Cai e Forestale contro gli enduristi: “Investono agenti e strappano cartelli”

Sui monti pisani è guerra: ambientalisti, Cai e Corpo Forestale attaccano i motociclisti. Un agente dichiara di essere stato travolto da un endurista e colpito da un altro con un pugno; per il Club Alpino Italiano, gli enduristi danneggiano il territorio, non accettano il dialogo e strappano i cartelli di divieto per evitare le multe. L’esasperazione cresce, aumentano i controlli ma ricompaiono anche i fili d’acciaio "anti biker"

La forestale: "agente travolto da un motociclista sui monti pisani"

Dalla Toscana arriva la notizia di un brutto episodio che infanga la reputazione degli enduristi e mina la già non facile convivenza tra gli appassionati di fuoristrada e chi non li vorrebbe sui sentieri. Attraverso le pagine de Il Tirreno Edizione Pisa, Davide Ciccarelli, vicecomandante del Corpo Forestale dello Stato in provincia di Pisa, racconta di essere stato travolto da un motociclista che non avrebbe rispettato il suo alt. Ciccarelli aggiunge che un secondo motociclista, fuggendo, avrebbe tentato di rubargli il cellulare con il quale era stata immortalata la scena e poi gli avrebbe sferrato un pugno. Il tutto sarebbe avvenuto durante un controllo in borghese da parte della Forestale, che si trovava sui monti per cercare di arginare il fenomeno dell’enduro illegale in zone dove la pratica del motociclismo fuoristrada non è assolutamente vista di buon occhio.
In quelle località infatti (stando a quanto riportato da Il Tirreno) parte della popolazione vorrebbe dire basta alla pratica dell’enduro, tanto che “abitanti del luogo, guide e cacciatori sono in guerra. Alcune settimane fa qualcuno ha appeso un cavo d'acciaio fra un albero e l'altro”. È vero che non rispettare le regole in fuoristrada potrebbe danneggiare i sentieri o spaventare gli animali, ma arrivare a tirare cavi di acciaio tra gli alberi è un gesto che potrebbe provocare lesioni gravissime o anche la morte (come purtroppo già successo in passato), un atto quindi da punire severamente. Come da punire sono gli autori del presunto investimento dell'agente della Forestale.  

"Non è rimasto fermo, mi ha travolto"

Queste le parole di Davide Ciccarelli rilasciate a Il Tirreno: “Eravamo lì all'alba camuffati da escursionisti. Sono arrivati (i motociclisti, ndr.) alle 10,30 circa da una strada percorribile. Ma poi si sono divisi. E così noi: chi si è diretto verso il Monte Faeta, chi alla Bisantola, chi a Sant'Allago. Erano già tutti senza targa: oltrepassano i paesi e, una volta arrivati sullo sterrato, le smontano e le nascondono negli zaini. Dal sentiero 00 imboccano tutti gli altri percorsi del CAI. E questo diventa il loro Far West. Domenica tre li abbiamo beccati  su un sentiero. Li abbiamo fermati. Io mi sono messo di fronte a uno, le gambe inforcate sulla ruota. Mi sono qualificato e ho chiesto i documenti. Non ha proferito parola, sgasava. L'ho anche fotografato col cellulare. Niente, mi ha travolto. E subito dopo un altro prima ha tentato di strapparmi il telefono e poi mi ha rifilato un pugno sullo sterno”.

"Siamo nel mirino di tutti per colpa di un gruppo di ragazzi pericolosi"

Da quell’episodio è poi scaturito un vero e proprio dibattito "a mezzo stampa" tra i motociclisti e abitanti della zona. Nel botta e risposta ospitato su Il Tirreno, i primi rappresentati da Marco (un 42enne che preferisce restare anonimo), i secondi dall'alpinista e speleologa Evelin Franceschini. La donna accusa i motociclisti di strappare i cartelli di divieto per non essere sanzionati, di rovinare i sentieri e di rendere meno attraente la zona per i numerosi escursionisti. Oltre a non rispondere agli inviti agli incontri con le autorità per dialogare sullo spinoso argomento. L'endurista Marco sostiene che è merito dei motociclisti se sono stati tracciati numerosi nuovi sentieri e che non è vero che le moto li distruggono, o meglio “Li distrugge chi, scellerato, ormai ha preso di mira i Monti Pisani. Io faccio parte di un team che batte tutta la Toscana e la regola è quella di non concentrarsi sempre in un solo luogo, il rischio è proprio quello di danneggiarlo oltre che di dare troppo nell’occhio. E poi perché i boscaioli possono spaccare il bosco con i trattori e noi no? Perché i cacciatori possono sparare e fare rumore e noi no? La verità è che dove noi non passiamo più, ad esempio in Garfagnana, i sentieri sono selve, nessuno li pulisce”.
Di certo in quella zona il rapporto tra popolazione e motociclisti è a dir poco teso e, oltre ai cavi di acciaio, c’è anche chi ha installato dei cancelli per impedire alle moto l’accesso ai sentieri (ma nemmeno questo è legale e chi lo ha fatto è stato sanzionato...). I centauri sostengono di essere “nel mirino per colpa di un gruppo di ragazzi della zona, ormai diventato pericoloso. Chi investe gli agenti non è un vero endurista. Ci dissociamo. E comunque, quando la Protezione civile ci chiama per fare ricerche nei boschi o portare soccorsi ai terremotati facciamo comodo, ma se andiamo sui monti la gente appende i cavi d’acciaio agli alberi rischiando di ucciderci e nessuno dice niente”.

