di Nicolò Codognola - 21 settembre 2019

Le dimensioni contano: Benelli TNT 125 vs FK Motors Mini Scrambler

Motori 125 poco assetati, ruote da 12", design aggressivi e agilità al top: queste moto in formato mini sono uno spasso in città, ma non brillano per comfort (Benelli) e precisione di guida (FK Motors). Abbordabilissimi i prezzi

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Non tornavo a Minitalia da almeno trent'anni. A quell'epoca non andavo ancora in moto, ma sognavo il Malaguti Grizzly, un 50ino da cross che ha insegnato ad un'intera generazione a stare su due ruote e a dare gas. Con quanta insistenza il Nicolò dodicenne ha tartassato i propri genitori nella speranza di farsi regalare quella ronzante motoretta! Ma non c'è stato nulla da fare. Il Malaguti con ruote da 12" è rimasto un sogno, che con gli anni si è dissolto fin quasi a scomparire nel limbo dei ricordi. Oggi rieccomi qui, tra i monumenti più iconici del Bel Paese in miniatura, in sella a due mini-moto con ruote da 12". Non c'entrano nulla con la Grizzly (che era una 2T da cross non omologata, mentre queste sono 125 4T di serie), ma la memoria di quel desiderio insoddisfatto di fanciullo ritorna a galla. E per una giornata torno adolescente. Sì, perché queste moto - la Benelli Tornado Naked T 125 e la FK Motors Mini Scrambler - invitano alla spensieratezza, alla guida allegra e senza problemi.

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Partiamo col dire che il mercato delle 125 con ruote piccole è una nicchia: insieme a queste due novità, solo Honda si presenta in forze, con la moderna MSX125 (prova, prima del recente face-lift, su Motociclismo 10/2013) e con la simpatica Monkey (Motociclismo 10/2018, omologata solo per uno), ma entrambe non sono proprio economicissime: 3.750 euro la prima, addirittura 4.340 euro la seconda. Certo il livello di finiture è più elevato, ma se parliamo di prestazioni e praticità d'uso, oltre che di divertimento alla guida, Benelli e FK Motors non sono certo da meno, pur constando "solo" 2.240 euro la TNT e 2.940 euro la Mini Scrambler. Entrambe sono prodotte in Cina e sono mosse da motori monocilindrici raffreddati ad aria con cambio a 5 marce. La Benelli è tra le top-seller nel segmento 125 (ha chiuso il 2018 in 5a posizione, con 486 esemplari immatricolati); ha un design aggressivo, da naked "grande" che si ispira senza mezzi termini alla TnT 1130 (ve la ricordate?), con quel muso da insetto dove gli occhi sono fari polielissoidali, senza contare il telaio a traliccio vivacemente verniciato di rosso e il codino sfuggente con terminali di scarico laterali che fanno tanto "maxi". La FK Motors invece è una new entry e si affida ad un look fatto di contrasti: luci full-LED, sistema key-less e linee tese la riconducono a stilemi attuali, ma la sella color cuoio naturale con impunture a rombi richiama senza mezzi termini la moda heritage tanto in voga ora e giustifica - insieme all'intaglio profondo delle gomme e al manubrio rialzato - il nome Mini Scrambler.

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Regine degli ingorghi

Non c'è da stupirsi che queste moto (quasi) in miniatura siano apprezzate da una buona fetta di pubblico: ad un prezzo abbordabilissimo, non fanno mancare una guida divertente, agilità nel traffico e un'indole che ispira simpatia sin dal primo sguardo. La sella di entrambe è a due palmi da terra (790 mm la Benelli, addirittura 733 la FK Motors), ma contrariamente a quanto si possa pensare, queste due 125 offrono una posizione di guida ragionevole anche per gli spilungoni. Con la TNT la schiena è dritta, le pedane ben distanziate e il manubrio sotto il naso. Il piano di seduta ha un'imbottitura che sulle prime appare dura, ma poi si fa apprezzare per sostegno; tra le gambe si stringe appena il sottile serbatoio e la sensazione è quella di essere un po' "appollaiati" sulla moto. Certo non la si può definire confortevole. Più abitabile la Mini Scrambler, che accoglie perfettamente le gambe negli incavi del serbatoio. La sella non è molto imbottita e al passeggero è dedicato poco spazio, ma per il pilota è sufficientemente ampia e comoda. Le braccia sono appena più distese e le pedane non costringono le ginocchia ad angoli estremi. Certo, con queste ottavo di litro, in mezzo al traffico ci si sente come dei Puffi in un mondo di giganti, con le spalle quasi ad altezza specchietti delle auto, ma non c'è ingorgo in grado di fermarle. Con quelle ruotine e interassi da bicicletta, sono un inno all'agilità e alla maneggevolezza. Le gomme - sia quelle più stradali della Benelli, sia quelle di disegno più offroad della FK Motors - hanno un buon grip su tutte le superfici (anche il pavé bagnato) e restituiscono una buona dose di sicurezza. Inoltre, così paffute, aiutano le sospensioni a filtrare le piccole sconnessioni tipiche dell'asfalto urbano. In questo ambito la Mini Scrambler si rivela un po' più confortevole, con forcella e monoammortizzatori tarati soffici, in grado di digerire meglio buche e dossi.

