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Ecco perché Cairoli ha vinto il settimo titolo

Antonio Cairoli si è appena laureato per l’ennesima volta campione del Mondo di Motocross. È la quinta di fila nella MX1 (2009, 2010, 2011, 2012 e 2013) dopo le due della MX2 (2005 e 2007). Vi spieghiamo i 10 motivi che hanno portato il siciliano a vincere un’altra iride!

Ecco perché cairoli ha vinto il settimo titolo

Anche in questa stagione, Antonio Cairoli ha ribadito la propria forza e la propria superiorità assoluta su tutti, pur vincendo meno che in altre occasioni. Lo definiremmo il titolo della maturità, quello conquistato controllando in maniera assoluta la situazione, quello in cui non c’è mai stato un mezzo dubbio sul suo successo finale. Nessun dubbio, ma tanti perché.

 

1) PERCHÉ È IL PIÙ FORTE

Sette mondiali non si vincono per caso, tantomeno cinque di fila nella massima categoria. Si può quasi dire che Cairoli non abbia mai perso, a parte quel titolo del 2006 contro Pourcel. Oggi non c’è nessuno in grado di batterlo nell’arco di una stagione, perché Cairoli sa vincere su tutti i terreni e in tutte le condizioni. Ha un talento straordinario che gli permette di fare quel che vuole in pista, senza cercare strategie particolari fatte a tavolino o rispettando un programma. Lui scende in pista per vincere e sa farlo. Questo non vuol dire che corra tutta la manche al massimo, anzi, si sa regolare, sa quando è il momento di attaccare e quando di stare buono. Va a istinto, ma è un istinto intelligente. Guida sopra i problemi, ha un gran controllo su tutto quello che succede. Non regala niente a meno che non lo voglia lui. In caso di problemi si carica e non si abbatte, affronta tutto con il sorriso e con filosofia. Ma poi a fine anno davanti c’è sempre lui.

 

2) PERCHÉ HA ABILITÀ E INTELLIGENZA

Una grossa percentuale del suo successo si deve a un modo di interpretare quasi sempre nel modo giusto quello che succede in pista e di capire quando attaccare e quando è meglio mantenersi in un range di sicurezza. E il vero Cairoli viene fuori solo in circostanze particolari, perché altrimenti se lo tiene ben stretto. La manche del sabato, utile per definire lo schieramento al cancello della domenica, non lo vede quasi mai protagonista e addirittura spesso lo troviamo oltre la quinta posizione, a meno che la partenza non abbia caratteristiche particolari che richiedano una posizione privilegiata per scattare davanti. In quel caso vince anche la manche del sabato. La sua tattica per vincere i campionati ormai la conosciamo. Parte forte per i primi 6-7 GP e poi dà un’occhiata alla classifica. Se si può permettere di controllare, lo fa.

 

3) PERCHÉ SA PARTIRE SEMPRE IN TESTA

Antonio è uno che non pensa a vincere il titolo, ma affronta il campionato gara per gara. Cerca di vincere tutte le domeniche, possibilmente rischiando il meno possibile. Per farlo ha capito che l’unico sistema è quello di scattare in testa e poi controllare la situazione. E infatti la partenza è uno dei suoi punti di forza. Nonostante guidi una moto con una cubatura inferiore di 100 cc rispetto agli avversari, riesce quasi sempre a scattare davanti. Merito della potenza comunque sufficiente a essere competitiva, ma soprattutto del suo modo di interpretare il cambio marcia dalla seconda alla terza, appena usciti dal cancello. Si nota a vista d’occhio come tutti i piloti scattino quasi nello stesso momento, fino al cambio marcia, dove Antonio spunta fuori, per poi spianarsi “in carena” come se guidasse una moto da strada e tirare la staccata, girando quasi sempre largo alla prima curva e togliendosi completamente dagli impicci della linea interna. Vederlo scattare nelle retrovie è difficile e persino vederlo a terra alla prima curva.

 

