di Nicolò Codognola - 23 agosto 2019

“La Diavel? Nata in maniera insolita: la definiamo la mega-Monster”

Abbiamo intervistato Stefano Tarabusi, Product Manager della Ducati Diavel 1260, che ci ha raccontato la genesi della moto, il mercato, della tradizione della Casa di Borgo Panigale…
1/28 Ducati Diavel 1260 S 2019

Quale concetto sta alla base della Diavel?
"Tutto parte da un progetto iniziato nel 2008 e concretizzato nel 2011 con la prima Diavel: era una moto strana allora e lo è ancora oggi. Difficile persino trovare una competitor. A suo tempo pensammo alla Yamaha V-Max, la prima 1200. Oggi vediamo la Triumph Rocket III e le nuove Harley- Davidson Softail… Ma per dinamica e ciclistica, la Diavel è tutta un'altra roba".


Certo è una moto estremamente di nicchia...
"Vero, eppure in questi anni ha portato 35.000 clienti: quindi è una nicchia che si è rivelata vincente. Per questo abbiamo deciso di continuare su questa strada. La Diavel ha avuto un ciclo di vita strano: di solito, quando presentiamo un modello nuovo, si fa il boom il primo anno e poi c’è un calo fisiologico nelle vendite negli anni successivi. La Diavel invece ha generato volumi costanti per sei anni di fila: 6.000 moto l’anno. Cosa stranissima per noi e per il mondo automotive in generale".


Come ve lo spiegate questo andamento?
"Il cliente della prima ora si è innamorato dell’estetica. Poi ha scoperto che è pure divertente e comoda. Il passaparola positivo ha sostenuto le vendite negli anni. Una moto nata solo come bellissimo oggetto d’arte, è diventato qualcosa di nuovo e vincente".


Quale è il target della Diavel?
“È un motociclista non giovanissimo, con possibilità economica, che vuole una moto originale, ma anche agilità e prestazioni, senza scordare il comfort. L'ergonomia è uno degli elementi chiave del successo di questa moto”.

1/12 Ducati Diavel 1260 S (foto ufficiale della Casa)

Quali sono i mercati più ricettivi?
“USA, Francia e Italia. La Diavel è una cruiser, ma esotica, per gli americani. Il brand funziona fortissimo, specie fuori dai confini dell’Italia".


È anche una moto molto... social.
“Davvero: la Diavel è tra le moto più fotografate e postate sui social. Ed è utilizzata nei modi più differenti: la vedi strapazzata in pista o stracaricata di bagagli. Estremi che la definiscono superversatile”.


Ci racconti la genesi di questo modello.
"Di solito, prima di dare il via ad un nuovo progetto, si fa una serie di analisi, si guarda al mercato, ai competitor, alle richieste dei clienti... Nel caso della Diavel, a far scoccare la scintilla è stata una proposta dello stile, talmente forte e innovativa che è diventata realtà al di là di ogni altra considerazione più razionale. È nata come concetto di Mega-Monster. Doveva essere una sportnaked esagerata, anabolizzata anche nelle prestazioni. L’idea era di combinare una naked con una sportiva e con una cruiser, segmento in cui Ducati non era presente. Da queste tre moto sono stati sviluppati dei bozzetti. Ne è uscito il profilo strano della Diavel, con masse esagerate all’anteriore e coda snella, come uno sprinter in partenza".

1/51 Ducati Diavel 1260 2019

E quella gomma gigante? C'era sulla prima Diavel e c'è anche sulla 1260...
"La gomma posteriore da 240 è un potente dal punto visivo, ma rema contro la maneggevolezza. Per questo Pirelli ha sviluppato, sin dal primo modello, una gomma specifica, con profilo molto curvato, che combina l’aspetto muscoloso con le prestazioni. È stata la chiave di volta, l'elemento chiave di questa moto".


A parte la Indiana degli anni Ottanta, non c’è una tradizione cruiser nella storia Ducati...
"La Diavel rappresenta per Ducati il primo passo verso un segmento che non c’era. Ed è stato sviluppato con la X-Diavel: è il massimo che vogliamo fare nel segmento cruiser. Tutte le nostre moto sono interpretate alla maniera di Ducati".

Stefano Tarabusi
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