RISPETTIAMO LE NORME E I DIVIETI, seguiamo le dodici regole d'oro

Nell’articolo de Il Tirreno, gli enduristi vengono definiti come “pirati rupestri, nuovi barbari e soldati del fuoristrada”, sembrerebbe così che tutti coloro che praticano l’enduro non abbiano rispetto per le regole e per l’ambiente; ovviamente siamo sicuri che così non è! Sia ben chiaro, non vogliamo in nessun modo difendere il “motociclista” che ha travolto l’agente, senza dubbio un comportamento da condannare e punire, ma allo stesso tempo riteniamo che non si debba fare di tutta l’erba un fascio. 
Iniziamo (o continuiamo) ad essere rispettosi nei confronti degli altri utenti della montagna, a rispettare le norme e i divieti presenti, a mantenere i percorsi in buone condizioni e a non creare disagio agli animali o ai gestori dei rifugi, allora sì che potremo pensare di avere dalla nostra parte le istituzioni e potremo far valere tutti i nostri diritti!

Ed è proprio per far valere i diritti degli enduristi siamo scesi in campo con la nostra consorella tassellata Motociclismo FUORIstrada scrivendo quelle che secondo noi sono le 12 regole del buon endurista che tutti dovremmo rispettare (le trovate di seguito). Ma perché dodici? Perché abbiamo deciso di abbinare ogni regola ad una foto tra le più spettacolari e stravaganti scattate durante i servizi e i viaggi offroad, dando origine al calendario tematico 2017 che regaliamo a chi si si abbona a FUORIstrada entro il 31 dicembre 2016.
Non è soltanto un modo nuovo per stare insieme tutto l'anno, si tratta anche di un concreto impegno editoriale in favore dell'enduro legale. L'omaggio varrà anche per chi, già abbonato, vorrà prolungarlo di un anno entro la stessa data.
Crediamo che una massiccia campagna di sensibilizzazione rivolta agli enduristi sia il primo passo da compiere per rilanciare tutto il mondo del fuoristrada. Non abbiamo scelto la via pedagogica, ma lo abbiamo fatto a modo nostro, con leggerezza: l'ironia e le foto di Mario Ciaccia miscelate ai funambolismi di Gualdani.
Il risultato è un compagno di viaggio in formato A3 su carta patinata, che vi terrà compagnia per tutto il 2017 (qui un'anteprima fotografica).

Il dodecalogo del buon endurista

  1. Consideriamoci ospiti della montagna e rispettiamo uomini e animali con cui la condividiamo
  2. Fuori dagli impianti sportivi, pratichiamo l’enduro solo con moto regolarmente targate e assicurate
  3. Il rumore è il principale motivo di antipatia verso gli enduristi, usiamo solo scarichi omologati e impariamo a goderci anche il silenzio
  4. Non attraversiamo prati e colture in moto: per accedere alla montagna esistono mulattiere e carraie
  5. Pedoni e cavalli hanno sempre la precedenza: quando li incrociamo, spegniamo motore e salutiamo
  6. Raggiungiamo i rifugi solo attraverso strade aperte al traffico o in occasione di manifestazioni autorizzate
  7. Quando piove molto, evitiamo di fare enduro su percorsi impervi e a fondo degradabile
  8. L’enduro non si pratica mai da soli, soprattutto in zone isolate, ma evitate anche i gruppi troppo numerosi (superiori a 5-6 motociclisti)
  9. Rispettiamo sia le aree protette sia i cartelli coi divieti di accesso
  10. Aiutiamo i volontari nelle circostanze più gravi o anche solo a mantenere efficienti e puliti sentieri e mulattiere
  11. Se vogliamo praticare l’enduro a tutto gas, facciamolo solo negli impianti e nei fettucciati
  12. Soprattutto nei giorni festivi, evitiamo di andare in moto in alta quota

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