12 August 2012

Ducati e Andrea Dovizioso: sarà amore?

Valentino Rossi lascia la Ducati. Valentino Rossi va alla Yamaha. Ok, tormentone finito. E invece no: ora chi va alla Ducati al posto del pesarese? 3 opzioni, quella Dovizioso la più probabile . Ma se la moto non cambia?

Ducati e andrea dovizioso: sarà amore?

Dopo l’uno-due di annunci ufficiali che hanno chiarito quale sarà la situazione di Valentino Rossi nei prossimi due anni (per i più… distratti: via dalla Ducati e “assunto” in Yamaha al fianco di Jorge Lorenzo), la più gettonata telenovela estiva è giunta all’ultima puntata. Anzi no: c’è ancora da capire chi sostituirà Valentino alla Ducati. Ma anche questo è un segreto di Pulcinella: è praticamente certo che sarà Andrea Dovizioso e lo sapremo ufficialmente a Indianapolis (magari anche prima, come è successo per l’addio di Rossi: “Non è un segreto, dai, lo sanno tutti”, cantava un altro illustre Rossi). Le eventuali alternative al Dovi, da elencare ormai quasi solo per pura speculazione, sono Cal Crutchlow, Scott Redding, Andrea Iannone e Danilo Petrucci.
 

ECCO PERCHÉ SARÀ DOVIZIOSO
Partendo dal presupposto che nella squadra ufficiale Ducati un italiano c’è sempre stato (a parte il periodo Hayden-Stoner), le candidature di Cal e Scott sembrano tramontare. Ma mentre per Redding rimane aperta la porta del tanto chiacchierato Junior Team, Crutchlow sembra ormai un’ipotesi abbandonata. Sostanzialmente il motivo è che il britannico non pare un raffinatissimo collaudatore e alla Ducati, ora che di fatto si tratta di ricominciare tutto da capo, serve quello. Dovizioso ha le carte in regola: è bravo e veloce, è giovane ma ha esperienza, sa adattarsi, non ha un nome così ingombrante da oscurare quello della Casa, non genera troppe aspettative, ha una guida pulita che “dipende” da una moto molto equilibrata e costringerà (forse) Preziosi a ripensare qualche caratteristica tecnica della D16 fin qui considerata imprescindibile. Anche Iannone e Petrucci hanno qualcuna delle caratteristiche che può vantare il Dovi, ma non tutte. Per loro non ci sarà però una bocciatura, perché il famoso Junior Team si farà e, almeno per due tra Redding e la coppia di italiani, un posto si troverà.
 

INDIGESTA A TUTTI TRANNE STONER (MA UN PO’ ANCHE A LUI)
Anche perché il vero problema della Ducati sarà rivedere il progetto MotoGP, finora molto “motocentrico”. La D16 deve cambiare, non perché sia sbagliata tout court, ma per il semplice fatto statistico che nessun pilota che l’ha guidata ci ha cavato nulla. Ovviamente Stoner escluso e senza dimenticare le belle cose fatte vedere da Capirossi, che ci poteva pure vincere un mondiale. Ma quella di Capirossi era l’epoca iniziale della vita agonistica della Ducati MotoGP, quando ancora bastavano un gran motore, delle gomme buone e un pilota di cuore per emergere, come fece Bayliss a Valencia, ad esempio. Ma poi la cosa si è complicata, un po’ per i regolamenti, un po’ perché gli altri non sono certo stati a guardare. La Ducatiha (stra)vinto con Stoner ma poi è scomparsa a centro classifica, oltretutto creando gran problemi ai piloti che l’hanno guidata.
 

ITALIANI? NO, GRAZIE
Lo stesso Stoner nella sua ultima stagione con la GP10, ci ha litigato non poco, senza parlare del fatto che, nel corso degli anni, la D16 ha “tritato” come Bayliss, Gibernau e Melandri, nonché lo stesso Capirossi con la 800 cc. Infine i team satellite: nessuno ha mai combinato nulla, se si escludono il podio di Barros nel 2007 e i due di Elias nel 2008. Insomma, una moto che ha messo a dura prova il talento, la pazienza e gli “attributi” dei piloti. In particolare sembra proprio che non digerisca la guida tendenzialmente pulita degli italiani, almeno nelle sue ultime versioni. Melandri ha seriamente rischiato di veder finita la carriera dopo una sola stagione in Ducati (2008), mentre fino a quel momento si era dimostrato uno dei più talentuosi piloti del Motomondiale, uno in grado di battere Rossi.
 

MELANDRI E ROSSI NO, DOVIZIOSO SÌ?
Già, Rossi… Il suo rapporto con la Ducati non ha funzionato. Punto. La colpa è sua? La colpa è della moto? Chiaramente è di entrambi, fatto sta che un pilota di cui tutto si potrà dire tranne che non sia talentuoso (a meno che oggi non si scopra che 9 titoli mondiali non contano più nulla) da due anni sta facendo la figura dell’incapace. Siccome la guida di Melandri, Rossi e Dovizioso non è che sia poi così diversa (precisa, pulita, si esalta con moto che regalano feeling immediato e assoluto), la domanda è se Andrea riuscirà laddove Rossi e Melandri hanno fallito. Piloti come Capirossi e Stoner hanno raccolto di più, ma entrambi alla fine del loro rapporto con la Ducati hanno sofferto. Loris, a fine carriera, non è più “ripartito” ed ha preferito appendere il casco al chiodo, Casey, invece, è passato alla Honda tornando il “Canguro Mannaro” che era quando faceva i numeri con la Ducati.
 

PER VINCERE DOMANI
La nostra sensazione è che il 2013 sarà per la Ducati un anno di transizione, in cui l’obbiettivo sarà fare una moto “sana”, basata su presupposti tecnici non pregiudiziali e sviluppata in modo da creare le condizioni per un futuro luminoso anche a costo di fare (ancora) un paio di stagioni in tono minore. Perché è innegabile che Dovizioso non abbia ancora dimostrato di essere superiore ai piloti che ormai da qualche annata sono i mattatori della MotoGP. Il nostro augurio al Dovi è però quello di fermare una volta per tutte la… tradizione di una D16 “mangia italiani”. Questo, ovviamente, se sarà lui il pilota scelto per sostituire Rossi.

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