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“Ero contento della 1199 Panigale al 95%. Con la 1299 lo sono al… 99”.

La matita della Panigale, Gianandrea Fabbro (ora Responsabile del Centro Stile Ducati), ci racconta in questa intervista esclusiva come, insieme a Giovanni Antonacci (Senior Designer), ha migliorato una moto già bellissima

Lo stile della 1299 spiegato da chi l'ha disegnata

Una moto affascinante, bellissima, tecnologicamente al top e prestazionalmente… anche. La Ducati 1299 Panigale non è una moto da gara (per quello la 1199 R va più che bene, come ha - finalmente -  dimostrato il campionato SBK 2015), bensì una moto che riafferma in toto la “vera” natura delle Ducati sportive: linea indimenticabile, motore che più… “pompone” non si può, ciclistica solida e sicura ma al tempo stesso agile, tecnica all’avanguardia. Fin dalla prima presa di contatto a Portimão abbiamo ritrovato queste caratteristiche nella nuova bomba rossa e ve lo abbiamo anche mostrato nel video test. Eravamo arrivati parecchio curiosi in Portogallo, dati i tempi molto, molto interessanti che Alessandro Valia (collaudatore Ducati) era riuscito a stampare al Mugello con la 1299… (cliccate qui per sapere tutto). Poi è arrivato il momento della comparativa maxi sportive, dove la 1299 non si è affatto comportata male, dovendo cedere il passo solo alla nuova R1.
 
Insomma, una moto bella e importante, una moto che merita un approfondimento. Lo facciamo con le interviste di Fabio Meloni a chi l’ha pensata, disegnata, realizzata e collaudata. Cominciamo col design: la parola a Gianandrea Fabbro (ora Responsabile del Centro Stile Ducati), e Giovanni Antonacci (Senior Designer).
1/61 Test a Portimão con la nuova Ducati 1299 Panigale S. In sella c'è Fabio Meloni, di Motociclismo.

Coda più leggera, frontale più aerodinamico e aggressivo

Come cambia nel design la 1299?
(risponde Fabbro, ndr) Su questa moto abbiamo introdotto nuovi contenuti tecnologici, quali motore e ciclistica rinnovata, e per coerenza, per rendere completo lo step evolutivo, è servita anche una componente estetica. L’indicazione che ho trasmesso a Giovanni è stata quella di ridisegnarla mettendo mani alle parti che potevano essere modificate nell’idea di maturare lo stile. Pensavamo fosse necessario, ed era anche una richiesta pressante da parte di Ducati Corse, migliorare la protezione aerodinamica, pertanto abbiamo dovuto lavorare sul cupolino, e quindi poi anche sulla coda. Una regola che seguiamo nel face lift è che non sia stravolgente ma che sia visibile in tutte le viste della moto, frontale, posteriore e laterale.
 
Iniziate a lavorare sul face-lift subito, parallelamente al disegno originale, o lasciate passare un po’ di tempo?
Mediamente facciamo passare circa un anno, ma non è una regola fissa, più una prassi consolidata.
 
Una persona qualunque, quando viene presentata una moto bella come la Panigale, pensa: è perfetta così. Voi designer invece sapete individuare da subito le cose da modificare per renderla ancora più attraente?
È una domanda difficile. Quando concludi una moto in genere sei convinto dell’idea che hai proposto al 100%, o quasi. Qualche rimpianto normalmente c’è sempre, capita che qualcosa non ti abbia convinto e tu non abbia avuto l’opportunità di aggiornarlo fino in fondo per motivi di tempo, soldi. Riguardo la Panigale, che ho disegnato io, ero al 99% soddisfatto… 95%, dai. Quel 5% era la coda, perché presentava due prese d’aria che, fatte in quel modo, potevano sembrare destinate al raffreddamento di qualcosa che in realtà non c’era. Come sono fatte ora trovo siano filosoficamente e concettualmente più autentiche, più vere.
 
Quali parti avete ridisegnato?
(risponde Antonacci, ndr) Il lavoro più importante è stato sulla coda, dove abbiamo enfatizzato il concetto iniziale, realizzando due pannelli flottanti che vanno ad appoggiarsi su una struttura interna che è stata valorizzata, è molto più in vista rispetto alla 1199. I due pannelli fungono da porta numero. Abbiamo tenuto i volumi della 1199 ma reso più leggera la coda, e direi che questo è uno degli interventi più visibili. Ma abbiamo lavorato molto anche sulla parte superiore delle carene, dove abbiamo enfatizzato le superfici, rendendole più importanti pur mantenendo pulizia e rigore. Più in basso, abbiamo ridisegnato completamente lo scarico rendendolo simile all’Akrapovic del catalogo Performance, con i fondelli arrotondati e riposizionati. All’anteriore abbiamo fatto un altro lavoro importante, perché siamo dovuti andare incontro a quelle che erano le esigenze legate all’aerodinamica, ma allo stesso tempo dovevamo avere un cupolino con un aspetto aggressivo, che non si distaccasse troppo dalla vecchia Panigale. Abbiamo lavorato sull’allargamento e molto sulla zona dello spoiler, che nel face lift diventa una parte unica, tutto questo per rendere il frontale più muscoloso. E un altro grosso lavoro è quello sugli specchi, sui quali abbiamo modificato i bracci, che sono più corti. Il fatto di riposizionarli ci ha aiutato a gestire la nuova larghezza, che viene mascherata dalla presenza dei supporti. Infine, cambiano anche le prese d’aria.
 
Ci è parso di notare alcune differenze anche nella zona del cilindro posteriore.
(risponde Fabbro, ndr) Abbiamo ridisegnato il paracalore dello scarico. Abbiamo fatto esperienza su come funziona, su quello che era necessario schermare e siamo giunti alla conclusione che riuscivamo a contenerne un po’ l’estensione. Il precedente era stato fatto, tra virgolette, un po’ in emergenza. La Panigale in origine è nata con un paracalore davvero minimale, con delle distanze dal tubo di scarico ristrette, molto più bello, ma obiettivamente poco efficiente. L’anno successivo sono arrivati il paracalore esteso e anche le cover della testa, che la prima moto non aveva.
 
Immaginiamo che a voi designer queste parti accessorie facciano venire i brividi…
Le abbiamo disegnate smontabili, così i puristi dell’estetica le possono togliere.
 
C’è qualche ulteriore soluzione estetica che avreste voluto sviluppare sulla 1299 o in questo caso siete contenti al… 99%?
Sì, dai, siamo contenti di averla migliorata. C’è anche un piccolo particolare come quello delle pedane, ora sono quelle della R, ricavate dal pieno, ancora più belle e funzionali, che miglioreranno parecchio anche il feeling di guida.

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