Stop alle moto, parola allo psicologo

Lo stop imposto dal Coronavirus ha stravolto le vite di tutti. Senza poter andare in moto, abbiamo chiesto a un motociclista-psicologo di spiegarci come intervengono la reclusione forzata e il timore del contagio sulla psiche di chi, come noi, ha una passione “libera e pericolosa”

1/5 Honda NC750S, BMW r nineT Racer, Kawasaki H2, Ducati Diavel e Yamaha SCR950

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Enduro, naked, cruiser, adventure, motoalpinismo, tourer. Pensate a quanto sono diverse fra loro queste moto e i motociclisti che le usano. Ci troverete muccone da tre quintali e piccole libellule, motori selvaggi e altri mansueti. Le guideranno hippie alla Easy Rider o manager abituati al doppio petto o ruspanti fuoristradisti. Ma se ci fermiamo un istante a pensare, troveremo un innegabile tratto comune: quasi in ogni sua declinazione, la moto è libertà. Non importa che sia vissuta on the road o nella natura incontaminata. C’è come un’urgenza di fuga, di evasione, che ci spinge a salire in sella. Qualcosa che è stato raccontato in cinematografia in modo straordinario. E oggi che siamo reclusi? Siamo forse più in sofferenza di altri? Per capirlo, occorre riavvolgere il nastro.

Chi è il motociclista? Ovvio, siamo tutti un po’ diversi perché abbiamo a che fare con l’oggetto-moto, inteso come qualcosa a cui è diretto il nostro investimento libidico, in un modo unico e particolare. Ci sono però alcuni tratti comuni a tutti. Come anticipato, la voglia di fuga è uno di questi, specie in un periodo di stop, ma c’è anche una certa preoccupazione dovuta al virus. Eppure, il motociclista è più abituato di altri ad avere a che fare con la paura. Analizzando la situazione ci accorgiamo però come ci sia differenza nell’esporsi a un pericolo che percepiamo essere sotto il nostro controllo, rispetto a un’emergenza davanti alla quale siamo disarmati. In sella ho la percezione di essere io a gestire quello che faccio e posso abbassare il tiro all’arrivo di un campanello di allarme. Al contrario del panico momentaneo, la pandemia costringe a una tensione più duratura e che va elaborata per non sviluppare uno stato di ansia (intesa come uno stato di intensa preoccupazione dovuto a uno stimolo specifico). Così ci troviamo confinati in quarantena, ma ciò pesta i piedi a un tratto importante nella psicologia del motociclista: la tendenza a cercare situazioni ricche di carico emotivo. Penso al traveller, appagato e felice nel percorrere migliaia di km per il puro piacere di stare in sella, ma anche a chi scarica i nervi tra le curve o a chi si spinge in pista nella ricerca di adrenalina. Tutti avvertiamo un senso di piacere con le nostre moto, anche chi passa le ore in garage a creare pezzi al tornio. Ad amplificare le emozioni positive che proviamo c’è il rapporto con un oggetto, la moto, tutt'altro che inanimato. Starle lontano può essere quindi più “doloroso” che rinunciare ad altre passioni, meno cariche di significati simbolici. Per questo la “reclusione” è per il centauro una tortura ben più faticosa che per altri. Un’imposizione come la quarantena non fa altro che aumentare la tenacia con cui desideriamo tornare in sella. Anzi, più ci viene impedita la soddisfazione di un desiderio, più quest’ultimo diviene un’ossessione. In cambio di un po’ di “sofferenza” da rinuncia, c’è però qualcosa che viene in nostro soccorso in momenti come questo. Il motociclista, abituato più di altri a fare i conti con l’imprevisto, ha dalla sua parte la capacità di trovare soluzioni concrete ai problemi. In psicologia questa caratteristica viene definita “capacità di coping” e ci permette di far fronte alle difficoltà della vita.

Infine, lo psicologo si tiene sempre bene alla larga dall’offrire prescrizioni; tuttavia, data la particolare situazione in cui ci troviamo, un consiglio da “amico motociclista” voglio darvelo. Ragionare troppo non serve: tentennamenti, paure e fobie sono in una certa quota normali quando siamo in situazioni di emergenza. Via libera invece ai sogni, alla pianificazione della gita perfetta, alla preparazione della moto. Non importa quando e come potremo mettere in pratica l’itinerario studiato nel dettaglio, poiché essere propositivi rappresenta un fattore protettivo per la nostra mente. Il continuo reperimento di notizie sul virus è sicuramente importante per avere consapevolezza della situazione, ma un eccessivo coinvolgimento nel reperire informazioni può inaridire la nostra mente, esponendola all'ansia. Al momento della tanto bramata ripartenza è quasi certo che il Covid-19 sarà ancora tra noi. Dal punto di vista psicologico questo comporterà un ragionamento sulle modalità di prevenzione. Fortunatamente, la gioia provata al primo canto del motore saprà spronarci al via e coprire l’eco delle preoccupazioni.

Nicolas Patrini, autore di questo articolo, è motociclista e psicologo clinico iscritto all'Albo della Lombardia. Ha studiato presso l'Università Cattolica di Milano e nell'ateneo lombardo si è abilitato alla professione dopo la laurea. Ha proseguito gli studi presso l'Università Vita-Salute San Raffaele specializzandosi in psicopatologia forense e criminologia. Ha lavorato e collaborato con numerose associazioni di settore e ospedali lombardi.

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