12 marzo 2014

Curvare in motocicletta, come cambiano i tempi...

Una volta era più semplice: in curva non dovevi frenare, spostare il corpo, controsterzare... In trent’anni, quanti cambiamenti!

Curvare in motocicletta, come cambiano i tempi...

di Mario Ciaccia

Quando ho iniziato ad andare in moto era l'inverno del 1984 e avevo quasi 18 anni. Mi ero appena comprato una Gilera Arcore 125 a quattro tempi e pendevo dalle labbra di quelli che consideravo due guru, due veterani, due vecchi saggi, usciti vincitori da mille battaglie: erano due trentenni di Milano che possedevano dei mezzi ultraprofessionali, ovvero la Moto Morini Tre Mezzo Sport e la Moto Guzzi V35 II. Considerando che per me i 12 CV della mia motina erano già una potenza ragguardevole, il fatto che loro ne domassero oltre trenta me li faceva considerare, appunto, dei professionisti. E infatti avevano fatto dei viaggi che, ai miei occhi di allora, rappresentavano quasi delle imprese: quello con la Morini era salito sul Passo Maloja, in Svizzera (quindi aveva affrontato con successo le insidie della dogana), mentre quello con la Guzzi si era spinto addirittura sullo Stelvio. E quando il primo osò discutere con un ciclista, sostenendo che scalare il Maloja con la Tre e Mezzo carica di bagagli fosse faticoso quanto salirlo a pedali (“Nei tornanti non la tieni”), io tifavo per il motociclista. Vabbe', dai, quello era un pirla e io ero giovane e senza esperienza. 


CONSIGLI, NON LEGGI ASSOLUTE
Però ricordo bene i consigli che i due mi diedero su come fare le curve: “Si frena solo nel rettilineo precedente la curva, con entrambi i freni. Non avere la pessima idea di frenare DENTRO la curva: la moto si raddrizzerebbe e rischieresti pure di perdere aderenza. Il busto va tenuto in linea con la moto, non va tenuto né dritto né inclinato più della moto stessa, sennò esplodi. Inoltre, devi esercitare una forte pressione sulla pedana esterna. Devi azzeccare la traiettoria giusta al primo colpo, perché una volta impostata sarà impossibile cambiarla. Infine, tieni i piedi a papera, con le punte all'infuori, così che siano loro a strisciare sul suolo: se tocchi con le pedane, ti impunti e ti si solleva la ruota dietro. Non devi stare rigido e contratto sulla moto, altrimenti dopo tre curve hai già il fiatone”. Questi consigli, bene o male, li ho ritrovati sui Motociclismo che leggevo all'epoca. E io ho imparato a guidare così. Però mi sono accorto presto che non erano regole incise nella roccia, perché erano figlie dei loro tempi e della tecnologia di allora. Per esempio, la storia dei piedi a papera serviva perché all'epoca le pedane erano quasi tutte fisse: ma già nel 1986 mio fratello aveva trovato delle costosissime pedane pieghevoli in titanio da montare sul suo Malaguti Fifty (comprato usato a un prezzo inferiore a quello di siffatte pedane), per poter piegare con i piedi in dentro e non a papera (lo stile è cambiato, cliccate qui per vedere nella gallery come e quanto)

 

