21 November 2008

Epoca: la Honda RC181 di Mike Hailwood

La RC181 rappresentò il debutto della Casa dell’ala dorata in Classe 500. Come pilota ufficiale fu scelto Jim Redman, al quale fu affiancato il campione del Mondiale 350 Mike Hailwood. Redman corse per la prima volta con la RC181, vincendo il GP di Germania nel 1966, ma la moto è potentissima e difficile da portare al limite e non ha successo nel Mondiale. Su Motociclismo d’Epoca.

Debutto Honda in 500





Dopo numerose vittorie nelle classi minori, Honda, a metà degli anni Sessanta, si sente in grado di affrontare la MV Agusta nella 500 per cercare di interromperne il dominio incontrastato che dura ormai da otto anni. Per prima cosa la Casa giapponese strappa alla MV il suo pilota più forte in quel momento, l’inglese Mike Hailwood, per affidargli a partire dal 1966 i suoi gioielli plurifrazionati. Ma soprattutto per togliere agli italiani l’unico pilota in grado di fare la differenza e di sopperire con il proprio talento ai limiti della moto. Alla 500 invece, viene destinato inizialmente il solo Redman, che da tempo chiede di potersi misurare nella classe regina dopo aver dominato la 250 e la 350.

La RC181




Il primo progetto è un motore V8. Ma fatti i primi collaudi la Honda si orienta su un più tradizionale 4 cilindri in linea frontemarcia, con distribuzione a doppio albero a camme in testa comandata da un treno di ingranaggi. Denominata RC181, la nuova Honda è anche una naturale evoluzione della RC171 usata da Jim Redman nelle precedenti stagioni in 350. Il suo progetto porta la firma del celebre Soichiro Irimajiri, in seguito Project leader della avveniristica quanto deludente NR500 a pistoni ovali alla fine degli anni Settanta e all’epoca della RC181 uno dei pupilli di Soichiro Honda. La distribuzione è bialbero, con 4 valvole per cilindro. L’accensione è affidata ad un magnete Kokusan, posizionato dietro la bancata dei cilindri e immediatamente sotto alla batteria di carburatori, che sono dei Keihin con corpo in magnesio. Di solito venivano montati carburatori dotati di diffusore da 30 mm, ma nelle piste più veloci come Spa, Monza e l’Isola di Man, venivano preferiti dei carburatori da 32 mm. Dato che la bancata dei cilindri è inclinata in avanti di 30°, i quattro Keihin vengono raggiunti senza problemi da un corretto flusso d’aria in aspirazione con ridotte turbolenze. Come tutte le altre Honda da competizione del tempo, la RC181 ha il comando del gas di tipo “desmodromico” con due cavi separati per l’apertura e la chiusura delle ghigliottine. Anche se il motore della RC181 risulta inevitabilmente più alto rispetto a quello della 350, poiché l’aumento della cilindrata viene ottenuto incrementando la corsa oltre all’alesaggio Irimajiri decide di mantenere la lubrificazione a carter umido.  Adottando una soluzione tecnica già in uso sulle Honda da GP di minor cilindrata in quegli anni, l’impianto di lubrificazione utilizza anche una coppia di piccoli radiatori dell’olio. Il cambio a sei rapporti (non estraibile) si differenzia per avere una marcia in più rispetto a quello della rivale MV Agusta, che ha cinque rapporti. Il quattro cilindri pesa 51 kg senza olio ma con la batteria di carburatori montat, e nella sua prima versione ha una potenza di 85 CV a 12.000 giri.

In Germania nel 1966






Per il 1966 vengono costruite appena due RC181 con i relativi ricambi per affrontare la stagione, perché il Reparto corse della Honda ritiene questo materiale più che sufficiente per sostenere l’impegno del solo Redman.  Si decide però di affidare il muletto del rhodesiano ad Hailwood in quei GP dove 250 e 350 (cioè le classi in cui corre “Mike the Bike” nel 1966) non siano in programma nella stessa giornata. Entrambe le moto hanno lo stesso telaio doppia culla aperta in tubi d’acciaio al cromo molibdeno, nel quale il 4 cilindri costituisce elemento semi-stressato della ciclistica. Il forcellone oscillante in tubi d’acciaio a sezione quadra lavora invece abbinato ad una coppia di ammortizzatori Showa posizionati quasi verticalmente, mentre all’anteriore viene montata una forcella telescopica Showa da 36 mm di diametro. Nel GP di Germania 1966 Jim Redman porta al debutto la nuova moto conquistando subito una splendida vittoria davanti ad Agostini (MV Agusta) e allo svizzero Marsovszky (Matchless), realizzando anche il giro più veloce ad oltre 180 km/h di media. Nell’appuntamento successivo in Olanda (nel 1966 il Tourist Trophy dell’Isola di Man era stato rimandato al mese di settembre a causa di uno sciopero dei marittimi che aveva messo in ginocchio i trasporti da e per l’isola), il risultato si ripete. Ad Assen corre per la prima volta con la RC181 anche Mike Hailwood che, dopo aver fatto segnare il nuovo record della pista cade ritirandosi mentre è in testa, lasciando strada a Redman e ad Agostini, quest’ultimo in sella alla debuttante MV Agusta 500 tre cilindri. Secondo il giudizio di Redman e Hailwood, il quattro cilindri della RC181 è estremamente potente, ma la ciclistica lascia molto a desiderare mentre la sua maneggevolezza è problematica. Hailwood la definì anni dopo una moto “dannatamente terrificante”, svelando di aver chiesto invano ai giapponesi delle modifiche al telaio.

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