, ovviamente, con la tranquillità che mostriamo noi quando andiamo a passeggio sul lungomare. Ma il meglio Fausto lo dà con le moto impossibili, quelle inimpennabili come l'Harley-Davidson Road Glide, la Yamaha Royal Star (guardate la Gallery) e alcuni scooter maledetti. Lui tira su tutto con una facilità tale che ti fa capire che tu, anche se hai fatto mezzo vialone su una ruota e sei tutto gasato per questo, l'impennata non sai manco cos'è.

 

PER IMITARLO SONO FINITO A LETTO

La cosa più difficile che ho visto fare a Fausto, a parte il rettilineo con la Guzzi, è l'impennata della Royal Star 1300. Si è messo sulle pedane del passeggero, un colpetto sulla frizione, uno di reni e oplà, via a candela. Per la cronaca: la Star è una maxi cruise di 340 kg per 66 CV. Allora c'ho provato anche io, a vederlo sembrava una stupidaggine. Mi sono messo sulle pedane del passeggero, motore in zona rossa, ho mollato la frizione di colpo, una botta di reni e oplà, la ruota davanti si è alzata di due dita poi è piombata a terra. In compenso mi si è incriccata la colonna vertebrale.

 

UNA SOLA VOLTA IL PROF HA FALLITO

Solo una cosa non siamo riusciti a tirare su: il BMW C1. Dico siamo riusciti perché in sella c'ero anche io. Sella, oddio, per modo di dire: ero in piedi sul portapacchi e mi tenevo al catafalco (tettuccio roll-bar) cercando di spingere per impennarlo, ma alla fine niente da fare, lo scooter carenato è rimasto piantato a terra. Non ci sono le foto, peccato, erano abbastanza ridicole.

Più volte sono stato dietro Fausto che impennava. La sensazione? Di grande sicurezza. Insomma, mi sentivo più sicuro viaggiando dietro di lui a 200 km/h su una ruota che da solo a 130 con due. Fiducia totale. Del resto, in trent'anni di numeri che Evel-Knievel-ma-levete io ricordo che sia caduto solo tre volte, e mai per colpa sua. La prima è stata al Mugello, con una F650. La poveretta si era sfiancata per tirar su l'omone alle Arrabbiate e aveva sputato dell'olio sulla gomma dietro, curiosamente Fausto è caduto. La seconda è con una motard, non ricordo quale, in derapata lo sterzo è arrivato a fondo corsa (limite grave per una motard) e l'ha disarcionato; la terza è stata al suo amato Nürburgring, anche qui scivolato con una ZX-10R su una striscia di untuoso liquido di raffreddamento perso da un'auto.

 

È NATO SU UNA RUOTA

Il bello è che questo grande talento Fausto non l'ha coltivato con estenuanti allenamenti, lui su una ruota c'è nato. Da piccolino faceva il giro della casa con la bicicletta in impennata. Guarda mamma! Sono sicuro che prima ha impennato poi ha tolto le rotelline. Da giovane lettore vedevo le sue foto e pensavo beh, con un po' di pratica anche io... Illuso. In foto Fausto fa paura ma è congelato; dal vivo è tutta un'altra roba. Io qualcosa su una ruota l'ho anche fatto, ma vi assicuro che le mie risibili impennatine di fronte ai suoi infiniti monoruota 1a-2a-3a-4a-5a-6a sembrano le prove di un principiante pure un po' sfigato.

 

MOTO E PASTI A MISURA D'OMONE

Fausto è nato con il cross, iniziando a correre nel '77 su un cinquantino. Poi non è andato male, soprattutto con la 250, ma solo nel 1983 è riuscito a trovare la moto giusta per lui: una delle terrificanti cross 500 a due tempi di allora. Lì sopra si trovava a suo agio, per lui le altre erano dei motorini e faticavano un po' sulle salite. Per spostare 110 kg di filetto, com'era allora, meglio qualche cavallino in più. Come si è fatto questi muscoli? La sua ricetta è semplice: mangiava. Quindici bomboloni a colazione, mezzo chilo di pasta a pranzo e a cena, poi bistecche, insalata, frutta e caffè. Domenica però basta dieta: si scofanava i cento tortelli della mamma, oppure una teglia di lasagne da otto. Come primo.

 

IL RE DEL NÜRBURGRING

Per Fausto le impennate sono solo un diversivo tra un Nordschleife e l'altro. A lui il Nürburgring non piace come a tutti quanti, no, lo eccita sessualmente. E lì va come una bestia. Tanto che un anno - come regalo di sw-compleanno - abbiamo organizzato una giornata in pista con il mitico Helmut Dähne. Credetemi, Fausto non faticava a tenere il passo del recordman tedesco.

Fausto io l'ho conosciuto proprio lì una ventina d'anni fa. Ero alle prime esperienze in pista e il Nürburgring dietro l'omone pareva proprio il luogo più azzeccato per infondere sicurezza a un principiante, visto che è solo il triplo traumatico di una pista normale (già traumatica di suo). Fausto ci ha accompagnati in pista per il nostro primo giro di gruppo in sella a una Daytona: in quella che per lui è stata una passeggiata, noi abbiamo visto la nostra vita scorrere avanti e indietro una ventina di volte, pubblicità compresa. Ma quello per me è stato il miglior battesimo che mi potesse capitare. Poi mi ha portato bene: proprio da lì è iniziata la mia carriera giornalistica.

 

 

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