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Il rovescio della medaglia è un minor rigore quando si aumenta il ritmo nei tratti veloci e fuori città: qui la Tornado Naked T si prende la rivincita, sfoderando una maggiore precisione e un avantreno più preciso e comunicativo. La Benellina ha anche maggiore luce a terra; non di rado, in piega o sui dossi, o scendendo da un marciapiede, ci è capitato di "toccare" cavalletto e collettore, con la FK. Che non siano giochi per bambini, ce lo raccontano appena girata la chiave (o il blocchetto keyless sulla Mini Scrambler) le gratificanti strumentazioni digitali. Quella della FK è più ricca (ha anche l'indicatore di marcia inserita), quella della Benelli più chiaramente leggibile; entrambe però sono poco precise, con tachimetro e contakm particolarmente generosi (gli scarti variano dal 10% al 12%). Ma se è divertente cercare la velocità massima su lunghi rettilinei (per raggiungerla bisogna avere un bel "lancio"), il carattere brioso dei piccoli motori si gode appieno sempre in città. Con una decina di CV a disposizione c'è poco da andare forte, ma abbastanza per scattare ai semafori senza farsi travolgere dal traffico. La TNT paga qualche cosa in termini di potenza pura e una decina di kg in più alla bilancia (niente che spaventi in manovra, comunque), che si traducono in un pugno di decimetri di svantaggio nelle partenze da fermo, ma si fa preferire per modulabilità della frizione e precisione negli innesti del cambio, sempre morbidi. Il sound non è coinvolgente: ovattato e ridotto al minimo quello della Benelli; più grintoso, ma accompagnato da una certa rumorosità meccanica quello della FK Motors. In entrambi i casi, i motori sono estremamente parsimoniosi: senza tirargli il collo, i monocilindrici cinesi arrivano a percorrere anche 40 km con un litro. Con serbatoi di 7,4 (Benelli) e 8 litri (FK Motors), vuol dire coprire il tragitto casa-lavoro (o casa-scuola) per una settimana senza passare dal benzinaio.

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Si fanno perdonare (quasi) tutto

Un discorso particolare meritano i freni: la FK Motors in prova è un esemplare di preserie, non ancora completo di CBS. Ci riserviamo di approfondire la prova con un modello definitivo, ma la potenza dell'impianto non ci ha convinto, sulla Mini Scrambler: manca un po’ di mordente, per cui bisogna agire con forza sui comandi se si vuole rallentare con decisione. Il dispositivo di ripartizione della frenata (che, ricordiamo, è obbligatorio sulle 125 in alternativa all'ABS) è presente invece sulla Benelli: la corsa della leva e del pedale sono abbastanza lunghe, ma la modulabilità è ottima. Non propriamente contenuti tuttavia gli spazi d'arresto. Che cosa farsene di una caricatura di moto che raggiunge appena i 100 km/h? È l'obiezione più ovvia che ci viene mossa dagli altri motociclisti. La nostra risposta è un invito a provarle: basta un breve giro per innamorarsene. Non sono veloci come moto "vere", né pratiche come scooter; ma strappano sempre un sorriso per l'estetica sbarazzina, l'indole giocosa e il divertimento che trasmettono alla guida. Anche solo con - anzi, proprio per merito di - una manciata di CV e misure mignon.

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