4) PERCHÉ PUÒ CONTARE SU CLAUDIO DE CARLI

Col tempo abbiamo imparato che un pilota riesce a dare il massimo solo se alle sue spalle c’è una squadra che funziona e che si dedica a lui in maniera totale, sconfinando oltre la semplice parte sportiva. Il team di Claudio De Carli è diventata la sua seconda famiglia e Antonio gli è sempre stato fedele, costruendo un rapporto di fiducia reciproca che si è rinforzato negli anni e che non ha mai subito flessioni, nonostante Cairoli sia uno dei più corteggiati piloti in assoluto. Ne abbiamo avuto prova quando, nel 2009 Yamaha scaricò il manager romano per mancanza di budget e Antonio decise di seguirlo comunque facendo un salto nel buio all’apice della carriera, rinunciando al prolungamento del contratto con la Casa dei tre diapason per non perdere il suo fido braccio destro. Poco dopo arrivò l’offerta della KTM e le cose hanno preso la piega che conosciamo. Un connubio che funziona quello tra Antonio e Claudio; Cairoli vince le gare e De Carli gli mette a disposizione un mezzo sempre in perfetto stato, che non lo ha mai tradito. L’ultimo (e unico) inconveniente tecnico, infatti, risale al 2005, quando la Yamaha lo lasciò a piedi a poche gare dal primo titolo. Da allora le moto in mano ad Antonio sono sempre stati degli orologi svizzeri (fatta eccezione anche per la seconda manche del GP d’Inghilterra a settimo titolo vinto e con un deciso calo di tensione da parte di tutti) e si sono registrati solo episodi dovuti a episodi di gara, come il sasso incastrato nel pignone nel GP di Svezia 2012 o la leva del cambio saltata in USA 2010. Del resto Cairoli è uno che guida sopra i problemi e con una leggerezza incredibile che non mette mai in difficoltà il mezzo. “Mi consuma persino poco le manopole” dice sempre Caludio De Carli.

 

5) PERCHÉ CORRE PER KTM

KTM è arrivata ad Antonio nel suo momento più difficile, quando lui e De Carli si ritrovarono a piedi, nonostante il titolo MX1 appena conquistato al debutto nella classe regina. Venne offerta loro la gestione del team ufficiale in MX1, con la doppia scelta di poter utilizzare indistintamente la 450 o la nuovissima 350 che debuttava nel 2010 e che ancora oggi è il cavallo di battaglia di Cairoli. Ma, soprattutto, il passaggio in orange ha permesso a Cairoli di fare il salto di qualità a livello professionale. Da giovane scapestrato che sfuggiva alle conferenze stampa dopo gara, presentandosi sempre in ritardo e con indosso canotta bianca e scarpe d’oro, Cairoli si è trasformato in un grandissimo professionista, che rispetta e esalta l’aiuto degli sponsor e non sgarra un colpo a livello mediatico, sebbene sia (e forse resterà sempre) uno a cui piace far notizia in pista e non fuori. Quello con KTM è un rapporto che sembra destinato a durare fino alla fine, come dimostra il prolungamento del contratto fino al 2016, quando (se le cose andranno come devono andare) Antonio avrà 30 anni e il decimo titolo in tasca.

 

6) PERCHÉ HA LA KTM 350

Oltre al pilota, vince anche la moto e anche in questo caso Cairoli ha trovato un’ottima alleata. Una volta passato alla KTM non ha avuto dubbi: ha scelto la 350, nonostante fosse un grosso punto interrogativo e da allora non l’ha più lasciata, anche se la Casa austriaca ha rinnovato in maniera profonda la sua 450, rendendola meno muscolosa con un motore monoalbero. Cairoli e la 350 sono un connubio perfetto, è la moto adatta al suo stile di guida e alla sua stazza da fantino, certamente meno a suo agio su una abbondante 450. E pare proprio che la loro storia sia un rapporto unico perché, a parte Antonio, solo Strijbos è riuscito a vincere una sola manche con la 350, l’anno scorso in Lettonia. Tutti gli altri che ci hanno provato hanno fallito, tornando poi alla cilindrata piena. Oggi è solo Cairoli a utilizzarla in pista e non la cambierebbe con nessun’altra moto.

 

7) PERCHÉ HA UNA BELLA FAMIGLIA E JILL

Per vincere così tanto, però, non basta avere una bella squadra e una bella moto, perché se poi non sei sereno a casa il resto passa in secondo piano. Antonio può contare sull’amore di papà Benedetto e su quello della sua inseparabile fidanzata Jill, oltre a tutto il resto della famiglia composta dalle sorelle e dai nipoti ormai grandi, con mamma Paola che li guarda e li protegge dal paradiso. Per uno che viene dalla Sicilia, la famiglia è uno dei valori più importanti e in questo Antonio è irreprensibile. Se li porta dappertutto, sono sempre con lui, pronti ad aiutarlo o a consigliarlo nei momenti di necessità e a gioire nelle vittorie. Una famiglia che gli ha insegnato bene educazione e rispetto verso il prossimo, sia anche un acerrimo nemico. Nei successi di Cairoli, infatti, non ci sono polemiche, screzi o tensioni come si vedono in altri sport (anche a motore) a questo livello, nonostante in passato qualcuno abbia provato a stuzzicarlo, anche su questioni importanti. Antonio è uno che se vince ride, se perde cerca il motivo e lavora perché non accada più, ma non fa polemica, non crea notizia, non cerca scuse o nemici immaginari. Si fa rispettare, niente di più. Non a caso i suoi avversari più importanti (Pourcel, Paulin, Frossard e Desalle) hanno con lui un rapporto di stima e non conflittuale come vorrebbe l’agonismo sfrenato del motocross. L’ultimo episodio che viene in mente riguarda lo scorso GP di Francia, quando Antonio ha sconfitto sul campo Paulin davanti al suo numerosissimo pubblico e a fine gara lo ha atteso per alzare le mani assieme a lui in un tripudio di applausi. Questo è sport, questo è Antonio.