IL BUSTO, LE PEDANE, IL FRENO POSTERIORE

Nel 1988 vidi in televisione le prime gare di supermotard, dove la gente piegava tantissimo tenendo il busto eretto e cambiando traiettoria anche a centro curva. Già nel 1984 si parlava di Randy Mamola, l'”eterno secondo” della classe 500, che inclinava il busto talmente all'interno della curva da non riuscire più a tenere il piede esterno sulla pedana: aveva questa gamba che penzolava nel vuoto e io mi domandavo: “Ma non bisognava esercitare una forte pressione, sulla pedana esterna?”. Mamola, inoltre, affermava di usare esclusivamente i freni anteriori. Sembrava una sua follia: ricordo bene Sito Pons che, nel 1990, spiegava che senza freno posteriore era impossibile andare forte e Michael Doohan che, dopo l'incidente ad Assen 1992, si fece montare la leva di comando del freno posteriore sul manubrio, soluzione che gli venne copiata anche da colleghi che non avevano problemi alla gamba destra. Perché lo copiarono? Perché lui vinse cinque mondiali di fila, con quella levetta al manubrio e, quando vinci, qualsiasi cosa tu faccia viene presa come esempio. Però, quando lui si ritirò, nel 1999, i nostri Capirossi e Rossi affermavano già di frenare coi soli freni anteriori e di smettere praticamente a centro curva, con la moto inclinatissima. Confesso che questa cosa non l'ho mai capita bene. Non so quale innovazione nelle sospensioni, nella geometria o nelle gomme abbia permesso di eliminare l'effetto autoraddrizzante delle moto in frenata, al punto che, durante la comparativa delle maxi enduro in Grecia, l'Aprilia Capo Nord veniva criticata proprio per il fatto di avercelo. Io appartengo alla generazione di quelli che, se vedono il compagno di gita con la luce dello stop accesa in curva, pensano che stia sbagliando (infatti per me l'Apriliona è perfetta, perché smetto di frenare a moto ancora dritta), ma non è più così.

 

FRENARE IN CURVA SI PUÒ

Frenare in curva non era un errore assoluto, era una cosa da evitare perché le moto dell'epoca perdevano aderenza e si raddrizzavano. Ma nei GP del 2000 le moto permettevano di entrare in curva piegatissimi e coi freni ancora azionati. Poiché noi mototuristi da strada siamo un po' dei babbioni che imitano quelli da corsa per partito preso, ecco che dieci anni fa era diventato di moda frenare solo con l'anteriore: e c'è ancora molta gente che non usa il posteriore, nelle sue gite sui passi montani asfaltati. Ricordo che scesi dal Monte Stivo (TN) con una Cagiva Raptor e mi ritrovai col freno posteriore cotto. Quando lo raccontai a un amico, che in moto non era assolutamente un fenomeno, questo mi prese in giro: “Ah ah, che sfigato, ma tu usi il freno posteriore!”. Ogni tanto compaiono delle schegge impazzite, con stili talmente avanti da non avere proseliti: a fine anni Ottanta impazzivamo tutti per Kevin Schwantz e il suo modo di guidare assurdo ma, per me, il pilota più esaltante dell'intera storia del motociclismo è stato l'australiano Garry Mc Coy che in 500, nel 2000, vinse tre gare guidando completamente di traverso, sia in ingresso sia in uscita di curva, come nel supermotard. Lui spiegò, candidamente, che gli veniva naturale, ma che si stava impegnando per imparare a guidare “normale”, come gli altri. E purtroppo, quando imparò, smise di vincere.

 

TRUCCHETTI SUPERATI

Nel frattempo, lo stile continua ad evolversi. I più bravi hanno imparato a modulare la frizione in ingresso curva, per evitare saltellamenti della ruota posteriore e ad accelerare a gas aperto con un po’ di freno posteriore azionato, per limitare le perdite di aderenza, ma queste due finezze si stanno rivelando inutili (con buona pace di chi le ha imparate) perché si stanno imponendo dispositivi quali il controllo di trazione, la frizione antisaltellamento e la frenata antibloccante (ABC), che rendono la guida più efficace e sicura anche se non si è molto esperti. Personalmente, io non mi sono evoluto, curvo secondo la vecchia scuola (freno in rettilineo, insomma) e vengo passato all'esterno da Federico Aliverti che, pedane a terra e retrotreno scodinzolante, ha la luce dello stop accesa. Ma non perché sia entrato in curva attaccato ai freni: no, la luce si accende dopo, quando è al punto di corda. Perché la nuova moda è quella di frenare col posteriore per chiudere la traiettoria e il maestro di tale tecnica è Casey Stoner. Anzi, era: ha fatto come Papa Ratzinger, si è ritirato prima del tempo. A un'età inferiore a quella dei due “guru” che mi insegnarono a fare le curve, 30 anni fa...

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