Dal codice della strada alle modifiche della moto: così si può mettere mano al proprio gioiello

Un lampeggiante blu alle nostre spalle, accompagnato dal suono della sirena: due moto della Polizia Locale ci seguono da vicino. Diamine, pare che ce l’abbiano proprio con noi. Il primo dei due poliziotti ci supera e ci obbliga a fermarci, mentre il secondo resta incollato alla nostra ruota posteriore.

Controlli a tappeto


Un lampeggiante blu alle nostre spalle, accompagnato dal suono della sirena: due moto della Polizia Locale ci seguono da vicino. Diamine, pare che ce l’abbiano proprio con noi. Il primo dei due poliziotti ci supera e ci obbliga a fermarci, mentre il secondo resta incollato alla nostra ruota posteriore. Il pensiero passa rapidamente in rassegna una serie di possibili infrazioni del C.d.S., ma non ci viene in mente nulla. Non ci pare di aver infranto alcun divieto, nessun limite di velocità superato, nessuna manovra azzardata. Solo un semplice controllo, niente di cui preoccuparsi. Eppure due moto della Polizia che ci seguono non fanno mai stare tranquilli: si ha sempre l’impressione di avere qualcosa fuori posto. Patente e libretto sono in tasca. L’assicurazione è valida. Pensiamo persino alla scadenza della revisione, ma la moto che guidiamo è nuova di zecca, non ne ha ancora bisogno. Una volta fermi scopriamo che è proprio la vistosa Moto Guzzi Griso su cui viaggiamo che ha attirato l’attenzione dei tutori dell’ordine. La sgargiante livrea arancione non passa certo inosservata, così come le numerose parti speciali che ne impreziosiscono l’estetica. È tutto in regola? I poliziotti controllano la carta di circolazione, verificando che numero di telaio e misure degli pneumatici della moto corrispondano a quelli riportati sul libretto. Lo scarico non è originale, ma la punzonatura sul fondello e il tagliando allegato certificano che si tratta di un modello omologato appositamente per la Griso. “Tutto in regola, può andare”. Tiriamo un sospiro di sollievo, mentre le due Guzzi Norge bianche e verdi si allontanano.

COSA TEMERE
Viaggiamo tranquilli, in sella alla nostra special street-legal: “Ma il rischio che si corre guidando una moto con accessori non omologati è alto, ci dice il Commissario Agg. Giuseppe Vercesi, della Polizia Locale di Milano. “Per le modifiche alle caratteristiche costruttive o funzionali che impongono l’aggiornamento della carta di circolazione la violazione è all’art. 78 del C.d.S., che precede il pagamento di una sanzione amministrativa di 370 euro entro 60 giorni ed il ritiro della carta di circolazione, che viene inviata alla M.C.T.C. per la revisione straordinaria. Per le modifiche alle caratteristiche costruttive e funzionali che non prevedono l’aggiornamento della carta di circolazione o la mancanza di dispositivi previsti dalla legge la violazione è agli artt. 71, 72 e 79 del C.d.S. che prevedono il pagamento di una sanzione amministrativa di 74 euro”. Vale a dire: se si viene “beccati” con uno scarico non omologato, con il motore “truccato” o con pneumatici di misura diversa da quella riportata sul libretto, il fio da pagare, oltre alla sanzione amministrativa, è di rimanere a piedi finché non si riporta il veicolo nelle condizioni originali. Se invece mancano specchietti o indicatori di direzione, l’ammenda è decisamente ridotta.



Restrizioni


Meglio stare attenti. Ma che cosa si può modificare su una moto senza violare il C.d.S. ed incorrere in sanzioni? “Sarebbe meglio nulla in quanto ogni componente dei motocicli e ciclomotori in commercio è stato testato e omologato presso il Dipartimento Trasporti Terrestri (già Ispettorato della Motorizzazione Civile) in esemplare unico dalla Casa costruttrice, che ne garantisce quindi la perfetta efficienza e funzionalità al modello di riferimento. Ogni modifica, anche parziale, va ad intaccare il delicato equilibrio complessivo che viene a lungo ricercato dalla Casa madre, che assume piena responsabilità ad ogni effetto di legge per il modello normalmente omologato. Inoltre, anche sul piano civile e quello risarcitorio, in caso di incidente stradale, l’assicurazione potrebbe rivalersi sul conducente in caso vengano accertate qualunque tipo di modifiche alle caratteristiche costruttive e funzionali del veicolo”.

Concessioni e possibilità


TUTTO A POSTO, NIENTE IN REGOLA? ECCO COSA FARE Se si desidera un mezzo davvero unico e completamente diverso dall’originale non tutto è perduto benché l’iter da seguire sia lungo e non privo di ostacoli, come ci spiega Vercesi: “È necessario sottoporre la moto a visita e prova presso la Motorizzazione Civile per aggiornare la carta di circolazione alle modifiche effettuate. La burocrazia richiede la documentazione di origine delle parti installate, una dichiarazione di esecuzione dei lavori effettuati sul veicolo a regola d’arte rilasciata da un’officina autorizzata che opera nel settore, la dichiarazione di nulla osta della Casa costruttrice e la marcatura relativa al tipo degli accessori installati (es. marca e numero di omologazione della centralina elettronica)”.

MEGLIO IL LEGALE
Spesso tutto il lavoro per l'omologazione scoraggia anche i più determinati e così ci si arrangia installando accessori non omologati nella speranza di non venire fermati. Fortunatamente però i motociclisti italiani sembrano aver capito l’importanza di non utilizzare parti aftermarket fuorilegge e i numeri parlano chiaro. “Solo a Milano - ci spiega Vercesi - il numero di contravvenzioni per l’utilizzo di parti e accessori non omologati che avrebbero richiesto l’aggiornamento della carta di circolazione è diminuito in maniera sensibile negli ultimi anni. Se nel 2004 si contavano 713 contravvenzioni, si è scesi a 602 l’anno successivo e a 155 nel 2006. L’andamento attuale segue questo trend: nei primi sei mesi del 2007 il conteggio si è fermato a 58”. Insomma, il monito è uno solo e pare che gli Italiani lo abbiano colto con favore: tuning sì, fuorilegge no.

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