 

8)PERCHÉ HA OTTIMI AVVERSARI

Si dice “tanti nemici tanto onore” e, se è vero, qui di onore ce n’è parecchio. Chiunque vorrebbe battere Antonio in questo momento di assoluto dominio e tutti lavorano giorno e notte per riuscirci. A rendere i titoli di Cairoli ancora più prestigiosi c’è una qualità degli avversari che non diresti, vista la serie infinita di vittorie del siciliano. Invece in pista ci sono dei veri e propri mastini che lo azzannerebbero pur di stargli davanti. Piloti professionisti di altissima caratura con a disposizione moto altrettanto competitive, praticamente tutte le marche giapponesi che nel cross, si sa, sono prodotti di prima scelta. Il problema è che nessuno negli ultimi cinque anni è riuscito nell’impresa. Tutti alternano fasi stagionali impressionanti, in cui riescono persino a battere Cairoli, ma nessuno è fin qui riuscito a tenere duro per l’intera stagione a quel ritmo. Quella di quest’anno è stata la riprova. Per metà stagione il rivale diretto è stato Paulin, mentre per l’altra metà si è fatto sotto Desalle che ha persino vinto tre GP di fila. In altri casi ci sono piloti in grado di fare un ottimo risultato in una manche, ma le due gare che formano un GP ce le ha solo Cairoli nel polso. Cairoli non vince di velocità, ma di costanza di velocità. Scorrendo la storia si individua il suo miglior rivale in Chris Pourcel, un pilota dal carattere molto introverso ma che in sella è l’incarnazione della guida pulita e redditizia. Pourcel è l’unico che sia riuscito a battere Antonio sul campo, nel 2006 nella MX2, e i due hanno raggiunto col tempo un rispetto reciproco che l’anno scorso li ha portati ancora a scontrarsi, questa volta in MX1, questa volta con Cairoli protagonista. Se gli avversari resteranno così agguerriti, non c’è pericolo che Antonio abbassi la guardia e inizi la sua fase calante.

 

9)PERCHÉ HA ANCORA DEL MARGINE

Tutto quanto scritto qua sopra ha creato i presupposti perché Antonio abbia raggiunto un livello tale da avere un certo margine nel taschino, che tira fuori solo quando serve, dato che per vincere gli basta andare al suo 80% mentre gli altri sono al 110. Lo dimostra ogni domenica, ma soprattutto lo ha dovuto dimostrare l’anno scorso, dopo aver perso tutti punti che aveva di vantaggio con il doppio stop svedese. A quel punto si doveva attaccare e da lì fino alla fine del campionato ha vinto tutte le manche, eccetto una. Ma, soprattutto, ha vinto in assenza della leva del cambio persa all’atterraggio di un salto, bloccato in terza marcia, sui saliscendi di Glen Helen nel 2010. Incredibile. Un margine che si tiene ben stretto, ma che quando mette in pista, è un piacere per gli occhi. Finché Antonio avrà questo vantaggio, nessuno lo potrà battere.

 

10) PERCHÉ VUOLE DIVENTARE IL PIÙ FORTE DI TUTTI I TEMPI

Lui non lo dice, ma di certo l’obiettivo di diventare il crossista più forte di tutti i tempi non gli fa schifo. Per adesso il record appartiene a Stefan Everts, che vinse 10 titoli e 101 GP iridati. Un traguardo impressionante, se si pensa che prima dell’arrivo di Tony, solo Robert si era fermato a sei e Smets a cinque, assieme a De Coster,Geboerts eJobè. Con il settimo titolo Antonio è diventato il secondo pilota della storia del Mondiale e già questo è un record importante. Soprattutto è il primo pilota non belga a ottenere questi risultati. Ma la maglietta celebrativa del settimo titolo è significativa: sul petto c’è un bersaglio da tiro, con sette colpi già messi a segno e altri tre da piazzare, con il decimo proprio al centro. Ce la farà? Basta solo aspettare.

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